Un uomo con la testa da cavallo. La copertina del nuovo album di Biagio Antonacci, «Mustang» (fuori il 25 settembre) vuole essere un racconto. «Il mustang è il cavallo dei nativi americani. Così iconico da diventare anche il nome di una macchina e quello di una chitarra elettrica. L’immagine che ho scelto vuole rappresentare il fatto che nella vita ho accettato le regole con il corpo, ma la mia mente viaggia libera . Da giovane non appartenevo a nessuno, saltavo gli ostacoli di corsa. L’andare altrove era una condizione dell’anima», racconta il cantautore. L’altrove non lo ha raggiunto. « Sogno sempre di ripartire da zero , ma nella realtà non l’ho mai potuto fare per i doveri verso figli e famiglia. Ho sempre sognato di vivere la vita di un uomo che atterra in un posto di cui non sa nulla e che impara a conoscere fino a trovare una stabilità. Ma non una vita normale». Non lo ha raggiunto ma lo ha pensato. «Se non avessi fatto il cantautore avrei fatto un lavoro manuale. Il geometra? L’ho fatto ma non mi sporcavo fino in fondo. Vorrei vedere nascere e crescere qualcosa fatto da me». Bisogna «Vivere con un’idea», come da titolo di uno dei nuovi brani: «Io l’ho sempre avuta chiara. Se parti con quella, hai fatto il 50 per cento della vita. Io ho rincorso Biagio senza forse mai raggiungerlo veramente, ma la mia idea era che qualcuno si interessasse di me». Biagio parla in una pausa del tour. È a Pompei per le ultime dieci serate (chiude il 4 ottobre), dopo averne fatte altrettante al teatro greco di Tindari, all’anfiteatro romano di Lucera e al Vittoriale di Gardone. Luoghi insoliti per la musica dal vivo, carichi di arte e storia. « Ho dato spazio alla provincia . Stando 10 giorni nello stesso posto, con la mia famiglia, ho conosciuto la gente del posto, ho avuto incontri che mi hanno arricchito». Quello che più lo ha colpito è stato quello con un 90enne di Lucera. «Raccoglie foto, lettere d’amore e altri ricordi che le persone gli portano e che altrimenti andrebbero perse. Mi affascina l’idea che qualcuno cerchi ricordi unici e non una contemporaneità che ormai è riproducibile all’infinito». In un momento in cui tutti puntano a spazi grandi riducendo le date, ha fatto l’opposto. « Oggi c’è un accanimento sui numeri , ma anche quando ero io all’inizio della carriera erano importanti. Non voglio andare in controtendenza rispetto a nessuno, ma fare quello che mi piace, come sentire il respiro del pubblico. E penso che anche per chi partecipa la qualità di un concerto visto a pochi metri dall’artista sia più alta».  In «Mustang», che era stato anticipato in primavera da  «You&Me» , prevalgono i suoni acustici, come nel tour unplugged, e i temi dei testi indagano il mondo dei sentimenti. «Spritualè» («l’accento mi è venuto per questioni metriche») con Sayf raccont la forza della musica: «Il Papa prega ma non cambia il mondo/ sarà la musica». «La fede non riesce a fare gli stessi miracoli della musica — dice il cantautore —. Nonostante le preghiere viviamo in un mondo che si sfalda, il dramma non ci stupisce più perché ormai i social ce lo hanno portato dentro casa. La musica forse non può cambiare il mondo ma aiuta a stare bene». Gli artisti però sembra sempre meno interessati al mondo. Vedi il dibattito che si è aperto dopo la cacciata di Macklemore dai concerti di Ed Sheeran per le posizioni proPal. «Gli artisti non devono essere silenziati, devono essere liberi di dire ciò che pensano. Ma ricordiamoci che dietro ad un artista c’è un essere umano e l’essere umano non può girare la testa davanti a certi crimini».  Stefano De Martino vorrebbe i big in gara a Sanremo : «Ci sono stato una volta sola. Solo la canzone giusta, che al momento non ho, mi potrebbe far passare la preoccupazione della gara e del giudizio».