C'è un paradosso al centro dell'ultimo rapporto dell'intelligence militare danese sulla minaccia russa, già citato da Paolo Valentino sul Corriere . Quel dossier merita di essere conosciuto in tutti i suoi dettagli. Compreso il più scabroso e inquietante , perché smentisce un'idea consolatoria diffusa in Europa: che una Russia in difficoltà, dissanguata in Ucraina, con l'economia sull'orlo del baratro, sarebbe una Russia meno pericolosa . Il Forsvarets Efterretningstjeneste , il servizio segreto militare danese, sostiene l'esatto contrario. Proprio perché è sotto pressione come mai prima dall'inizio dell'invasione, Vladimir Putin potrebbe essere tentato da mosse disperate. Incluso un attacco militare limitato contro uno o più paesi della Nato. Il documento, tre pagine datate 24 settembre 2026, è breve ma denso. I suoi analisti usano una scala di probabilità esplicita, dal «molto improbabile» (sotto il 10 per cento) al «molto probabile» (oltre il 90). Il rapporto arriva dieci giorni dopo un incidente che a Copenaghen ha creato allarme, quando una fregata russa al largo di Gedser, nel Baltico, ha sparato razzi di segnalazione contro un elicottero militare danese. Per la loro vicinanza a mari e territori dove pullulano i militari russi, i danesi (come i loro vicini svedesi, norvegesi e finlandesi) hanno una tradizione di intelligence di tutto rispetto . L’ultimo dossier parte dalla guerra ibrida, che secondo Copenaghen è in piena escalation. L'esempio citato è il fallito attacco con droni contro l'aeroporto di Lipsia-Halle, che secondo le autorità tedesche Mosca aveva pianificato per mesi. Il servizio di sicurezza interna danese, il Pet, avverte che Mosca prepara sabotaggi contro aziende della difesa in Danimarca. E droni russi, in alcuni casi perfino missili, sono già caduti sul territorio di paesi Nato confinanti con l'Ucraina. Ciò che cambia, secondo l'analisi, è lo scopo. Finora gli attacchi ibridi puntavano soprattutto a seminare paura e a erodere il consenso delle opinioni pubbliche occidentali verso gli aiuti a Kiev. Ora Mosca cerca sempre più di impedire fisicamente che quegli aiuti arrivino: sabotaggi contro le industrie belliche, contro i convogli ferroviari che portano materiale militare verso l'Ucraina. I danesi prevedono attacchi più frequenti e più gravi: incursioni cibernetiche capaci di paralizzare funzioni vitali della società, sabotaggi con un alto rischio di vittime. Il cuore del ragionamento è strategico. La Russia, scrivono gli analisti, subisce perdite pesanti per guadagni territoriali marginali ; i raid ucraini a lungo raggio colpiscono sempre più in profondità; l'economia soffre sotto il peso combinato della spesa militare, delle sanzioni e dei colpi alle raffinerie e agli impianti energetici. Nei prossimi sei mesi nessuno sfondamento russo è in vista. Eppure è molto improbabile che Putin accetti compromessi sui suoi obiettivi di fondo. C'è poi l’elemento che ribalta la prospettiva abituale. Il Cremlino, secondo Copenaghen, è convinto che l'Europa stia costruendo gradualmente una capacità militare autonoma. Entro il 2030 questa diventerà una minaccia crescente per la Russia. Molti europei guardano al riarmo con scetticismo; a Mosca, a quanto pare, lo prendono sul serio. Ne deriva una logica da finestra di opportunità: i prossimi anni sono l’ultimo intervallo temporale in cui Putin può calcolare che vale la pena rischiare. Cioè attaccare e stravolgere l'ordine di sicurezza europeo , prima che quella finestra si chiuda. Da qui la conclusione: è probabile, fra il 60 e il 90 per cento nella stima danese, che Putin cerchi di cambiare la traiettoria attuale. La novità più inquietante è l'ipotesi di un attacco militare limitato contro uno o più paesi Nato confinanti con la Russia. Il rischio viene definito basso ma crescente, e potrebbe materializzarsi anche mentre la guerra in Ucraina continua, prima che Mosca abbia le forze per un conflitto regionale. Sarebbe una mossa disperata, e potrebbe avvenire già nei prossimi mesi. L'obiettivo: dirottare risorse europee dal sostegno a Kiev e spaccare la Nato, se non trova una risposta comune. Le forme ipotizzate sono concrete. Colpi isolati con armi a lungo raggio contro infrastrutture cruciali per il sostegno all'Ucraina, con la successiva scusa che i missili avrebbero deviato per colpa di disturbi elettronici ucraini. Oppure un'operazione sotto falsa bandiera , con droni di fabbricazione ucraina usati per colpire un paese della Nato. Oppure ancora l'invio di pochi reparti senza insegne nazionali, il copione degli «omini verdi» in Crimea nel 2014. In quest'ultimo caso, però, Mosca dovrebbe prima ammassare truppe regolari al confine per scoraggiare una reazione alleata, preparazione lunga e difficile da nascondere. Un'invasione vera e propria resta molto improbabile; richiederebbe almeno sei mesi di preparativi. Ma non può essere esclusa. Il passaggio decisivo riguarda il calcolo del Cremlino. La Russia attaccherà solo se è convinta di non scatenare una risposta militare collettiva della Nato. Ma, osservano i danesi, Mosca stessa non sa con certezza dove sia quella soglia. Il pericolo è dunque un errore di calcolo: Putin può convincersi che l'Alleanza non reagirà compatta, soprattutto se ritiene che gli Stati Uniti non possano o non vogliano difendere gli alleati europei. Il rapporto aggiorna quello del febbraio 2025, che aveva fatto discutere per le sue scadenze: sei mesi perché la Russia fosse in grado di combattere una guerra locale contro un paese confinante, due anni per minacciare credibilmente la Nato nel Baltico, cinque per una guerra su larga scala in Europa. Quelle stime restano valide, ma erano subordinate alla fine o al congelamento del conflitto ucraino. La novità nell’analisi più recente è che l'escalation non aspetta quella condizione. Il messaggio di fondo, per l'Europa, è scomodo. La debolezza russa non è necessariamente una buona notizia. I danesi avvertono: un Putin che sente il tempo scorrergli contro può diventare più imprevedibile. E la deterrenza non dipende solo da quanti soldati e missili possiedono i paesi Nato, ma da quanto il Cremlino crede che siano disposti a usarli insieme.