Vent’anni fa la notte che ha cambiato la storia del basket italiano: la chiamata al numero 1 del Draft Nba 2006 da parte dei Toronto Raptors rese Andrea Bargnani il primo europeo selezionato per primo assoluto senza passare dal college Usa. A vent’anni da quello storico traguardo e con un bagaglio umano e professionale unico, il «Mago», ambassador di Lega Basket, analizza lo sport di oggi con lucidità istituzionale . Tra le stelle attese al Festival dello Sport (palazzo della Provincia, sabato, ore 18), dove torna dopo anni di inviti corsi sul filo dei ricordi, Bargnani si racconta a 360 gradi: dai valori dello spogliatoio alla sfida dello sport-business, passando per la Serie A e il nodo, tutto italiano, degli impianti. Andrea, partiamo dal valore educativo dello sport. Che cosa ha rappresentato la pallacanestro nella sua crescita? «In una grande città come Roma, fare sport all’aria aperta o in palestra mi ha sempre dato una scusa per non fare cose brutte che ti portano fuori strada. Inoltre lo spogliatoio è un ambiente sano e un vero livellatore sociale: incontri gente di qualsiasi estrazione e background. Per quanto riguarda il valore educativo dello sport, io sono un genitore che obbligherà i figli a fare sport, indipendentemente dalla disciplina, perché è importante nella crescita di ogni ragazzo e ragazza». Vent’anni fa la chiamata da numero 1 in Nba. Che ricordo ha di quel momento e quanto ha inciso sulla sua vita? «La mia vita e il basket non si possono dividere, sono un tutt’uno. Le esperienze che mi ha fatto vivere il basket rappresentano la mia vita e mi hanno fatto crescere. Avere un percorso così movimentato, anche geograficamente, ti arricchisce enormemente in termini di apertura mentale e maturità». Si parla molto del progetto Nba Europe. Che ne pensa? «Siamo all’inizio di una fase di assestamento. Diversi actor si stanno muovendo per entrare nel progetto. L’Nba sta parlando con Euroleague e Fiba: è fondamentale trovare un accordo affinché non ci siano campionati fotocopia, ma un unico vertice europeo, altrimenti c’è una dispersione di energie enorme. Il fatto che arrivino nuovi capitali è positivo per il movimento e per la Lba, perché servono investimenti su infrastrutture e sviluppo». Come vede l’ingresso di grandi fondi e capitali nel basket? «È un settore in continua crescita dove fondi e privati muovono milioni se non miliardi ed è sicuramente un settore caldo. Ha però bisogno di uno sviluppo strutturale: così nel medio-lungo non può durare. In Europa molti club generano enormi perdite rispetto alle franchigie nordamericane. Serve un’impostazione diversa se vuole diventare davvero uno sport-business e non restare solo atto sportivo». Che sensazioni ha per il campionato di A che inizia? «Ho grandi aspettative e spero sia un bel campionato, ma a settembre non mi sbilancio a dire se sarà il più bello degli ultimi 40 anni. Bisogna dare tempo ai nuovi arrivati di lavorare: una squadra o una proprietà non si valuta in dieci giorni, le somme si tirano a volte anche dopo varie stagioni». Sarà protagonista al Festival dello Sport di Trento: l’Aquila è un club simbolo del nostro basket... «Sono felice di partecipare al Festival, mi invitavano da otto anni e finalmente ci sono i presupposti per la mia presenza. Per quanto riguarda l’Aquila Trento lavora benissimo sia a livello sportivo sia come struttura ed economia, con bilanci sostenibili. È un club che stimiamo molto come Lba». Spostiamoci in Veneto: Venezia riparte dalla finale scudetto e il nuovo palasport in arrivo. L’impiantistica resta il vero nodo italiano? «L’infrastruttura è un problema immenso in Italia, non solo nel basket: siamo indietro anche rispetto alla Spagna, andiamo troppo lenti. Serve più dialogo tra imprenditori e istituzioni. Progetti come quello di Venezia sono fondamentali: non c’è un movimento fluido senza impianti adeguati. La Reyer ha una programmazione solida nel lungo periodo anche a livello di squadra, ha fatto molto bene nelle ultime stagioni e sarà protagonista anche in questa». Ultima: un punto su Treviso e Verona, piazze storiche... «Treviso usa lo strumento del Consorzio per gestire la società che è molto valido e la allena un mio grande amico come Marcelo Nicola. Oltre a rappresentare una tappa fondamentale della mia vita non certo secondaria e per cui la ricordo sempre volentieri. Verona ha una storia gloriosa e potenzialità illimitate per tessuto economico e passione: siamo felici che sia in Lba».