La nonna era stata violentata dal suo datore di lavoro , un agente marittimo di un certo rilievo, all’epoca. Venezia, anno 1936 , il regime fascista di Mussolini era all’apice e cavalcava la seconda campagna di conquista dell’Abissinia. Maria L. era una dattilografa e segretaria di Nicolò S. e restò incinta. Denunciò lo stupro. «Ma non era mai riuscita a risolvere il riconoscimento del diritto suo e del bambino», racconta l’avvocato Enrico Cornelio, che ha seguito la causa del figlio naturale e dei suoi eredi in un flipper di sentenze rimbalzate varie volte tra Corte d’Appello e Cassazione fino a quando l’altro giorno non è stato messo un punto fermo: i figli del figlio naturale dell’imprenditore hanno diritto all’ eredità . Diventano proprietari di tre appartamenti di una palazzina di Castello dopo un contenzioso complicato, lungo. E hanno anche diritto ad avere la quota di canoni di affitto dei terreni di proprietà del loro nonno naturale. Non è stato riconosciuto solo il diritto a incamerare parte dei proventi della vendita delle proprietà. La sentenza contempera spinte e richieste di diversi rami della famiglia. Rileva il fatto che sia arrivata 90 anni dopo la nascita di Angelo L., il figlio naturale nato nel 1936 dopo un’interazione che oggi forse sarebbe finita dritta in un fascicolo da codice rosso . Erano altri tempi, lo stupro non era neanche reato e Nicolò S. non riconobbe il figlio . Non si sposò mai, l’imprenditore. Non ebbe altra prole e lasciò per testamento tutti i suoi averi alla sorella . Che lasciò al nipote, e da lui ai pronipoti. Giovanni vendette i terreni in campagna e restarono gli appartamenti in una palazzina di Castello. Il figlio naturale Angelo fece causa e nel 2012 le analisi del Dna dimostrarono che Nicolò era suo padre. Morì però nel 2024 prima di vedere riconosciute le prerogative. Gli eredi di Giovanni argomentarono che se Angelo era stato lasciato fuori dal testamento, era indice di una precisa volontà del prozio. Senonché, in Italia il codice civile dice che non si può procedere come se si fosse in un telefilm americano nel quale si disereda o si dimentica un consanguineo. L’eredità nel nostro ordinamento consacra la consanguineità (e il matrimonio: in tal caso, mai avvenuto). La Cassazione ha stagliato con una sentenza questo principio. Assisti dallo studio Cornelio, gli eredi di Angelo hanno portato avanti la battaglia e l’altro giorno si sono visti dare ragione: spettano loro tre appartamenti in una palazzina di Castello che erano di proprietà del nonno naturale e le quote degli affitti dei terreni in terraferma. Gli altri eredi avevano obiettato che quei beni non erano più nella disponibilità perché mai reclamati e quindi soggetti all’istituto dell’usucapione (in parole povere: se quell’immobile non lo reclami per venti anni, diventa mio). Argomento respinto.