Nel calcio moderno la rincorsa ai trofei personali viaggia spesso sul filo del rasoio, rischiando di incrinare persino i rapporti più solidi. È quanto accaduto nelle ultime settimane tra Kylian Mbappé e Ousmane Dembélé, protagonisti di un botta e risposta sul Pallone d’Oro . A far discutere sono state le parole della stella del Real Madrid, capocannoniere assoluto e autoproclamatosi come «l’eletto», mentre il compagno di Nazionale è stato liquidato come un semplice «talento». Un’uscita a gamba tesa che Dembélé, fresco vincitore dell’ultimo trofeo a Parigi, non ha gradito, replicando con stile: «Non sono mai stato l’eletto, ma quello che sta in fondo alla classe e lavora duro. Così sono stato premiato». La spaccatura rischiava di rovinare l’atmosfera al raduno dei Bleus a Clairefontaine, il primo sotto la guida di Zinedine Zidane. Il nuovo c.t. ha subito provato a spegnere il caso prima di iniziare i lavori: «Il dibattito è normale, ma una volta qui ci concentriamo sulla Nazionale». A raccogliere il messaggio e a muoversi per ricucire lo strappo è stato lo stesso Mbappé, spinto anche dai consigli del collega interista Thuram , prezioso mediatore a distanza tramite il loro gruppo WhatsApp . Una telefonata distensiva tra i due attaccanti ha permesso di chiarire ogni incomprensione prima dell’arrivo in ritiro. A confermare il ritorno del sereno è stato lo stesso Mbappé ai microfoni de L’Équipe , ridimensionando la questione prima della cerimonia del 26 ottobre a Londra: «Ousmane è un amico, non ci sono problemi. Ci siamo già parlati. Poi è chiaro che durante i ritiri delle nazionali va trovato sempre qualcosa su cui dibattere». Caso chiuso, almeno fino alla notte del galà.