Armani accelera sulla ricerca di nuovi azionisti mentre inizia a prendere forma lo schema del riassetto. L’obiettivo, a quanto filtra, sarebbe arrivare a definire la nuova compagine sociale entro marzo 2027, la scadenza di 18 mesi fissata dal fondatore della Giorgio Armani nel suo testamento. Gli incontri con i potenziali investitori partiranno a breve. Secondo indiscrezioni, in pole per rilevare il 15% della Giorgio Armani ci sarebbero Essilorluxottica e L’Oréal, due dei tre candidati citati nelle ultime volontà dallo stilista scomparso il 4 settembre del 2025. In virtù di un rapporto di lunga data fra Leonardo Del Vecchio e Armani, Essilorluxottica sarebbe disponibile a rilevare una partecipazione tra il 5 e il 7%. L’investimento avverrebbe nell’ottica di un supporto alla famiglia e alla Fondazione. Alle quali la multinazionale guidata da Francesco Milleri sarebbe poi pronta a rimettere a disposizione le azioni nel caso di una futura quotazione o cessione della maggioranza. La quota consentirebbe peraltro di consolidare lo storico rapporto di licenza per la produzione di occhiali a marchio Giorgio Armani. Nel 2022 l’accordo era stato rinnovato fino al 2037 e per EssilorLuxottica vale circa 500 milioni di euro di ricavi l’anno. Le stesse motivazioni starebbero spingendo il colosso francese L’Oréal a proporsi con convinzione alla famiglia Armani con cui il sodalizio dura dal 1988, ossia da 38 anni. La licenza su beauty e profumi è stata prolungata fino al 2050 e contribuisce per circa 1,3 miliardi di fatturato netto ai conti di L’Oréal, somma che raddoppia tenendo conto dei prezzi al pubblico. Una cifra importante che giustifica l’attenzione di L’Oréal che potrebbe affiancarsi a Essilorluxottica e coprire la parte restante del 15%. Ma anche valutare le opportunità più ampie che dovessero presentarsi. Più defilata in questa fase appare la posizione di Lvmh, terzo nome indicato da Giorgio Armani tra i «player di standing» che potrebbero investire in minoranza nella maison. Giorgio Armani e il patron Bernard Arnault si sono conosciuti negli anni Novanta. Hanno avuto frequenti contatti d’affari e hanno discusso più volte del futuro del gruppo. Ma Armani ha sempre voluto gelosamente mantenere l’indipendenza. Lvmh è d’altronde abituata a investire in marchi con la prospettiva di assumerne il controllo o, quantomeno, di avere un diritto di prelazione su un’eventuale cessione della maggioranza , come nel caso dell’investimento di minoranza in Moncler. I primi incontri con i candidati serviranno anche a definire una valutazione per il gruppo Armani, un aspetto cruciale, specialmente in un periodo non facile per il lusso. Molto dipenderà anche dalle prospettive di sviluppo contenute nel piano industriale che guarda al 2050, in un’ottica cioè di lungo termine. La strategia dovrebbe contemplare un’espansione nel mercato ad alti margini degli accessori, a cominciare da borse e calzature. Un altro dei pilastri dovrebbe essere la conservazione del sistema di alleanze che riguarda, per esempio, il settore dell’ospitalità. Fra queste figura la joint-venture con Mohamed Alabbar per aprire hotel e resort di lusso: l’imprenditore emiratino sarebbe pronto a investire 100 milioni di dollari solo nella ristrutturazione dell’Armani Hotel di Dubai. Lo scopo è sviluppare il marchio verso l’esperienza del lusso nei settori dell’arredo, dei centri benessere e dei ristoranti che stanno trainando il mercato globale delle griffe in una fase complessa per la moda. In questo contesto, il fatturato diretto di Armani è stato di 2,2 miliardi di euro nel 2025. Aggiungendo quello dei licenziatari, il giro d’affari del gruppo arriva a 4 miliardi, mentre il valore di capi venduti al pubblico supera i 6 miliardi. In cassa, inoltre, Armani avrebbe circa 500 milioni, una cifra sulla quale il fondatore ha sempre contato per mantenere la sua indipendenza. L’azienda ha infine un patrimonio netto che vale il 50% delle attività totali. Attualmente, il capitale di Armani è controllato al 100% dalla Fondazione Armani che, nell’operazione, è assistita da Rothschild & co. Agli eredi spetta invece l’usufrutto sul 90% delle azioni così ripartito: il 30% a Pantaleo Dell’Orco, presidente della Fondazione, mentre il 15% ciascuno ai parenti dello stilista Silvana, Roberta e Rosanna Armani e Andrea Camerana.