La maglietta per Ceuta diventa un manifesto politico. È successo in Spagna, ieri sera, prima di Elche-Real Madrid, quando i giocatori sono scesi in campo indossando una t-shirt con la scritta «Todos somos caballas» — «siamo tutti di Ceuta» — un'iniziativa nata per esprimere solidarietà alla popolazione dell'exclave spagnola in Nord Africa. Tre calciatori del Real, però, hanno scelto di non aderire fino in fondo: Kylian Mbappé, Vinicius Jr e Ibrahima Konaté. Mbappé e Vinicius hanno indossato la maglia coprendo solo in parte la scritta, lasciandola visibile a metà busto; Konaté, più netto, se l'è sfilata tenendola in mano al momento della foto di rito a centrocampo. Un gesto minimo, ma che in poche ore ha acceso una polemica nazionale. Non è la prima volta che l'iniziativa valenciana — ideata da un gruppo di imprenditori locali e successivamente sposata dalla Liga — trova resistenze negli spogliatoi. Già in precedenza il Barcellona, con Lamine Yamal tra i più convinti, aveva scelto di non indossare la maglietta prima della sfida contro il Levante, schierandosi implicitamente su un fronte opposto rispetto a chi promuove l'iniziativa. Il messaggio, in apparenza innocuo, porta con sé un significato tutt'altro che neutrale: Ceuta è territorio storicamente conteso, rivendicato dal Marocco, e oggi al centro di una crisi migratoria e diplomatica che ha ripercussioni anche oltre i confini spagnoli, Italia compresa. Il termine «caballas» è il soprannome storico degli abitanti della città, un tempo pescatori nello stretto di Gibilterra. Chi ha scelto di indossare la maglia per intero non è stato risparmiato dalle polemiche. Il marocchino Abde Ezzalzouli, centrocampista del Betis, è stato sommerso di insulti e persino minacce di morte sui social network da parte di tifosi marocchini, che hanno letto il suo gesto come un endorsement alla Spagna nella disputa su Ceuta. Sorte simile è toccata a Ben Brereton Díaz, attaccante del Villarreal, accusato online di essersi schierato «contro il Marocco» . Di fronte al polverone, il club di Florentino Pérez ha preferito non entrare nel merito: «Ognuno è libero di indossare la maglia che preferisce» , la posizione ufficiale diffusa dal Real Madrid, che evita così di prendere le distanze dai propri calciatori senza però avallarne esplicitamente la scelta. Non tutti, in Spagna, l'hanno presa con altrettanta serenità. Diversi commentatori sportivi hanno parlato di mancanza di rispetto istituzionale, e alcuni esponenti politici hanno definito il comportamento dei tre giocatori «imbarazzante». Dall'altra parte, c'è chi rivendica il diritto di ogni atleta a non farsi veicolo di messaggi percepiti come politicamente schierati, per quanto mascherati da gesto di solidarietà. La spaccatura, nata sui social, è arrivata fisicamente sugli spalti: in alcuni impianti sono piovuti fischi contro i giocatori che hanno coperto la scritta, in altri sono partiti cori di sostegno ai calciatori marocchini finiti nel mirino delle polemiche.