La gavetta è fatta di tante serate stralunate come la loro comicità: «Ci siamo esibiti in birrerie e pizzerie dove alla fine raccoglievamo le mance sui tavoli. Una sera a Milano invece siamo scesi dal palco mortificati per non essere riusciti a far ridere. Invece il proprietario del locale ci disse che eravamo stati bravissimi. “ Ma perché non ha riso nessuno? Beh erano tutti francesi ”». Ale e Franz da martedì conducono in prima serata su Canale 5 le quattro puntate di Zelig 30 , che festeggia i 30 anni di un programma che ha segnato la storia della tv. «La nostra storia è legata a quella di Zelig, nei camerini sono appese le foto che ci ritraggono agli inizi: è emozionante guardarsi indietro e vedere che abbiamo vissuto tutte le tappe di un palco storico.  Siamo partiti con una seconda serata su Italia 1, era tutto molto sperimentale , non avevamo idea di cosa sarebbe successo. Il clima era stupendo, di fermento creativo ed entusiasmo». In queste nuove puntate arriva anche il «Best Minute» , una sorta di gara tra i momenti più divertenti della storia di Zelig . Il vostro miglior minuto? «Una sera Gino ci disse di stare più corti perché aveva aggiunto comici non previsti. Siamo saliti sul palco, abbiamo avuto un vuoto di memoria, abbiamo iniziato a improvvisare e siamo andati avanti per 14 minuti . Alla fine Gino li ha mandati in onda tutti». In questi 30 anni in cosa è cambiata la comicità? «Soprattutto in due aspetti. Il primo è il linguaggio : bisogna essere più attenti ad alcuni argomenti, a certe sensibilità. Il secondo è la velocità : è tutto più breve, rapido, istantaneo, bisogna adattarsi». Ale e Franz si «imbucano» alla conduzione al posto di Claudio Bisio (sul set del secondo film da regista). Con loro Michelle Hunziker (che sostituisce Vanessa Incontrada , impegnata nel programma con Gigi D’Alessio). «Michelle ha la caratteristica che deve avere un comico: l’autoironia, è la prima a ridere di se stessa. Per la complicità sul palco è una dote fondamentale». Coppia dal 1992, chi tiene le chiavi della pazienza tra di voi? La risposta è fulminea: «Abbiamo diversi duplicati». Su cosa vi scontrate? «Il calcio». Franz è milanista, Ale interista. E nel lavoro, come si decide se un pezzo va o no? «Noi possiamo scrivere e discutere chiusi in una stanza tutto il tempo che vogliamo, ma lì manca il terzo elemento del duo: il pubblico . Quindi abbiamo poco da discutere: quello che non funziona siamo i primi a eliminarlo, se a uno dei due viene in mente una battuta e sul palco non rende, di sicuro non la ripropone una seconda volta». Nella loro traiettoria professionale anche due stagioni con la Gialappa a Mai dire Gol , ma senza riuscire a lasciare il segno . «Eravamo all’inizio della carriera e ci siamo trovati all’interno di una squadra fenomenale: erano una macchina che viaggiava a 300 all’ora, mentre noi stavamo ancora capendo come muoverci in questo mondo, quindi indubbiamente la nostra inesperienza è stata un freno. Eravamo molto giovani, peccato non essersi incontrati nel momento giusto ». Quando il successo è esploso, invece, è stato chiaro: « Siamo arrivati a fare uno spettacolo di cabaret davanti alla curva dello Stadio Olimpico : lì abbiamo avuto la percezione fisica che qualcosa stesse succedendo. Finché fai una trasmissione televisiva vai in onda ma sei chiuso lì. Quando incontri la gente e senti l’entusiasmo del pubblico, ti rendi conto che stavamo costruendo qualcosa di importante». Gioia e dolori di coppia: la gente scambia l’uno per l’altro, a volte crede che siano anche coppia nella vita . «Una sera è arrivata una ragazza in camerino e nonostante ci fossero le nostre mogli, ci disse: “Comunque io l’ho capito”. Abbiamo assecondato il gioco: “Caspita, complimenti, veramente una grande sensibilità”».