Da un lato c’è ancora amarezza e delusione per la perdita della loro villetta nel Veronese, a Vago di Lavagno. Dall’altro c’è tanta sete di giustizia e la volontà di reagire, se non altro per i loro due bambini, iniziando da capo a cercare un’altra casa. La famiglia del 53enne Gianluca Taverna e della moglie di 44 anni Enrica Pruneri è appesa a un filo, specie dopo aver saputo che la loro villa Berlino del Residence Europa, progettata su misura con tanto di mobili acquistati già un anno fa, è stata aggiudicata a un’altra persona . Lo scorso autunno la coppia aveva già preso appuntamento dal notaio per firmare il rogito, ma pochi giorni prima l’impresa Immobiliare Pm a cui si erano rivolti è entrata in liquidazione giudiziale e il Residence con la loro villetta è finito all’asta. All’indomani dalla perdita della loro casa, Gianluca Taverna racconta le notti insonni, l’incertezza per il futuro e le loro prossime battaglie. Come avete vissuto le ultime 24 ore? «Abbiamo perso la casa per un click e per 30mila euro. Il giorno della gara, il 24 settembre, abbiamo pianto ed eravamo delusi. Adesso siamo arrabbiati e ci stiamo preparando ad affrontare una nuova guerra. Continuiamo a chiederci come mai all’asta del 4 giugno, quando noi non abbiamo partecipato, non si è presentato nessuno, mentre ieri c’erano altri due offerenti e il prezzo base era sempre di 258mila euro. Chi ha comprato la nostra villetta non ha fatto un affare, perché dovrà sborsare almeno altri 60mila euro per sistemarla, senza contare poi tutte le spese accessorie». Intendete provare a intraprendere qualche azione legale?  «Il giorno prima dell’asta c’è stata una fuga di notizie sulle nostre offerte. Le avvocate che ci seguono ritengono che ci sia stata una disparità di trattamento tra gli offerenti e hanno inviato una pec alla curatrice giudiziaria e alla giudice per rivalutare la gara. Abbiamo inoltre depositato una denuncia penale e presentato un esposto alla Camera di Commercio». Come avete vissuto la mattina dell’asta? «Mia moglie è andata a lavorare. Io invece mi sono collegato per un’ora davanti al computer e ho fatto un solo rilancio per provocazione, dopodiché sono uscito perché avevo un appuntamento con un cliente. Poi abbiamo saputo che avevamo perso». Per partecipare all’incanto avevate chiesto un mutuo, ora cosa farete? «Dobbiamo trovare una nuova casa per i nostri figli. Chiediamo che qualche privato cittadino o qualche imprenditore si metta una mano sul cuore e ci aiuti a trovare una dimora a un buon prezzo. Dopo ieri siamo molto preoccupati per il nostro futuro. Mia moglie non ha più un euro sul conto. Abbiamo solo i soldi che ci ha dato la banca». Questa situazione come ha cambiato la vostra famiglia? «I nostri figli sono sereni. Hanno 2 e 5 anni e abbiamo cercato di non coinvolgerli. Hanno trascorso più tempo coi nonni e noi con loro giochiamo, cantiamo e ridiamo. Il rapporto con mia moglie invece non è stato semplice. Quando l’Immobiliare Pm è fallita e la casa è finita all’asta, abbiamo iniziato a rinfacciarci a vicenda le scelte che avevamo fatto. Eravamo in crisi. Poi abbiamo capito che dovevamo rimanere uniti e abbiamo trovato un equilibrio». Oltre alla casa avevate comprato anche i mobili, dove li avete sistemati? «Alcuni li abbiamo usati per arredare la nostra casa in affitto a Pescantina. I sanitari dei bagni sono invece nel garage di mia suocera, mentre la cucina è ancora a Vago. Ci è costata 20mila euro e speriamo che il nuovo acquirente ce la compri, altrimenti la butteremo in discarica se non potremo portarla in un’altra casa». Da quanto tempo non dormite? «Ormai da mesi. Vado avanti con 12 caffè al giorno e passo la notte a scrivere mail e a studiare. Vorrei sfruttare la mia laurea in Storia e Filosofia per insegnare. Sono un consulente e venditore nel settore della bellezza, ma ora ho bisogno di fare un secondo lavoro e vorrei fare qualche supplenza a scuola». Rivedrete mai i 150mila euro già spesi? «Forse con la vendita del Residence Europa riusciremo ad avere indietro 20-30mila euro e passeranno anni. Non ci speriamo molto». Cosa vi ha deluso di più? «I rappresentanti politici locali e nazionali. Abbiamo contattato la Regione, il presidente della Camera Lorenzo Fontana, la premier Giorgia Meloni e altri esponenti, ma nessuno ci ha risposto o aiutato». Cosa vi sta dando invece la forza per andare avanti? «I nostri figli in primis e poi tutta la solidarietà che stiamo ricevendo sui social da gente di tutta Italia che ha preso a cuore la nostra storia. Mi arrivano continuamente richieste di amicizia su Facebook, in molti ci scrivono invitandoci a non arrenderci e con le mie dirette e i contenuti che pubblico raggiungo ormai i tre milioni di visualizzazioni».