Indagini sulla morte di Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo , simbolo della lotta alla 'ndrangheta calabrese , diventata collaboratrice di giustizia e uccisa su mandato dell'ex marito. Denise si è gettata da una finestra di un palazzo ad Ariccia, vicino a Roma, dove abitava assieme al compagno e al loro bambino di quasi quattro anni. Aveva 35 anni, stessa età in cui fu assassinata come la madre.  I magistrati , guidati dal procuratore capo Carlo Villani, hanno già sentito alcune persone e oggi in Procura (Velletri) sarà ascoltato il compagno . Si pensa che possa dire qualcosa sugli ultimi giorni di Denise, uscita dal programma di protezione nel 2018 e impiegata in un ministero nella Capitale. E' stata anche conferita una consulenza a esperti informatici affinché aprano il cellulare di Denise. Ma ci vorranno giorni per il risultato. Entrambe, madre e figlia, si ribellarono alla mafia calabrese. Prima Lea, raccontando le faide interne tra la sua famiglia e quella del suo ex marito, Carlo Cosco. Poi Denise, testimone al processo che vedeva imputato il padre. «Io sono un’orgogliosa testimone di giustizia - disse in quell'aula di tribunale Denise - perché non è facile costituirsi parte civile contro il proprio padre, ma è una scelta di libertà interiore per ripartire con la vita ». Una vita segnata da una sofferenza insuperabile , racconta chi la conosceva bene, nata dal suo passato. Con una nota interviene la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati : «Denise aveva la stessa età della madre Lea Garofalo quando venne uccisa. Era una donna coraggiosa, lo era stata da ragazzina quando era rimasta al fianco della madre che aveva avuto la forza di denunciare la propria famiglia. Lo era stata dopo il suo omicidio, avvenuto nel 2009 a Milano, testimoniando contro il padre. Lo era stata in questi anni da testimone di giustizia. La sua scomparsa è una sconfitta per l’intera società, e può farci riflettere sull’impegno che va messo ogni giorno dalle istituzioni nella lotta alle mafie e a sostegno di chi ha la forza di denunciare».