Ex frate francescano , due lauree (in teologia e psicologia), assessore comunale, segretario della Lega in Alto Adige, imprenditore. Paolo Zenorini , bolzanino classe 1976, è questo e altro. L'ultimo bivio della vita lo ha messo di fronte alla malattia: alle porte c'è un ciclo di cure di un mese in ospedale, con la conseguente necessità di fare un passo indietro dagli impegni politici . Da qui la scelta di lasciare il posto da assessore a Laives «per motivi personali» (gli subentrerà l'ex vicepresidente della Provincia Giuliano Vettorato ), e la consapevolezza che in questa fase è cambiata la scala delle priorità. Segretario Zenorini, le dimissioni sono arrivate quasi dal nulla. Che cosa c'è dietro?   «In autunno dovrò affrontare delle cure, un ciclo di terapie di un mese in ospedale, che mi porteranno a non poter lavorare per un mesetto abbondante. Siccome in politica è necessario essere presenti per poter dare risposte ai cittadini ho deciso di dimettermi da assessore. Nell'ultimo anno abbiamo provato lo stesso ad andare avanti, ma era una fase più leggera. Ho tenuto la cosa sotto traccia, lo sapevano solo il sindaco e pochi altri. Ora diventerà tutto un po’ più impegnativo e servirà qualcuno che possa metterci tutta l’energia possibile. Chi mi sostituirà poi è un amico, Giuliano Vettorato, oltre che una persona d’esperienza». Lei è anche segretario provinciale della Lega, e siamo praticamente alla vigilia della campagna elettorale per le elezioni politiche. «Come segretario resto in carica fino al prossimo anno, quando scadrà il mio mandato, poi vedremo al congresso. Ho ricevuto tanto affetto, e tutti mi hanno chiesto di restare. Quando ho mandato a Matteo Salvini la comunicazione delle dimissioni da assessore mi ha risposto “forza amico mio”. L'ho apprezzato, non era dovuto. Conto di riprendere il ruolo da segretario e portare avanti gli incontri di coalizione anche in vista della campagna elettorale, mentre non riuscirei a fare l’assessore ed essere tutti i giorni in prima linea. Allo stesso modo non riuscirò ad essere a Pontida, sarebbe troppo stancante. Seguirò da lontano la delegazione altoatesina». Dover convivere con la malattia ha cambiato la sua visione della politica e le sue priorità? «Io sono un imprenditore e non ho bisogno della politica per mantenere la mia famiglia. Per me è sempre stato un segno di libertà sapere di essere indipendente da un incarico. Chiaramente la malattia lo rende ancora più evidente, oltre a ridefinire la gerarchia delle cose da fare: capisci che alcune volte ci complichiamo la vita inutilmente o facciamo chissà quali ragionamenti evitando le cose più semplici». La sua storia personale è particolare: frate francescano ad Assisi a 19 anni, poi l'addio al saio a 28 anni, una famiglia (una compagna e due figli) e l'ingresso in politica. C'è un collegamento tra tutti questi punti? «No, la fine di quel percorso non è avvenuta contemporaneamente alla scelta di impegnarmi in politica.  Semplicemente volevo toccare qualcosa a casa mia, avere un impatto per il mio territorio, cercare di fare qualcosa di valore per la mia terra. L'addio ai francescani è stata una scelta legata a un percorso: a un certo punto ho compreso che la mia strada mi portava da un'altra parte». Una crisi di fede? «Non è stata una questione di fede, ero e resto un cattolico praticante. Semplicemente ho compreso che il servizio all'uomo si può fare in tanti modi, e in quel momento mi sentivo maggiormente libero a farlo in modo diverso. Da lì nasce anche un po' il mio modo di interpretare la politica: l'impegno che tu metti per il tuo territorio e per le persone che lo abitano non deve avere necessariamente un tornaconto economico. Soprattutto in Alto Adige, chi fa politica per mestiere sono veramente pochi, e questo vale per tutti i partiti. Se penso ai consiglieri comunali, se non lo fai per passione sei un martire». E la scelta della Lega come è arrivata? «L'ho scelta per una serie di motivi. Credo nel sistema federalista, nel dare responsabilità ai territori: guardo all'Alto Adige e penso che se in Italia dessimo ai territori la possibilità di essere più protagonisti riusciremo a risolvere tante cose. E poi la vicinanza alla piccola e media imprenditoria. In questo il nostro partito è diverso da chi vuole tutelare le grandi aziende e il capitalismo». Ora però il partito sta soffrendo anche in Alto Adige la scalata di Vannacci, che da voi ha pescato tra gli altri l'ex assessore provinciale Massimo Bessone. C'è dialogo o siete inconciliabili? «In questo momento Futuro Nazionale non ha una voce univoca in provincia di Bolzano. Ha vari circoli e ogni circolo si muove un po' per conto suo, quindi è anche complicato capire in che direzione vanno. Chiaro che tra i partiti della coalizione noi siamo quelli che stanno facendo più fatica. Vannacci è in Europa con i voti della Lega, altre persone sono cresciute politicamente nella Lega e se ne sono andate: non possiamo far finta di nulla e darci una pacca sulla spalla. E poi certe posizioni che sento mi creano molti problemi: penso alla disabilità e alla proposta delle classi separate, inaccettabile. La Lega ha preteso un ministero alla disabilità, con Alessandra Locatelli. L'Alto Adige poi è una terra particolare, e i nostri militanti sono sia di madrelingua italiana che tedesca e ladina: un'identità che vogliamo difendere e incompatibile con certi discorsi di Vannacci». Ci sono anche temi su cui la Lega e la Chiesa di cui lei faceva parte sembrano in disaccordo. Come ad esempio l'accoglienza. «Non ci sono incongruenze. Sfido chiunque a dire che abbiamo lasciato i senza fissa dimora morire di freddo durante l'inverno. D'altra parte, io continuo a pensare che illudere una persona, dirle che in Italia è tutto a posto, farle attraversare un deserto o un mare e poi lasciarla per strada senza documenti non è accoglienza. In questo senso io non vedo una discrepanza nel chiedere un flussi regolari e non clandestini, a patto che ci sia dove collocarli: perché è vero l'Italia ha bisogno di forza lavoro, ma che sia di qualità. Io non lo voglio uno che viene qui a raccogliere i pomodori a tre euro l'ora, che sia italiano o straniero. Può sembrare un discorso che stride col francescanesimo se si pensa che Francesco sia solo animali e fiorellini. Ma in realtà anche lui aveva delle posizioni molto chiare: accoglienza sì ma nella correttezza, non avanti tutti e poi vedremo cosa farne». Lo stesso dubbio viene pensando alle discriminazioni o ai diritti. «C'è un dialogo aperto. Se guardo la Chiesa cattolica vedo che non è un monolite. Io ho studiato teologia dogmatica, potrei anche tirarmela ma non ho mai discriminato nessuno. Però chi fa politica deve farsi una domanda: che società voglio costruire per il futuro nostro e dei nostri figli? Prendiamo come esempio il caso del lido di Salorno : riservare un'ora appositamente alle donne per andare in piscina è una negazione della libertà per me quella non è inclusione. In tutte le piscine dell'Alto Adige si può fare il bagno con il burkini a qualsiasi ora. Perché queste donne non possono andare in qualsiasi giorno della settimana? È davvero una lotta di civiltà metterle in un recinto? Vorrei essere libero di affermarlo senza diventare razzista». L'attualità ci impone di parlare di fine vita: in Veneto la Lega ha spinto (e ottenuto) una legge regionale, in Alto Adige l'assessore Hubert Messner è stato costretto alla marcia indietro . Un'occasione persa o era giusto così? «Io credo che sia arrivato il tempo che questo argomento si affronti. Mettere la testa sotto la sabbia non ha senso. La legge veneta non fa altro che dare una schermatura giuridica a qualcosa che nei fatti già avviene: se una persona che da vent'anni rantola nel letto chiede che gli vengano staccati i macchinari, io credo che dare uno strumento giuridico al medico sia un atto di carità. Su questo anche la dottrina della Chiesa cattolica lo dice: l'accanimento terapeutico non è carità. È un discorso che faccio anche per me: se fossi costretto a letto per anni vorrei poter decidere della mia vita. Per quanto riguarda l'Alto Adige, c'è solo stato un problema: che non c'è stato un percorso di dialogo con la società civile che ha permesso di assorbire la p