Due programmi diversi, due linguaggi diversi, la stessa sera, lo stesso protagonista : Louis Dassilva. Ore 14 Sera, su Rai2 (lo spin-off del quotidiano), apre con l’intervista all’uomo accusato dell’omicidio di Pierina Paganelli e poi assolto; Le Iene, su Italia 1, dedicano al caso il primo servizio. Il tono è più leggero anche perché per domenica sera è annunciata una puntata speciale. La concorrenza televisiva, ormai, non consiste più necessariamente nel trovare un’altra storia: basta raccontare la stessa storia con un altro confezionamento. È un buon punto di partenza per capire la crisi d’identità delle “Iene”. Il programma di Davide Parenti, nato dall’ibridazione fra giornalismo d’inchiesta, satira e provocazione, sembra oggi non sapere più bene quale delle sue anime privilegiare. I sistemi d’indagine restano spesso quelli di un programma giornalistico, stile “Report” di Ranucci; il tono, invece, cerca sempre più l’intrattenimento.Così si passa dal crime di Yara Gambirasio ai finti tatuaggi di polli, dall’abusivismo di Agrigento al presunto figlio di Adriano Celentano , fino al servizio su Ilaria Salis e ai suoi guai con la giustizia. Non è tanto la varietà degli argomenti a colpire, quanto la difficoltà di stabilire quale sia il registro con cui affrontarli. Anche Veronica Gentili è costretta a muoversi in questa terra di mezzo: tra l’approfondimento e il pop, tra la cronaca e il varietà. Una conduttrice che deve tenere insieme linguaggi che sembrano appartenere a programmi diversi. Ha la forza per farlo? Ne dubito.Poi arrivano i comici, quattro, fra i quali Daniele Gattano, che ha talento da vendere. Ma proprio qui emerge un altro paradosso: quando a un comico metti in bocca battute imbarazzanti (per pochezza di spirito), rischi di trasformare la comicità in un inutile accessorio.Un tempo le “Iene” pretendevano di mettere sottosopra i modelli televisivi. Oggi sembrano soprattutto impegnate a ricomporre i pezzi della propria identità, come se avessero smarrito proprio quella trasgressione (non di rado irritante) che era diventata il loro marchio di fabbrica. La ribellione, in tv, ha una curiosa parabola: quando diventa un format, finisce per obbedire al format.
Le Iene sono diventate un frullatore, con Gentili in grande difficoltà: la trasgressione dov'è finita?
Due programmi diversi, due linguaggi diversi, la stessa sera, lo stesso protagonista : Louis Dassilva. Ore 14 Sera, su Rai2 (lo spin-off del quotidiano), apre con l’intervista all’uomo accusato dell’omicidio di Pierina Paganelli e poi assolto; Le Iene, su Italia 1, dedicano al caso il primo servizio. Il tono è più leggero anche perché per domenica sera è annunciata una puntata speciale. La concorrenza televisiva, ormai, non consiste più necessariamente nel trovare un’altra storia: basta raccontare la stessa storia con un altro confezionamento. È un buon punto di partenza per capire la crisi d’identità delle “Iene”. Il programma di Davide Parenti, nato dall’ibridazione fra giornalismo d’inchiesta, satira e provocazione, sembra oggi non sapere più bene quale delle sue anime privilegiare. I sistemi d’indagine restano spesso quelli di un programma giornalistico, stile “Report” di Ranucci; il tono, invece, cerca sempre più l’intrattenimento.Così si passa dal crime di Yara Gambirasio ai finti tatuaggi di polli, dall’abusivismo di Agrigento al presunto figlio di Adriano Celentano , fino al servizio su Ilaria Salis e ai suoi guai con la giustizia. Non è tanto la varietà degli argomenti a colpire, quanto la difficoltà di stabilire quale sia il registro con cui affrontarli. Anche Veronica Gentili è costretta a muoversi in questa terra di mezzo: tra l’approfondimento e il pop, tra la cronaca e il varietà. Una conduttrice che deve tenere insieme linguaggi che sembrano appartenere a programmi diversi. Ha la forza per farlo? Ne dubito.Poi arrivano i comici, quattro, fra i quali Daniele Gattano, che ha talento da vendere. Ma proprio qui emerge un altro paradosso: quando a un comico metti in bocca battute imbarazzanti (per pochezza di spirito), rischi di trasformare la comicità in un inutile accessorio.Un tempo le “Iene” pretendevano di mettere sottosopra i modelli televisivi. Oggi sembrano soprattutto impegnate a ricomporre i pezzi della propria identità, come se avessero smarrito proprio quella trasgressione (non di rado irritante) che era diventata il loro marchio di fabbrica. La ribellione, in tv, ha una curiosa parabola: quando diventa un format, finisce per obbedire al format.

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