DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI - Il ministro dell’Istruzione , Edouard Geffray, chiede l’aiuto delle famiglie perché controllino i figli : «Per strada i ragazzi sono in pericolo». La protesta dei liceali si estende alle università , quattrocento istituti sono stati chiusi dalle autorità, trenta facoltà sono bloccate e molti corsi si tengono a distanza. I ragazzi che manifestano per chiedere una scuola migliore , con più mezzi e classi meno affollate, sono presi in mezzo alla doppia minaccia dei casseur, teppisti spesso estranei alle scuole , che con il volto coperto commettono atti di vandalismo, violenze e saccheggi, e degli agenti di polizia che cercano di reprimere i disordini e che talvolta non riescono a distinguere tra liceali pacifici e autori delle violenze. Fermati quasi 2000 ragazzi. Oltre 300 poliziotti e gendarmi sono rimasti feriti , secondo le cifre del ministro dell’Interno, Laurent Nunez. Gli allievi feriti sono circa 170, assieme a 65 dipendenti scolastici tra i quali 40 presidi, presi di mira dai ragazzi in tutta la Francia. Il ministro della Giustizia, Gérald Darmanin, ha chiesto ai magistrati di pretendere che a pagare i danni siano i genitori degli allievi responsabili delle distruzioni . Secondo una nota dei servizi del primo ministro Sébastien Lecornu, il movimento sarebbe incoraggiato e organizzato dalla France Insoumise , il partito di Jean-Luc Mélenchon , attraverso i suoi legami con i sindacati e il mondo dell’estrema sinistra anti-sistema. Ma il coordinatore del partito, Manuel Bompard, contrattacca rimproverando al governo di «cadere nel complottismo» . «La protesta è nata da una contestazione in un liceo di Créteil, nella periferia di Parigi, dove mancavano tre professori, una vicepreside, un’assistente sociale e una psicologa scolastica». Tra le rivendicazioni dei ragazzi c’è in effetti la scarsità di insegnanti e personale scolastico. Molti professori assenti non vengono rimpiazzati, nella scuola pubblica capita che alcune materie rimangano senza insegnanti per mesi , e che quindi il programma non venga svolto, salvo poi pretendere dai ragazzi conoscenze, impegno, merito, in un sistema sempre più competitivo. Da anni il clima socio-culturale francese prevede la rituale denuncia della decadenza della scuola pubblica , accusata – soprattutto dalla destra – di essere lassista, priva di autorità, un territorio perduto della Repubblica. «Ci riversano addosso un'enorme responsabilità – dice Martine, una 16enne che frequenta un liceo nel XV arrondissement di Parigi -, ma la gara è viziata. Noi non possiamo lamentarci troppo, anche se sappiamo che nei licei del VI e del VII arrondissement ci sono insegnanti migliori, che garantiscono più possibilità di accedere alle università che contano. Ma capisco benissimo la rabbia dei ragazzi delle banlieue: certi licei, con certi indirizzi, sono un marchio a vita. Non solo hanno pochi mezzi e pochi professori, ma poi chi esce da lì non andrà da nessuna parte» . I ragazzi protestano anche contro Parcoursup, la piattaforma digitale creata dal governo nel 2018 proprio per cercare di armonizzare percorsi e risultati, ridurre il peso del luogo di residenza (il centro di Parigi, la periferia o la provincia) e della rete di conoscenze personali. All’ultimo anno del liceo, gli allievi sono invitati a mettere su Parcoursup il loro percorso scolastico , con medie e voti, il curriculum, e i loro 10 desideri di università in ordine di preferenza. Sulla base di imperscrutabili algoritmi il cervellone esamina tutte le domande, e poi invia a ciascuno il responso , più o meno inappellabile . Le vite dei ragazzi sono nelle mani di Parcoursup, che diventa il simbolo della pressione competitiva che la società esercita sulla gioventù. Nato per combattere la «riproduzione sociale» (il figlio dell’avvocato che fa l’avvocato, il figlio del postino che fa il postino), Parcoursup è diventato il simbolo delle diseguaglianze che perdurano nella società francese , con in più un tocco di inquietante disumanizzazione digitale. Accanto a ragioni profonde, ci sono poi follie superficiali ed evidenti: il bellissimo e modernissimo liceo di Nantes, dato alle fiamme ; il grande magazzino di articoli sportivi JD nel centro di Orléans, saccheggiato da una folla di ragazzi con il volto coperto; una poliziotta in fuga a Parigi rincorsa dai vandali, fatta cadere e riempita di calci al grido di «ammazzatela»; ragazzi che in place de la Nation a Parigi sparano fuochi d’artificio ad altezza d’uomo contro i poliziotti, che rispondono con lacrimogeni a loro volta sparati ad altezza d’uomo; poliziotti che, ignorando tutte le regole, usano a bruciapelo i fucili con proiettili di caucciù mirando al volto , sfigurando un ragazzo come tanti manifestanti sono stati mutilati e accecati durante la rivolta dei gilet gialli nel 2018; il portone del liceo Verlomme di Parigi e tante biciclette dati alle fiamme; pompieri talvolta insultati e attaccati. Il ministro Geffray ha incontrato i rappresentanti sindacali, quelli dei genitori e i ragazzi, ma la protesta sembra ampliarsi mentre i sindacati lanciano l’appello per una nuova mobilitazione martedì prossimo. Il governo teme che dai licei e dalle università il movimento possa ampliarsi verso una protesta sociale generale , saldandosi con una possibile riedizione dei gilet gialli, che hanno indetto una giornata di lotta per il 17 ottobre.
Studenti francesi in rivolta. E gli universitari non vogliono più l'app Parcoursup: «Il nostro futuro non sia deciso da un algoritmo»| 2mila fermati
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI - Il ministro dell’Istruzione , Edouard Geffray, chiede l’aiuto delle famiglie perché controllino i figli : «Per strada i ragazzi sono in pericolo». La protesta dei liceali si estende alle università , quattrocento istituti sono stati chiusi dalle autorità, trenta facoltà sono bloccate e molti corsi si tengono a distanza. I ragazzi che manifestano per chiedere una scuola migliore , con più mezzi e classi meno affollate, sono presi in mezzo alla doppia minaccia dei casseur, teppisti spesso estranei alle scuole , che con il volto coperto commettono atti di vandalismo, violenze e saccheggi, e degli agenti di polizia che cercano di reprimere i disordini e che talvolta non riescono a distinguere tra liceali pacifici e autori delle violenze. Fermati quasi 2000 ragazzi. Oltre 300 poliziotti e gendarmi sono rimasti feriti , secondo le cifre del ministro dell’Interno, Laurent Nunez. Gli allievi feriti sono circa 170, assieme a 65 dipendenti scolastici tra i quali 40 presidi, presi di mira dai ragazzi in tutta la Francia. Il ministro della Giustizia, Gérald Darmanin, ha chiesto ai magistrati di pretendere che a pagare i danni siano i genitori degli allievi responsabili delle distruzioni . Secondo una nota dei servizi del primo ministro Sébastien Lecornu, il movimento sarebbe incoraggiato e organizzato dalla France Insoumise , il partito di Jean-Luc Mélenchon , attraverso i suoi legami con i sindacati e il mondo dell’estrema sinistra anti-sistema. Ma il coordinatore del partito, Manuel Bompard, contrattacca rimproverando al governo di «cadere nel complottismo» . «La protesta è nata da una contestazione in un liceo di Créteil, nella periferia di Parigi, dove mancavano tre professori, una vicepreside, un’assistente sociale e una psicologa scolastica». Tra le rivendicazioni dei ragazzi c’è in effetti la scarsità di insegnanti e personale scolastico. Molti professori assenti non vengono rimpiazzati, nella scuola pubblica capita che alcune materie rimangano senza insegnanti per mesi , e che quindi il programma non venga svolto, salvo poi pretendere dai ragazzi conoscenze, impegno, merito, in un sistema sempre più competitivo. Da anni il clima socio-culturale francese prevede la rituale denuncia della decadenza della scuola pubblica , accusata – soprattutto dalla destra – di essere lassista, priva di autorità, un territorio perduto della Repubblica. «Ci riversano addosso un'enorme responsabilità – dice Martine, una 16enne che frequenta un liceo nel XV arrondissement di Parigi -, ma la gara è viziata. Noi non possiamo lamentarci troppo, anche se sappiamo che nei licei del VI e del VII arrondissement ci sono insegnanti migliori, che garantiscono più possibilità di accedere alle università che contano. Ma capisco benissimo la rabbia dei ragazzi delle banlieue: certi licei, con certi indirizzi, sono un marchio a vita. Non solo hanno pochi mezzi e pochi professori, ma poi chi esce da lì non andrà da nessuna parte» . I ragazzi protestano anche contro Parcoursup, la piattaforma digitale creata dal governo nel 2018 proprio per cercare di armonizzare percorsi e risultati, ridurre il peso del luogo di residenza (il centro di Parigi, la periferia o la provincia) e della rete di conoscenze personali. All’ultimo anno del liceo, gli allievi sono invitati a mettere su Parcoursup il loro percorso scolastico , con medie e voti, il curriculum, e i loro 10 desideri di università in ordine di preferenza. Sulla base di imperscrutabili algoritmi il cervellone esamina tutte le domande, e poi invia a ciascuno il responso , più o meno inappellabile . Le vite dei ragazzi sono nelle mani di Parcoursup, che diventa il simbolo della pressione competitiva che la società esercita sulla gioventù. Nato per combattere la «riproduzione sociale» (il figlio dell’avvocato che fa l’avvocato, il figlio del postino che fa il postino), Parcoursup è diventato il simbolo delle diseguaglianze che perdurano nella società francese , con in più un tocco di inquietante disumanizzazione digitale. Accanto a ragioni profonde, ci sono poi follie superficiali ed evidenti: il bellissimo e modernissimo liceo di Nantes, dato alle fiamme ; il grande magazzino di articoli sportivi JD nel centro di Orléans, saccheggiato da una folla di ragazzi con il volto coperto; una poliziotta in fuga a Parigi rincorsa dai vandali, fatta cadere e riempita di calci al grido di «ammazzatela»; ragazzi che in place de la Nation a Parigi sparano fuochi d’artificio ad altezza d’uomo contro i poliziotti, che rispondono con lacrimogeni a loro volta sparati ad altezza d’uomo; poliziotti che, ignorando tutte le regole, usano a bruciapelo i fucili con proiettili di caucciù mirando al volto , sfigurando un ragazzo come tanti manifestanti sono stati mutilati e accecati durante la rivolta dei gilet gialli nel 2018; il portone del liceo Verlomme di Parigi e tante biciclette dati alle fiamme; pompieri talvolta insultati e attaccati. Il ministro Geffray ha incontrato i rappresentanti sindacali, quelli dei genitori e i ragazzi, ma la protesta sembra ampliarsi mentre i sindacati lanciano l’appello per una nuova mobilitazione martedì prossimo. Il governo teme che dai licei e dalle università il movimento possa ampliarsi verso una protesta sociale generale , saldandosi con una possibile riedizione dei gilet gialli, che hanno indetto una giornata di lotta per il 17 ottobre.

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