Mentre scrivo ho la certezza che te ne stai andando, che succederà tra poche ore. Quando pubblicherò queste parole, che non so nemmeno definire, sarà già successo . Ci siamo già dette l’essenziale l’ultima volta a casa tua, qualche settimana fa. Provo a pensare alle cose importanti che ho imparato da te in questi intensi 23 anni: una clamorosa fortuna averti incontrata. In realtà credo di aver conosciuto per primo il tuo piede sinistro, appena operato e appoggiato su una sedia traballante a Via di Torre Argentina 76, e poi la tua faccia seria e incuriosita, con quegli occhiali tondi e dorati. L’altroieri, mentre definivano la tua situazione clinica stabile ma delicata, ho annullato la mia partecipazione alla Conferenza di Ventotene per paura che succedesse l’irreparabile. Mi sono detta: «Se non vado in un luogo così simbolico per noi europeisti, magari non succede». Che scema. Piccole scaramanzie per difendersi da un dolore che non sappiamo quantificare, un vortice indistinguibile di lutti giganteschi. Sei stata troppe cose per una vita sola e per una sola donna, sebbene terribilmente cocciuta. Con quella tua testa, quegli occhi vispi, quel tuo corpo minuto e spesso malandato, hai provato ad abbracciare tutto il mondo. Eri impossibile da resistere quando ti mettevi in testa qualcosa. Hai avuto un ascendente decisivo su tante esistenze, soprattutto di molte donne. Emma la radicale, l’europeista, la femminista a modo suo, che ci salvava dalla mediocrità della politicuccia e dalla banalità del male. Quella che ai congressi radicali, se ci si perdeva in scaramucce, sbuffava e rimetteva tutti in riga. Quando ti incazzavi facevi più paura di Pannella: Marco aveva una grande dolcezza di fondo, tu la tenevi più nascosta e a volte sapevi essere glaciale. Non eri un drago nella gestione dei sentimenti, ma poco male, resti però suprema maestra su come tenere a bada gli umanissimi risentimenti anche in politica. Non sei riuscita a fare pace con Marco Pannella, non perché te la fossi presa realmente o ci fosse una frattura politica, ma proprio perché non riuscivi a contenere alcune cose enormi che probabilmente aveva suscitato in te in un momento in cui ti sentivi molto fragile. L'ho capito anni più tardi. Tantissimi ti hanno voluto bene e ti hanno amata, profondamente, nonostante «quel» carattere. Eri capace di parole inaspettate, di telefonate che sembravano per sbaglio e invece non lo erano, di interesse genuino per le piccole cose. Negli ultimi anni i malanni ti hanno costretta a casa, ma io e Filomena Gallo siamo felici di averti portata al mare due volte in meno di 12 mesi. Sembrava impossibile, ed è un pensiero che mi consola. Se Pannella è stato la tua assicurazione contro la mediocrità, tu sei stata per molti una polizza a vita contro la meschinità. Oggi è già l’11 settembre, esattamente 25 anni dopo il 2001, e il mondo non ha imparato un accidente. Zero assoluto, a giudicare dall’idiozia dei conflitti in atto. Non lo dico da pacifista, non lo sono e non lo eri sicuramente nemmeno tu. Un quarto di secolo per diventare ancora più «ombelicale» , diresti. Poche settimane fa mi dicevi che facevi sempre più fatica a capire cosa stesse succedendo nel mondo. Facevi zapping in tv: a volte guardavi documentari pallosissimi sulle guerre mondiali o le campagne d'Africa definendoli «molto interessanti!», altre volte ti scoprivo a guardare «Quattro ristoranti» di Alessandro Borghese, e ne ero divertita, tu che mangiavi come un uccellino. Immagino fosse dura sopportare la follia di Trump, l’avanzata dell’AfD, i migranti morti in mare, il Vannacci pensiero, le piccolezze italiane e l’Europa che si muove ancora troppo lentamente. Sapevi che le elezioni del 2027 metteranno a dura prova l’Unione: un grande progetto in un corpo ancora fragile, che va protetto. Un po’ come abbiamo cercato di fare con il tuo, nonostante tu fossi una pessima paziente. Sarei disposta a subire ancora le tue cazzo di sigarette pur di fare un’ultima chiacchierata nel tuo salotto, per farmi spiegare meglio alcune cose, alcuni passaggi politici e la loro interpretazione, con te che mi dici di stare attenta alla testa perché le travi sono troppo basse. Invece te ne vai, perché Paganini non ripete. Ritorniamo alla cabala dell'11 settembre 2001, 25 anni dopo. Perché forse è stato quell’evento a portarmi ancora ragazzina ai radicali e in particolare a te. Le Twin Towers vanno giù e Oriana Fallaci scrive La Rabbia e l'Orgoglio, che io ragazzina ovviamente divorai. Tu, a dicembre 2001, impacchettavi le tue cose e ti trasferivi al Cairo per studiare l’arabo, facendo il triplo dei viaggi per spostarti dove serviva essendo nello stesso periodo nuovamente europarlamentare. Gli altri sbraitavano, minacciavano, un po’ come oggi. Tu facevi l’esatto opposto: volevi capire. Ti ho incontrata due anni dopo quell’11 settembre. Avevo 19 anni, ti scrissi che avevo molte domande e tu mi ricevesti la domenica successiva alle 15. Diluviava, arrivai zuppa. Ti feci domande cretine, tipo se non fosse faticoso darsi alla politica in modo così totalizzante. Mi guardasti come fossi un’imbecille: dicesti che c’è chi lavora e poi va al cinema, e chi preferisce fare politica a tempo pieno. Risposi solo «Ok». Cambiasti argomento, per mia fortuna. Mi raccontasti del Cairo. Quando ti chiesi della mia adorata Fallaci, facesti segno con la mano «così così» e mi dicesti: «E poi? E quindi?». Con quel dubbio hai fatto capire che dopo la rabbia c’era un mondo da ricostruire. I diritti non sono un lusso geografico, ma bisognava capire prima, e poi inventarsi qualcosa, costruire dei ponti. Non immaginavi certo un mondo a compartimenti stagni. Eri già reduce dalla campagna Emma for President , «finalmente l’uomo giusto» (n.d.r.) alla Presidenza della Repubblica. Anni dopo mica ci siamo ancora riusciti, eh. Ma da allora apristi l'immaginario collettivo, seminando per molte donne che oggi, anche senza saperlo, raccolgono i tuoi frutti. Dico una bestemmia: penso che anche Giorgia Meloni ti debba molto . Negli anni sei stata parlamentare, europarlamentare e Commissaria europea alla pesca, ai consumatori e agli aiuti umanitari: una che tutti ci invidiavano per bravura e rigore. Mentre oggi qualcuno in Serbia celebra ancora Ratko Mladic , è utile ricordare che nel luglio 1995, nell'ex Jugoslavia, fosti la sola ad accorgerti dell'anomala assenza di uomini a Srebrenica. Lanciasti l'allarme internazionale sugli stupri etnici come arma di guerra, accogliendo le sopravvissute e scuotendo un'ONU spesso sorda. Con Marco Pannella hai vantato una straordinaria capacità diplomatica di ottenere risultati concreti anche quando «altissimi»: l’istituzione della Corte Penale Internazionale (firmata nel 1998 ed entrata in vigore nel 2002) e la Moratoria universale della pena di morte all'ONU nel 2007. Ricordo ancora le tue lacrime di emozione a un congresso radicale alla notizia appena giunta da New York. Guardando al Medio Oriente e all'America, oggi stiamo di nuovo facendo un casino pazzesco. Sembra un milione di anni fa, ma era solo il 2004 quando organizzasti in Yemen – oggi un miraggio – con No Peace Without Justice la Conferenza di Sana’a su democrazia e diritti umani: la prima nel mondo arabo, con 850 personalità tra ministri e funzionari europei. La Dichiarazione di Sana’a fa venire i brividi a rileggerla ora, mentre impazzano i bombardamenti su Hormuz e l'incertezza tra USA e Iran. Sei stata abilissima come Ministra del Commercio estero, degli Esteri e Vice Presidente del Senato. Sarai sempre la pasionaria dei diritti civili con Pannella e Adele Faccio: sull’aborto, sul fine vita, sulla legge 40 e la ricerca scientifica. A proposito di Esteri, fece discutere la tua iniziativa con l ’Iran nel 2013 , sotto il Governo Letta. Guidando la Farnesina ti recasti a Teheran dopo dieci anni di isolamento per incontrare il presidente Rohani e il ministro Zarif, provando a rompere il ghiaccio dopo l'accordo sul nucleare. Non volevi essere chiamata Ministra ma «Signora Ministro» – non me ne vogliano le amiche femministe – e non amavi le quote rosa, anche se forse poi ti rassegnasti alla loro necessità. Il destino del Medio Oriente, del Golfo, dell'Africa e delle donne ti ha sempre spinto a combattere l’infibulazione, i matrimoni forzati e a denunciare la condizione delle donne afghane, ripiombate in quell'incubo per la nostra codardia occidentale. Ora dobbiamo ricominciare da capo, Emma, ma tu ci hai spiegato con l'esempio come si fa. Sapevi costruire, mentre oggi il mondo è pieno di gente che sa solo far esplodere mine. Ci vorrebbero almeno cento Emma Bonino per aggiustarne un pezzetto . Ma credo che la tua semina sia stata buona e vedremo cosa crescerà. Fai buon viaggio, e salutami quelli che sappiamo. Uno in
«Per molti sei stata la polizza a vita contro la meschinità. Il mondo va a pezzi e ora ci vorrebbero cento Emma Bonino»
Mentre scrivo ho la certezza che te ne stai andando, che succederà tra poche ore. Quando pubblicherò queste parole, che non so nemmeno definire, sarà già successo . Ci siamo già dette l’essenziale l’ultima volta a casa tua, qualche settimana fa. Provo a pensare alle cose importanti che ho imparato da te in questi intensi 23 anni: una clamorosa fortuna averti incontrata. In realtà credo di aver conosciuto per primo il tuo piede sinistro, appena operato e appoggiato su una sedia traballante a Via di Torre Argentina 76, e poi la tua faccia seria e incuriosita, con quegli occhiali tondi e dorati. L’altroieri, mentre definivano la tua situazione clinica stabile ma delicata, ho annullato la mia partecipazione alla Conferenza di Ventotene per paura che succedesse l’irreparabile. Mi sono detta: «Se non vado in un luogo così simbolico per noi europeisti, magari non succede». Che scema. Piccole scaramanzie per difendersi da un dolore che non sappiamo quantificare, un vortice indistinguibile di lutti giganteschi. Sei stata troppe cose per una vita sola e per una sola donna, sebbene terribilmente cocciuta. Con quella tua testa, quegli occhi vispi, quel tuo corpo minuto e spesso malandato, hai provato ad abbracciare tutto il mondo. Eri impossibile da resistere quando ti mettevi in testa qualcosa. Hai avuto un ascendente decisivo su tante esistenze, soprattutto di molte donne. Emma la radicale, l’europeista, la femminista a modo suo, che ci salvava dalla mediocrità della politicuccia e dalla banalità del male. Quella che ai congressi radicali, se ci si perdeva in scaramucce, sbuffava e rimetteva tutti in riga. Quando ti incazzavi facevi più paura di Pannella: Marco aveva una grande dolcezza di fondo, tu la tenevi più nascosta e a volte sapevi essere glaciale. Non eri un drago nella gestione dei sentimenti, ma poco male, resti però suprema maestra su come tenere a bada gli umanissimi risentimenti anche in politica. Non sei riuscita a fare pace con Marco Pannella, non perché te la fossi presa realmente o ci fosse una frattura politica, ma proprio perché non riuscivi a contenere alcune cose enormi che probabilmente aveva suscitato in te in un momento in cui ti sentivi molto fragile. L'ho capito anni più tardi. Tantissimi ti hanno voluto bene e ti hanno amata, profondamente, nonostante «quel» carattere. Eri capace di parole inaspettate, di telefonate che sembravano per sbaglio e invece non lo erano, di interesse genuino per le piccole cose. Negli ultimi anni i malanni ti hanno costretta a casa, ma io e Filomena Gallo siamo felici di averti portata al mare due volte in meno di 12 mesi. Sembrava impossibile, ed è un pensiero che mi consola. Se Pannella è stato la tua assicurazione contro la mediocrità, tu sei stata per molti una polizza a vita contro la meschinità. Oggi è già l’11 settembre, esattamente 25 anni dopo il 2001, e il mondo non ha imparato un accidente. Zero assoluto, a giudicare dall’idiozia dei conflitti in atto. Non lo dico da pacifista, non lo sono e non lo eri sicuramente nemmeno tu. Un quarto di secolo per diventare ancora più «ombelicale» , diresti. Poche settimane fa mi dicevi che facevi sempre più fatica a capire cosa stesse succedendo nel mondo. Facevi zapping in tv: a volte guardavi documentari pallosissimi sulle guerre mondiali o le campagne d'Africa definendoli «molto interessanti!», altre volte ti scoprivo a guardare «Quattro ristoranti» di Alessandro Borghese, e ne ero divertita, tu che mangiavi come un uccellino. Immagino fosse dura sopportare la follia di Trump, l’avanzata dell’AfD, i migranti morti in mare, il Vannacci pensiero, le piccolezze italiane e l’Europa che si muove ancora troppo lentamente. Sapevi che le elezioni del 2027 metteranno a dura prova l’Unione: un grande progetto in un corpo ancora fragile, che va protetto. Un po’ come abbiamo cercato di fare con il tuo, nonostante tu fossi una pessima paziente. Sarei disposta a subire ancora le tue cazzo di sigarette pur di fare un’ultima chiacchierata nel tuo salotto, per farmi spiegare meglio alcune cose, alcuni passaggi politici e la loro interpretazione, con te che mi dici di stare attenta alla testa perché le travi sono troppo basse. Invece te ne vai, perché Paganini non ripete. Ritorniamo alla cabala dell'11 settembre 2001, 25 anni dopo. Perché forse è stato quell’evento a portarmi ancora ragazzina ai radicali e in particolare a te. Le Twin Towers vanno giù e Oriana Fallaci scrive La Rabbia e l'Orgoglio, che io ragazzina ovviamente divorai. Tu, a dicembre 2001, impacchettavi le tue cose e ti trasferivi al Cairo per studiare l’arabo, facendo il triplo dei viaggi per spostarti dove serviva essendo nello stesso periodo nuovamente europarlamentare. Gli altri sbraitavano, minacciavano, un po’ come oggi. Tu facevi l’esatto opposto: volevi capire. Ti ho incontrata due anni dopo quell’11 settembre. Avevo 19 anni, ti scrissi che avevo molte domande e tu mi ricevesti la domenica successiva alle 15. Diluviava, arrivai zuppa. Ti feci domande cretine, tipo se non fosse faticoso darsi alla politica in modo così totalizzante. Mi guardasti come fossi un’imbecille: dicesti che c’è chi lavora e poi va al cinema, e chi preferisce fare politica a tempo pieno. Risposi solo «Ok». Cambiasti argomento, per mia fortuna. Mi raccontasti del Cairo. Quando ti chiesi della mia adorata Fallaci, facesti segno con la mano «così così» e mi dicesti: «E poi? E quindi?». Con quel dubbio hai fatto capire che dopo la rabbia c’era un mondo da ricostruire. I diritti non sono un lusso geografico, ma bisognava capire prima, e poi inventarsi qualcosa, costruire dei ponti. Non immaginavi certo un mondo a compartimenti stagni. Eri già reduce dalla campagna Emma for President , «finalmente l’uomo giusto» (n.d.r.) alla Presidenza della Repubblica. Anni dopo mica ci siamo ancora riusciti, eh. Ma da allora apristi l'immaginario collettivo, seminando per molte donne che oggi, anche senza saperlo, raccolgono i tuoi frutti. Dico una bestemmia: penso che anche Giorgia Meloni ti debba molto . Negli anni sei stata parlamentare, europarlamentare e Commissaria europea alla pesca, ai consumatori e agli aiuti umanitari: una che tutti ci invidiavano per bravura e rigore. Mentre oggi qualcuno in Serbia celebra ancora Ratko Mladic , è utile ricordare che nel luglio 1995, nell'ex Jugoslavia, fosti la sola ad accorgerti dell'anomala assenza di uomini a Srebrenica. Lanciasti l'allarme internazionale sugli stupri etnici come arma di guerra, accogliendo le sopravvissute e scuotendo un'ONU spesso sorda. Con Marco Pannella hai vantato una straordinaria capacità diplomatica di ottenere risultati concreti anche quando «altissimi»: l’istituzione della Corte Penale Internazionale (firmata nel 1998 ed entrata in vigore nel 2002) e la Moratoria universale della pena di morte all'ONU nel 2007. Ricordo ancora le tue lacrime di emozione a un congresso radicale alla notizia appena giunta da New York. Guardando al Medio Oriente e all'America, oggi stiamo di nuovo facendo un casino pazzesco. Sembra un milione di anni fa, ma era solo il 2004 quando organizzasti in Yemen – oggi un miraggio – con No Peace Without Justice la Conferenza di Sana’a su democrazia e diritti umani: la prima nel mondo arabo, con 850 personalità tra ministri e funzionari europei. La Dichiarazione di Sana’a fa venire i brividi a rileggerla ora, mentre impazzano i bombardamenti su Hormuz e l'incertezza tra USA e Iran. Sei stata abilissima come Ministra del Commercio estero, degli Esteri e Vice Presidente del Senato. Sarai sempre la pasionaria dei diritti civili con Pannella e Adele Faccio: sull’aborto, sul fine vita, sulla legge 40 e la ricerca scientifica. A proposito di Esteri, fece discutere la tua iniziativa con l ’Iran nel 2013 , sotto il Governo Letta. Guidando la Farnesina ti recasti a Teheran dopo dieci anni di isolamento per incontrare il presidente Rohani e il ministro Zarif, provando a rompere il ghiaccio dopo l'accordo sul nucleare. Non volevi essere chiamata Ministra ma «Signora Ministro» – non me ne vogliano le amiche femministe – e non amavi le quote rosa, anche se forse poi ti rassegnasti alla loro necessità. Il destino del Medio Oriente, del Golfo, dell'Africa e delle donne ti ha sempre spinto a combattere l’infibulazione, i matrimoni forzati e a denunciare la condizione delle donne afghane, ripiombate in quell'incubo per la nostra codardia occidentale. Ora dobbiamo ricominciare da capo, Emma, ma tu ci hai spiegato con l'esempio come si fa. Sapevi costruire, mentre oggi il mondo è pieno di gente che sa solo far esplodere mine. Ci vorrebbero almeno cento Emma Bonino per aggiustarne un pezzetto . Ma credo che la tua semina sia stata buona e vedremo cosa crescerà. Fai buon viaggio, e salutami quelli che sappiamo. Uno in

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