Piazza Tverskaja Zastava, davanti alla Belorusskij, storica stazione ferroviaria di Mosca. Ore undici del mattino, temperatura europea. Quella di una volta, nel senso che fa ancora abbastanza caldo. Ma l’Europa è invece sempre più lontana, anche nei cuori e nella mente di chi l’ha amata e cercata per tanto tempo . Aleksey, 37 anni, proprietario di una scuola di danza. «Se me l’avesse chiesto 6-7 anni fa, forse avrei risposto con amarezza, perché tutti siamo andati in Europa come turisti. Ma oggi l’argomento dei rapporti Russia-Europa non mi tocca per niente: io mi occupo della mia attività, e mi basta questo ». Elena, 59 anni, docente universitaria di storia. «Mi dispiace che la cultura russa venga cacciata dallo spazio europeo, e che in Europa si intensifichi la russofobia. Io mi sono chiusa a giudizi politici. Mi preoccupa solo la costante formattazione della coscienza della vostra gente verso l’odio per la Russia». Natalia, 51, libera professionista. «Anche a me dispiace. Ma non muore nessuno se non si fa amicizia con l’Europa ». Tatiana, 40 anni, docente di antropologia. «In campagna e nelle province la gente non s’intende di politica e tantomeno delle relazioni con l’Europa. Quelli che si permettevano di andare in vacanza verso le vostre destinazioni più economiche, ora volentieri esplorano Paesi asiatici, in primo luogo la Cina . Un’esperienza nuova e interessante, compresa la cucina». L’unica eccezione è Andrei, 66 anni, pensionato. «Noi siamo e rimaniamo europei bianchi, con i gialli non ci vogliamo immischiare». Ma forse è una questione di età, e del rimpianto per una stagione non breve, i turbolenti anni Novanta e il primo ventennio del nuovo Secolo, quando si andava d’amore e d’accordo, nonostante qualche timido soprassalto delle cancellerie europee . In Russia, l’opinione della gente comune ha una importanza molto relativa, soprattutto in questa epoca così autoritaria. Così come i sondaggi. Per quello che vale, quello del Centro Levada, che sventola la bandiera di «unico centro demoscopico indipendente», dimostra come l’atteggiamento dei russi verso l’Unione europea abbia vissuto nel nostro secolo alti e bassi vertiginosi . Dal 76% di «la vedo bene» e solo il 13% «male» all’inizio del 2004, alla fine del primo mandato di Putin, a una quasi parità, 45% bene e 39% male nel 2008, all’inizio della presidenza Medvedev. Nel periodo seguente, fino all’attuale guerra in Ucraina, l’apprezzamento verso il nostro continente era risalito, dettaglio che forse la dice lunga anche sulle sanzioni all’acqua di rose del 2014 , dopo la prima invasione del Donbass. Dal febbraio del 2022, in picchiata. L’ultimo sondaggio del maggio scorso ha evidenziato solo un 18% di atteggiamento positivo verso l’Europa, rispetto a un 64% di giudizi negativi e un 18% senza opinioni precise. Per altro, dall’inizio di quest’anno è in calo la percentuale di chi sostiene l’idea dei negoziati di pace, scesa al 59% (meno 8 punti rispetto al febbraio 2026), mentre sale quello di chi è favorevole al proseguimento della guerra, al 31%, più 7 punti rispetto al marzo 2026. Noi e loro. Ormai lontani, chissà per quanto tempo ancora. L’unica cosa certa è che vent’anni di propaganda a martello, cominciata nel 2007 dopo il celebre discorso antioccidentale a Monaco di Vladimir Putin, hanno avuto un peso decisivo nel formare l’opinione pubblica. Anche ieri il diretto interessato, parlando davanti alla platea del Forum economico orientale, ha mostrato come l’Europa sia ormai fuori da qualunque suo orizzonte. Il molto presunto spiraglio di pace, lasciato intravedere con una frase sibillina, aveva come unico destinatario Donald Trump, rimasto in silenzio sulle minacce al nostro continente, dettaglio del quale Mosca ha preso atto con un certo piacere. I media tradizionali, non certo indipendenti ma più seri della tremenda televisione russa, riflettono il clima mai così pesante delle nostre relazioni. «Terrore derivante da un ordine superiore»: le minacce di Zelensky sulla chiusura dello spazio aereo sopra la Federazione Russa «potrebbero essere un piano dell’Occidente» scrive Izvestia. L’analisi di Nezavisimaya Gazeta , giornale che tra mille equilibrismi prova a mantenere una certa autonomia di pensiero, è invece leggermente più raffinata. «La notizia sui droni russi si inserisce in un contesto ben preciso non solo dal punto di vista del cittadino europeo medio, ma anche della maggior parte dei politici occidentali, per non parlare dei militari» . L’editoriale del direttore Konstantin Remchukov, un uomo di formazione occidentale, ha un finale desolante. «Il vecchio mondo ha cessato di avere valore. Dobbiamo prepararci a tutto. Senza illusioni. Il periodo di incertezza sarà molto lungo. E l’era di sfiducia e ostilità reciproca, anche in tempo di pace, durerà ancora per molto tempo». È lo stesso concetto che davanti alla stazione Belorusskij esprime anche l’impiegata Nadezhda, 46 anni. «Mi sento molto più europea che eurasiatica, e penso che nonostante tutto la Russia sia parte dell’Europa. Un giorno forse i rapporti verranno ripristinati, ma per cinquant’anni almeno resterà comunque il rancore reciproco» .
Quell’amore appassito tra i russi e l’Europa: «Non muore nessuno se non siamo più amici»
Piazza Tverskaja Zastava, davanti alla Belorusskij, storica stazione ferroviaria di Mosca. Ore undici del mattino, temperatura europea. Quella di una volta, nel senso che fa ancora abbastanza caldo. Ma l’Europa è invece sempre più lontana, anche nei cuori e nella mente di chi l’ha amata e cercata per tanto tempo . Aleksey, 37 anni, proprietario di una scuola di danza. «Se me l’avesse chiesto 6-7 anni fa, forse avrei risposto con amarezza, perché tutti siamo andati in Europa come turisti. Ma oggi l’argomento dei rapporti Russia-Europa non mi tocca per niente: io mi occupo della mia attività, e mi basta questo ». Elena, 59 anni, docente universitaria di storia. «Mi dispiace che la cultura russa venga cacciata dallo spazio europeo, e che in Europa si intensifichi la russofobia. Io mi sono chiusa a giudizi politici. Mi preoccupa solo la costante formattazione della coscienza della vostra gente verso l’odio per la Russia». Natalia, 51, libera professionista. «Anche a me dispiace. Ma non muore nessuno se non si fa amicizia con l’Europa ». Tatiana, 40 anni, docente di antropologia. «In campagna e nelle province la gente non s’intende di politica e tantomeno delle relazioni con l’Europa. Quelli che si permettevano di andare in vacanza verso le vostre destinazioni più economiche, ora volentieri esplorano Paesi asiatici, in primo luogo la Cina . Un’esperienza nuova e interessante, compresa la cucina». L’unica eccezione è Andrei, 66 anni, pensionato. «Noi siamo e rimaniamo europei bianchi, con i gialli non ci vogliamo immischiare». Ma forse è una questione di età, e del rimpianto per una stagione non breve, i turbolenti anni Novanta e il primo ventennio del nuovo Secolo, quando si andava d’amore e d’accordo, nonostante qualche timido soprassalto delle cancellerie europee . In Russia, l’opinione della gente comune ha una importanza molto relativa, soprattutto in questa epoca così autoritaria. Così come i sondaggi. Per quello che vale, quello del Centro Levada, che sventola la bandiera di «unico centro demoscopico indipendente», dimostra come l’atteggiamento dei russi verso l’Unione europea abbia vissuto nel nostro secolo alti e bassi vertiginosi . Dal 76% di «la vedo bene» e solo il 13% «male» all’inizio del 2004, alla fine del primo mandato di Putin, a una quasi parità, 45% bene e 39% male nel 2008, all’inizio della presidenza Medvedev. Nel periodo seguente, fino all’attuale guerra in Ucraina, l’apprezzamento verso il nostro continente era risalito, dettaglio che forse la dice lunga anche sulle sanzioni all’acqua di rose del 2014 , dopo la prima invasione del Donbass. Dal febbraio del 2022, in picchiata. L’ultimo sondaggio del maggio scorso ha evidenziato solo un 18% di atteggiamento positivo verso l’Europa, rispetto a un 64% di giudizi negativi e un 18% senza opinioni precise. Per altro, dall’inizio di quest’anno è in calo la percentuale di chi sostiene l’idea dei negoziati di pace, scesa al 59% (meno 8 punti rispetto al febbraio 2026), mentre sale quello di chi è favorevole al proseguimento della guerra, al 31%, più 7 punti rispetto al marzo 2026. Noi e loro. Ormai lontani, chissà per quanto tempo ancora. L’unica cosa certa è che vent’anni di propaganda a martello, cominciata nel 2007 dopo il celebre discorso antioccidentale a Monaco di Vladimir Putin, hanno avuto un peso decisivo nel formare l’opinione pubblica. Anche ieri il diretto interessato, parlando davanti alla platea del Forum economico orientale, ha mostrato come l’Europa sia ormai fuori da qualunque suo orizzonte. Il molto presunto spiraglio di pace, lasciato intravedere con una frase sibillina, aveva come unico destinatario Donald Trump, rimasto in silenzio sulle minacce al nostro continente, dettaglio del quale Mosca ha preso atto con un certo piacere. I media tradizionali, non certo indipendenti ma più seri della tremenda televisione russa, riflettono il clima mai così pesante delle nostre relazioni. «Terrore derivante da un ordine superiore»: le minacce di Zelensky sulla chiusura dello spazio aereo sopra la Federazione Russa «potrebbero essere un piano dell’Occidente» scrive Izvestia. L’analisi di Nezavisimaya Gazeta , giornale che tra mille equilibrismi prova a mantenere una certa autonomia di pensiero, è invece leggermente più raffinata. «La notizia sui droni russi si inserisce in un contesto ben preciso non solo dal punto di vista del cittadino europeo medio, ma anche della maggior parte dei politici occidentali, per non parlare dei militari» . L’editoriale del direttore Konstantin Remchukov, un uomo di formazione occidentale, ha un finale desolante. «Il vecchio mondo ha cessato di avere valore. Dobbiamo prepararci a tutto. Senza illusioni. Il periodo di incertezza sarà molto lungo. E l’era di sfiducia e ostilità reciproca, anche in tempo di pace, durerà ancora per molto tempo». È lo stesso concetto che davanti alla stazione Belorusskij esprime anche l’impiegata Nadezhda, 46 anni. «Mi sento molto più europea che eurasiatica, e penso che nonostante tutto la Russia sia parte dell’Europa. Un giorno forse i rapporti verranno ripristinati, ma per cinquant’anni almeno resterà comunque il rancore reciproco» .

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