La parete è la stessa. Allora era grigiolina, per questa occasione speciale è stata ridipinta in un più modaiolo color ottanio. Gli U2 tornano nel cortile della Mount Temple Comprehensive School , periferia nord di Dublino, dove fecero il loro primo concerto. È il mito fondativo della band. Nel 1976 Larry Mullen Jr appese alla bacheca dell’istituto un annuncio: «Batterista cerca musicisti per formare una band». Passa qualche giorno e quel 25 settembre, nella cucina della casa dei genitori di Larry, si presentarono in sei: tre mollarono nel giro di poche settimane, un paio di cambiamenti nel nome, ed ecco gli U2: Bono, The Edge, Adam Clayton e Larry Mullen Jr. Cinquant’anni dopo sono la più grande rockband del pianeta. Nel cortile ci sono 900 studenti ad attendere i local heros. «Quest’isola è piena di canti, musica e furbizia e noi siamo orgogliosi di essere irlandesi», grida Bono. Il set si apre con «I Will Follow» e «Vertigo» . Uno degli studenti agita un cartellone: «Oggi è una giornata meravigliosa: non c’è scuola». Ed ecco «Beautiful Day». Salto nel passato: «Out of Control» , lato A del primo ep pubblicato nel 1979. «Voglio presentarvi la vostra vecchia band del liceo», annuncia introducendo i compagni, citando la classe e la sezione frequentate all’epoca. Bono ragiona su quei giorni. Viaggio nella memoria e discorso motivazionale per tutti questi teenager. Chissà chi fra loro potrebbe prendere in mano una chitarra... «Ricordate che la lezione più umile e più difficile che noi quattro abbiamo dovuto imparare è iniziata proprio qui. Quella sensazione che forse tutto ciò di cui avevamo bisogno fosse proprio intorno a noi, proprio sotto i nostri piedi, se solo fossimo stati in grado di vederlo nei nostri amici, nei nostri compagni di scuola, nella nostra comunità e nella comunità più ampia che ci avrebbe aiutato poi ad affrontare i prossimi cinquanta anni». In scaletta arriva «Silencio» , singolo punkeggiante lanciato giovedì che anticipa «Carnaval de Luz», album in uscita il 13 novembre. Sono passati nove anni dal precedente ed è il completamento ideale dei due ep usciti a primavera («Days of Ash» e «Easter Lily»). Il disco riaccende i motori e apre il percorso verso un ritorno live: stando ai rumors potrebbe partire dal Messico e dal Sudamerica a febbraio (quindi niente Festival di Sanremo). Chicca per i biografi. La posizione dei quattro sul palco è la stessa di quel primo concerto alla Mount Temple. Adam è alla destra di Bono e The Edge alla sua sinistra. Posizioni poi invertite nel corso della loro gigantesca carriera. È il momento di «One» . Canzone simbolo, non solo per il successo planetario, non solo per il messaggio di unione, ma anche per il suo legame con le iniziative benefiche della band. Ad accompagnare la band ci sono 32 ragazzi, suonano arpe e archi, che arrivano da «Music generation», programma governativo di educazione musicale sostenuto anche con i fondi dei privati tra i quali la band stessa. Bono ricorda con orgoglio che il programma garantisce 110 mila ore di insegnamento alla settimana. La musica qui è una cosa seria, è considerata cultura, è considerata impresa. Ultima canzone: «With or Without You» , saluti e si torna in classe. «Bubblin’ in Dublin» , Bono omaggia la vita notturna frizzante della capitale irlandese. E allora c’è un’ultima sorpresa. Un balcone di un pub nella centrale Grafton Street, i quattro affacciati sulla strada che scoppia di gente. Un mini show, scaletta simile a quella della scuola ma “One” sfuma in “Purple Rain”, c’è il ricordo di Glen Hansard, cantautore dublinese, tragicamente scomparso da poco, Edge al basso e Clayton alla chitarra per “40”. Cinquant’anni dopo l’annuncio sulla bacheca, la casa è sempre Dublino..
U2, ritorno a scuola: la band suona nel cortile dove esordì: «Qui abbiamo imparato il senso di comunità»
La parete è la stessa. Allora era grigiolina, per questa occasione speciale è stata ridipinta in un più modaiolo color ottanio. Gli U2 tornano nel cortile della Mount Temple Comprehensive School , periferia nord di Dublino, dove fecero il loro primo concerto. È il mito fondativo della band. Nel 1976 Larry Mullen Jr appese alla bacheca dell’istituto un annuncio: «Batterista cerca musicisti per formare una band». Passa qualche giorno e quel 25 settembre, nella cucina della casa dei genitori di Larry, si presentarono in sei: tre mollarono nel giro di poche settimane, un paio di cambiamenti nel nome, ed ecco gli U2: Bono, The Edge, Adam Clayton e Larry Mullen Jr. Cinquant’anni dopo sono la più grande rockband del pianeta. Nel cortile ci sono 900 studenti ad attendere i local heros. «Quest’isola è piena di canti, musica e furbizia e noi siamo orgogliosi di essere irlandesi», grida Bono. Il set si apre con «I Will Follow» e «Vertigo» . Uno degli studenti agita un cartellone: «Oggi è una giornata meravigliosa: non c’è scuola». Ed ecco «Beautiful Day». Salto nel passato: «Out of Control» , lato A del primo ep pubblicato nel 1979. «Voglio presentarvi la vostra vecchia band del liceo», annuncia introducendo i compagni, citando la classe e la sezione frequentate all’epoca. Bono ragiona su quei giorni. Viaggio nella memoria e discorso motivazionale per tutti questi teenager. Chissà chi fra loro potrebbe prendere in mano una chitarra... «Ricordate che la lezione più umile e più difficile che noi quattro abbiamo dovuto imparare è iniziata proprio qui. Quella sensazione che forse tutto ciò di cui avevamo bisogno fosse proprio intorno a noi, proprio sotto i nostri piedi, se solo fossimo stati in grado di vederlo nei nostri amici, nei nostri compagni di scuola, nella nostra comunità e nella comunità più ampia che ci avrebbe aiutato poi ad affrontare i prossimi cinquanta anni». In scaletta arriva «Silencio» , singolo punkeggiante lanciato giovedì che anticipa «Carnaval de Luz», album in uscita il 13 novembre. Sono passati nove anni dal precedente ed è il completamento ideale dei due ep usciti a primavera («Days of Ash» e «Easter Lily»). Il disco riaccende i motori e apre il percorso verso un ritorno live: stando ai rumors potrebbe partire dal Messico e dal Sudamerica a febbraio (quindi niente Festival di Sanremo). Chicca per i biografi. La posizione dei quattro sul palco è la stessa di quel primo concerto alla Mount Temple. Adam è alla destra di Bono e The Edge alla sua sinistra. Posizioni poi invertite nel corso della loro gigantesca carriera. È il momento di «One» . Canzone simbolo, non solo per il successo planetario, non solo per il messaggio di unione, ma anche per il suo legame con le iniziative benefiche della band. Ad accompagnare la band ci sono 32 ragazzi, suonano arpe e archi, che arrivano da «Music generation», programma governativo di educazione musicale sostenuto anche con i fondi dei privati tra i quali la band stessa. Bono ricorda con orgoglio che il programma garantisce 110 mila ore di insegnamento alla settimana. La musica qui è una cosa seria, è considerata cultura, è considerata impresa. Ultima canzone: «With or Without You» , saluti e si torna in classe. «Bubblin’ in Dublin» , Bono omaggia la vita notturna frizzante della capitale irlandese. E allora c’è un’ultima sorpresa. Un balcone di un pub nella centrale Grafton Street, i quattro affacciati sulla strada che scoppia di gente. Un mini show, scaletta simile a quella della scuola ma “One” sfuma in “Purple Rain”, c’è il ricordo di Glen Hansard, cantautore dublinese, tragicamente scomparso da poco, Edge al basso e Clayton alla chitarra per “40”. Cinquant’anni dopo l’annuncio sulla bacheca, la casa è sempre Dublino..

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