«Ovvio, le donne non sono contente ». Debora Bergamini , vicesegretaria di Forza Italia tendenza Marina Berlusconi , dopo questa premessa non apre l’uscio all’avventura: « Ormai c’è un accordo politico: non ci saranno sorprese ». E se ne va. Intanto il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani (Fratelli d’Italia) è da poco entrato in Aula per comunicare che il governo ha posto la questione di fiducia sulla legge elettorale . Non sembra preoccupato nemmeno lui. Non lo agita la contrarietà — seppur rassegnata — delle donne di centrodestra ; non sembrano togliergli il sonno i leghisti che al Nord rischiano di non essere rieletti. Tuttavia, ribadisce Ciriani, guai ad abbassare le guardia. Saranno tutti mobilitati perché « non esiste che qualcuno non si presenti per andare a tagliare un nastro». Vale per i sottosegretari e per i ministri, giustificati solo davanti a impegni improrogabili. Come Francesco Lollobrigida , che da ieri è a Bratislava per un bilaterale: oggi non ci sarà per il primo voto di fiducia. Dettagli. «La verità? Qui hanno tutti strizza », sintetizza la leghista Simonetta Matone , riferendosi, in senso figurato e familiare, alla paura che domina nel Palazzo. « Sarebbero pazzi e pazze se in segreto giovedì votassero contro la legge perché Giorgia dopo due minuti sarebbe già al Quirinale per dimettersi», ragiona Angelo Rossi, deputato di FdI e relatore della legge. «Se qualcuno avesse voluto lanciare dei segnali — continua — lo avrebbe fatto giovedì scorso con le pregiudiziali , che non avevano il parere del governo né quello del relatore: fidatevi, filerà tutto liscio ». Eppure come finì a luglio si sa. Ma le avvisaglie c’erano, come l’appello trasversale delle donne contro le preferenze. Ora sono tutte scomparse o forse folgorate sulla via della fine della legislatura (o al massimo della pensione da maturare per chi è al primo giro di giostra). Non si trovano ree confesse. La forzista Gloria Saccani Jotti un paio di settimane fa ammetteva in un capannello con altre colleghe: « Questa legge non mi piace , la capisco poco, ma il partito ha dato disposizioni chiare». La Lega per esempio ha mandato ieri un vademecum a tutti gli eletti con gli orari di questa tre giorni. È pieno di punti esclamativi e parole in maiuscolo: «TUTTI PRESENTI» . Angelo Bonelli, co-leader di Avs: «L’altra volta dalla Lega e FI mi arrivavano segnali di insofferenza, il botto era nell’aria. Ora no». Segue uno sbadiglio che la dice lunga. Il Rosatellum dunque è destinato a finire in soffitta , salvo sorprese, nel cimitero dei sistemi elettorali. Il destino fa passare in Transatlantico proprio lui, il padre della legge che sarà superata: Ettore Rosato (già Pd, poi Iv e ora Azione). Onorevole Rosato, è dispiaciuto? Se tutto va bene da giovedì ci sarà lo Stabilicum o il Melonellum, come dir si voglia. «Mattarella lasciò la sua impronta come me e poi diventò presidente della Repubblica: un precedente che mi lascia ben sperare, no?».