DAL NOSTRO INVIATO MADRID - Su un pezzo di cartone, appeso su una tendina a Puerta del Sol , qualcuno ha scritto l’editoriale migliore per la Spagna di oggi: «E adesso chi ca… voto?». Già perché Sánchez ha il diritto di rincorrere gli elettori perduti cavalcando la protesta sul caro affitti . È il suo mestiere di politico di sinistra, in teoria dalla parte dei deboli, eppure otto anni di governo e scandali l’hanno logorato. È ancora giovane, elegante e bello, adatto ai social e alla tv, abile nel comunicare e lucido nelle battaglie. Il problema è che tiene famiglia. Una moglie, Begonia Gomez , indagata per traffico di influenze e malversazione di fondi pubblici. L’accusa per la docente femminista e «primera dama» del socialismo spagnolo è del genere «lei non sa chi ho sposato io». Un fratello, David, condannato per aver approfittato del nome Sánchez per vincere un concorso pubblico «scritto su misura per lui». Amici e colleghi di partito passati dalle stelle del potere alla polvere delle condanne. Il primo è l'ex premier Jose Luis Rodriguez Zapatero , anche lui sotto indagine per associazione a delinquere, traffico di influenze illecite e riciclaggio di 53 milioni di euro passati da una compagnia aerea in fallimento a società di moglie e figlie. E poi dirigenti, ministri, bracci destri e sinistri del premier che con una frequenza che sa di sistema diventano faccendieri passando dalle porte girevoli del partito socialista. Dietro a tutto ciò una scia di fatture false, denari scomparsi ed elettori traditi. «È un fatto – si è elogiato Sánchez stamane all’annuncio delle elezioni anticipate - che abbiamo fatto della Spagna un referente mondiale per la pace, il femminismo e la prosperità. Abbiamo conseguito i migliori dati economici e sociali di qualsiasi governo. Ci siamo sforzati di costruire un mondo migliore». Tutti gli scandali, il familismo e la lentezza, l’imbarazzo dell’estate nel gestire l’emergenza migranti a Ceuta sono rimasti confinati in sei parole. «So che abbiamo commesso degli errori». Troppo poco per un elettorato che abbandona il partito socialista al ritmo di mezzo milione l’anno dalle ultime Politiche del 2023. E allora ecco che l’ultima scommessa di Pedro di cavalcare la protesta per gli affitti si fa troppo audace anche per lui. Il cartello sulla tendina a Puerta del Sol, in una concentrazione di gente che dovrebbe condividere i suoi valori per la pace, il femminismo, il diritto internazionale, assomiglia al rintocco di campana a morto . «E adesso chi ca… voto?».
Scandali e «affari di famiglia»: la mossa disperata di Sánchez
DAL NOSTRO INVIATO MADRID - Su un pezzo di cartone, appeso su una tendina a Puerta del Sol , qualcuno ha scritto l’editoriale migliore per la Spagna di oggi: «E adesso chi ca… voto?». Già perché Sánchez ha il diritto di rincorrere gli elettori perduti cavalcando la protesta sul caro affitti . È il suo mestiere di politico di sinistra, in teoria dalla parte dei deboli, eppure otto anni di governo e scandali l’hanno logorato. È ancora giovane, elegante e bello, adatto ai social e alla tv, abile nel comunicare e lucido nelle battaglie. Il problema è che tiene famiglia. Una moglie, Begonia Gomez , indagata per traffico di influenze e malversazione di fondi pubblici. L’accusa per la docente femminista e «primera dama» del socialismo spagnolo è del genere «lei non sa chi ho sposato io». Un fratello, David, condannato per aver approfittato del nome Sánchez per vincere un concorso pubblico «scritto su misura per lui». Amici e colleghi di partito passati dalle stelle del potere alla polvere delle condanne. Il primo è l'ex premier Jose Luis Rodriguez Zapatero , anche lui sotto indagine per associazione a delinquere, traffico di influenze illecite e riciclaggio di 53 milioni di euro passati da una compagnia aerea in fallimento a società di moglie e figlie. E poi dirigenti, ministri, bracci destri e sinistri del premier che con una frequenza che sa di sistema diventano faccendieri passando dalle porte girevoli del partito socialista. Dietro a tutto ciò una scia di fatture false, denari scomparsi ed elettori traditi. «È un fatto – si è elogiato Sánchez stamane all’annuncio delle elezioni anticipate - che abbiamo fatto della Spagna un referente mondiale per la pace, il femminismo e la prosperità. Abbiamo conseguito i migliori dati economici e sociali di qualsiasi governo. Ci siamo sforzati di costruire un mondo migliore». Tutti gli scandali, il familismo e la lentezza, l’imbarazzo dell’estate nel gestire l’emergenza migranti a Ceuta sono rimasti confinati in sei parole. «So che abbiamo commesso degli errori». Troppo poco per un elettorato che abbandona il partito socialista al ritmo di mezzo milione l’anno dalle ultime Politiche del 2023. E allora ecco che l’ultima scommessa di Pedro di cavalcare la protesta per gli affitti si fa troppo audace anche per lui. Il cartello sulla tendina a Puerta del Sol, in una concentrazione di gente che dovrebbe condividere i suoi valori per la pace, il femminismo, il diritto internazionale, assomiglia al rintocco di campana a morto . «E adesso chi ca… voto?».

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