DAL NOSTRO INVIATO METZ - Nel mondo, «le relazioni umane e tra gli Stati si fanno sempre più barbare» . E «purtroppo oggi la guerra è riapparsa, anche in Europa : una nuova “inutile strage" che ogni giorno causa innumerevoli vittime civili».  Leone XIV interviene al centro congressi intitolato a Robert Schuman e il riferimento all’Ucraina è trasparente come la citazione di Benedetto XV, la «lettera ai capi dei popoli belligeranti» con la quale il pontefice, il 1° agosto 1917, cercò invano di fermare l’«inutile strage» della Grande Guerra .  Questa città della Lorena è la memoria dei due conflitti mondiali che hanno segnato il Novecento, i confini di Germania e Lussemburgo distano poche decine di chilometri e la cattedrale nella quale il Papa celebrerà una messa nel pomeriggio - vi assisterà anche il presidente francese Emmanuel Macron , a differenza di Parigi - porta ancora sui muri esterni i segni di mortai e pallottole della battaglia di Metz, nel ’44, oltre tre mesi di combattimenti tra le truppe Usa e i tedeschi. Proprio qui, soprattutto, visse a lungo e morì Robert Schuman, padre fondatore dell’Unione europea e, per la Chiesa cattolica, prossimo beato . Per questo Leone XIV, in arrivo da Lourdes , ha scelto di concludere a Metz il suo viaggio in Francia.  Il Papa americano ricorda all’Europa come è nata , il contributo essenziale dall’allora ministro degli Esteri francese che il 9 maggio 1950, per arrivare all’«unione delle nazioni europee», propose alla Germania di porre sotto il controllo di un’«Alta autorità» comune la produzione del carbone e dell’acciaio, materiali essenziali per l'industria degli armamenti, per rendere «impensabile» e «materialmente impossibile» una nuova guerra, un’intesa cui aderirono anche Italia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo, il nucleo originario della futura Ue. Nel centro Schuman risuona l’Inno alla gioia , è Macron a introdurre l’incontro «alle radici dell’Europa per la pace e l’unità» e scandire: «L'Europa deve ritrovare il coraggio dei suoi fondatori e non cedere alla chiusura, all'odio verso l'altro, al ritorno dei nazionalismi che dividono» . Il presidente francese aveva invitato tutti i capi di Stato europei ma sono arrivati solo da Lussemburgo, principato di Monaco e Andorra.  Ora che la guerra in Europa è tornata e il mondo regredisce alla legge del più forte, il Papa richiama il Vecchio Continente ai suoi valori fondanti : «Il diritto internazionale e il multilateralismo sottolineano l’eguaglianza effettiva degli Stati nelle loro relazioni reciproche e costituiscono il miglior antidoto alla volontà di dominio, che è all’origine di ogni conflitto. Oggi, le relazioni umane e tra gli Stati si fanno sempre più barbare. Il valore della parola data è disprezzato; ci si vanta piuttosto della menzogna e dell’inganno». Già a Madrid, Prevost aveva parlato del processo di unione europea come di «un dono per l’intera famiglia umana». Così, in un mondo regredito alla «barbarie» delle autocrazie, il Papa dice che «l’Europa può porre fine a questa spirale grazie al rispetto per l’altro che ha saputo coltivare e preservare, poiché ha ampiamente dimostrato negli ultimi ottant’anni che è possibile far valere opinioni, rivendicazioni e interessi divergenti, incontrandosi invece di scontrarsi». Questa è stata la «lucidità» che ispirato uomini come Schuman , fa notare Leone XIV : «Superare l’opposizione tra le identità culturali e dare vita alle istituzioni europee al termine della terribile tragedia della Seconda Guerra Mondiale , che ha mostrato quanto grande sia il male compiuto dall’uomo quando pensa di non incontrare ostacoli nell’esercizio del suo potere». Il Papa elenca i meriti dello statista cattolico: «Ha contribuito a gettare le basi di un’ Europa consapevole dell’urgenza di abbattere i muri che la laceravano. La sua formazione cristiana gli ha trasmesso il valore dell’uguaglianza, senza distinzione di razza o classe sociale, e gli ha insegnato la dignità del lavoro. La successione di diverse sovranità nazionali gli ha impresso l’importanza del diritto internazionale e il valore della parola data. Cresciuto in un contesto in cui l’orgoglio e lo spirito di vendetta sembravano prevalere, si è impegnato per la pace e la fratellanza tra i popoli che, dopo essersi a lungo combattuti, riconoscevano finalmente di aver bisogno l’uno dell’altro». I suoi insegnamenti che restano più che mai validi «Ancora oggi, come nel 1950, le parole contenute nella Dichiarazione Schuman rimangono attuali: “Il contributo che un’Europa organizzata e vivente può dare alla civiltà è indispensabile per mantenere relazioni pacifiche”. È necessario impegnarsi in un dialogo paziente, mostrare coraggio nella negoziazione ed essere pronti a sacrificare alcune posizioni per il bene superiore della pace ». Certo, «la ricerca della pace in Europa , così come nel resto del mondo, non deve essere confusa con un ingenuo irenismo».  Lo stesso Schuman avvertiva che «la pace mondiale non può essere salvaguardata senza sforzi creativi proporzionati ai pericoli che la minacciano». Tuttavia «bisogna guardarsi dall’illusione del riarmo», ripete il Papa: «Favorire la pace è un’opera attiva. Oggi bisogna chiedersi se stiamo realmente facendo “sforzi creativi” per promuovere la pace mondiale, o se stiamo semplicemente cercando di “arginare l’emorragia della guerra” e prepararci meglio a quelle che presumiamo debbano ancora venire». Anche per questo Prevost propone lo statista francese come un modello: «L’Europa secondo Schuman è un continente dove si preferisce dialogare piuttosto che affrontarsi con le armi. Si basa sul rispetto del diritto internazionale che, a differenza dei diritti nazionali, non può essere imposto con la forza da uno Stato, ma si fonda sul principio universalmente riconosciuto secondo cui pacta sunt servanda». In questo, tra l’altro, le fedi possono giocare un ruolo fondamentale, Prevost lo ha ripetuto nell’ incontro interreligioso che ha preceduto la sessione sull’Europa: «Invocare il nome di Dio per legittimare la violenza o l’ oppressione costituisce una profanazione di questo nome. Nulla di ciò che deturpa la dignità umana può rivendicare un’autentica ispirazione divina. Il discorso religioso deve esortare costantemente a disarmare i cuori e le parole». Del resto, «non si può quindi parlare dell’ Europa senza menzionare il cristianesimo », osserva il Papa , con una precisazione: «Anziché essere un criterio confessionale esclusivo, il riferimento al debito della cultura europea verso il cristianesimo permette di comprendere meglio quanto l’ apertura al trascendente sia sempre una dimensione costitutiva della persona umana e una fonte viva di civilizzazione». L’ Europa contemporanea è cambiata, «si trova di fronte a una nuova tappa della sua lunga storia di incontri, con l’arrivo sul continente di tanti uomini e donne in fuga da teatri di guerra e persecuzione, o in cerca di una vita migliore lontano dalla povertà e dalla miseria». Bisogna quindi «cogliere la portata storica di ciò che sta accadendo, vale a dire un incontro tra popoli e culture che chiama a una riscoperta creativa delle nostre radici e, allo stesso tempo, a un ascolto attento dell’altro». Prevost ripete ciò che ha detto in giugno alle Canarie, rivolto ai migranti : «La dignità umana esige vie legali e sicure ». Ci vuole accoglienza integrazione e insieme la disponibilità di chi arriva ad «entrare nello spirito della casa che la accoglie». Le ultime parole del Papa sono rivolte ai giovani «chiamati a costruire l’Europa di oggi e di domani»: «Non abbiate paura di lavorare instancabilmente al servizio del bene delle vostre comunità, anche attraverso l’ impegno politico . Siate costruttori di comunità . E con voi, l’Europa, saldamente radicata, continuerà a fiorire e a ispirare