Ottobre è iniziato e state finalmente godendovi il giardino, con quella luce obliqua che rende tutto bellissimo, quando una zanzara comincia a ronzarvi davanti agli occhi , girarvi intorno alla testa e fare prove di atterraggio su una tempia. Il fastidio è lo stesso di luglio; a essere cambiata è la disponibilità a sopportarlo . Perché adesso ci sembra di avere già dato. E poi, anche di notte, vi sveglia un ronzio a dieci centimetri dalla faccia che rapidamente diventa il frastuono di un aeroplano entrato direttamente nel condotto uditivo. E allora, nel dormiveglia, senza andare troppo per il sottile, partono schiaffi poderosi contro il proprio orecchio, che a quel punto comincia lui a ronzare e fischiare, mentre la zanzara, quasi sempre illesa, si è già spostata altrove. Insomma, se pensavate che con l’arrivo di ottobre la faccenda fosse chiusa, sicuramente non siete i soli. Ma vi sbagliavate: per le zanzare l’autunno non coincide affatto con la fine della stagione . La zanzara tigre , anzi, in Italia può raggiungere un secondo picco di abbondanza proprio fra settembre e ottobre. Il clima più caldo , intanto, allunga il periodo dell’anno nel quale le zanzare riescono a restare attive. Noi abbiamo salutato l’estate. Loro, con una certa mancanza di tatto, no. Se queste ultime punture devono servirci almeno a qualcosa, usiamole come promemoria: se vogliamo avere meno zanzare la prossima primavera, una parte del lavoro va fatta ora. Senza dimenticare quanto avevamo già detto in primavera sul come provare a tenerle a bada in maniera naturale . Ecco allora i tre consigli che possono aiutarci a tenerle lontano. 1. Il sottovaso vuoto può essere ancora pieno di uova La prima sorpresa è questa: la zanzara tigre non depone le uova nell’acqua, ma sulle pareti del recipiente, appena sopra il livello raggiunto dall’acqua. E quelle deposte in autunno sono fatte apposta per superare l’inverno: possono restare asciutte per mesi e sopportare brevi esposizioni a temperature intorno ai dieci gradi sotto zero. Insomma, svuotare il sottovaso a ottobre e aspettare che ci pensino il secco o il freddo a sbrigare la pratica non è una buona idea. Le uova possono restare attaccate lì, invisibili, fino alla primavera successiva, pronte a schiudersi quando torna l’acqua e la temperatura si alza. Per questo, se vogliamo evitare una bella sfornata di zanzare tigre in primavera, c’è una buona pratica spesso ignorata: strofinare bene con una spugna lungo la vecchia linea dell’acqua del sottovaso vuoto . È infatti lì che le uova vengono incollate. 2. Non cercate le zanzare. Cercate l’acqua Quando le zanzare aumentano, viene spontaneo chiedersi da dove arrivino. In realtà conviene cercare prima di tutto dove possano nascere. Le specie sono diverse, ma una cosa le accomuna: le larve hanno bisogno dell’acqua per svilupparsi. Dopo una pioggia, quindi, vale la pena fare un giro in giardino o in terrazzo provando, per una volta, a non guardarlo con gli occhi del giardiniere ma con quelli di una zanzara. Non serve immaginare una palude: può bastare l’acqua rimasta nella piega di un telo, una grondaia che non scarica bene o un tombino dove il ristagno dura abbastanza a lungo. Qui il rimedio migliore è intervenire alla radice: tendere il telo, liberare lo scarico, evitare che l’acqua possa fermarsi di nuovo. Con le zanzare, spesso, il modo più efficace per combatterle è rendere il posto meno interessante. 3. La monetina di rame non è un falso mito, ma… Il rame contro le larve di zanzara funziona davvero. In uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità sulla zanzara tigre furono immersi nell’acqua sottili fili di rame: con 10 grammi per litro la mortalità delle larve era già elevata e con 20 grammi il loro sviluppo veniva completamente bloccato. Ma 20 grammi di rame in un litro non sono affatto pochi. Per avere un termine di paragone, una moneta da 5 centesimi pesa quasi quattro grammi, ma è fatta soprattutto di acciaio: il sottile rivestimento contiene appena 0,22 grammi circa di rame. Venti grammi corrispondono quindi al rame presente in una novantina di monete da 5 centesimi. Non avrebbe senso mettersi a riempire il sottovaso di spiccioli tipo Fontana di Trevi, anche perché fili e monete rilasciano il rame in modo diverso, ma il confronto fa capire perché una monetina da sola non sia una soluzione affidabile. Se l’acqua deve necessariamente rimanere, meglio usare un larvicida biologico a base di Bacillus thuringiensis israelensis , o Bti: esiste anche in compresse da mettere nell’acqua e questa volta la quantità da usare è indicata sulla confezione. Se facciamo queste tre cose (togliamo le uova rimaste nei recipienti, cerchiamo l’acqua dove le larve possono svilupparsi e trattiamo quella che non possiamo eliminare) non avremo naturalmente un mondo senza zanzare. Ma la prossima primavera ne avremo qualcuna in meno. Del resto, per quanto ci ostiniamo a considerarle soltanto un fastidio da eliminare, le zanzare entrano anche nei nostri ricordi dei luoghi . Non soltanto paludi e canneti: anche Milano ha la sua parte, e non piccola. Ma adesso, pensando a loro, rivedo quelle colonne nere di zanzare alla foce del Po e poi a Ferrara, e con Ferrara mi tornano in mente le zanzare del Giardino dei Finzi-Contini di Bassani. Nel celebre romanzo la grande casa di famiglia sorge «fra le zanzare e le rane». È abbastanza magnifica da suscitare l’invidia dei ferraresi. Viene soprannominata magna domus , quasi per prendere in giro i padroni di casa: una stravaganza da nuovi ricchi, costruita in un luogo «fuori mano», «insalubre», «malinconico». Anche le zanzare e le rane fanno parte di questo repertorio , quasi servissero a ridimensionare il privilegio dei Finzi-Contini. Avete la villa, il parco, il campo da tennis? Sì, però vivete laggiù, fra fossi e zanzare. Quelle zanzare sembrano un dettaglio un po’ comico. Noi però sappiamo ciò che i Finzi-Contini, dentro il loro giardino, ancora non possono sapere: il pericolo non arriverà dai fossi, dall’umidità o dalle zanzare. Arriverà da fuori e il muro che per anni li ha separati dalla città non sarà abbastanza alto. Intorno a quella casa c’è il giardino, intorno al giardino Ferrara, e oltre le mura la pianura. Ci sono strade che seguono i canali, filari di pioppi e campi. Un airone si alza dall’acqua bassa e si allontana in un volo silenzioso con le zampe distese all’indietro. Da qualche parte, nel fango nero, un’anguilla si torce invisibile. Si accendono le prime finestre lungo una strada tesa verso l’orizzonte, che sembra non finire, inghiottita in lontananza dalla campagna che scurisce. E nell’aria sopra i fossi, sopra l’acqua ferma, ci sono già le zanzare. Sono lì, leggere, a nugoli, come dovevano esserci allora e come ci sono ancora adesso. Ronzano fra le rane, sfiorano i canneti, si addensano dove l’acqua trattiene un po’ di calore. Così ignare delle nostre case, dei nostri romanzi, delle nostre tragedie . Volavano già molto prima che arrivassimo noi , quando sulla terra non c’era ancora una sola finestra illuminata.
La stagione delle zanzare non è finita: cosa fare a ottobre per averne meno? I tre consigli di Pietro Bruni
Ottobre è iniziato e state finalmente godendovi il giardino, con quella luce obliqua che rende tutto bellissimo, quando una zanzara comincia a ronzarvi davanti agli occhi , girarvi intorno alla testa e fare prove di atterraggio su una tempia. Il fastidio è lo stesso di luglio; a essere cambiata è la disponibilità a sopportarlo . Perché adesso ci sembra di avere già dato. E poi, anche di notte, vi sveglia un ronzio a dieci centimetri dalla faccia che rapidamente diventa il frastuono di un aeroplano entrato direttamente nel condotto uditivo. E allora, nel dormiveglia, senza andare troppo per il sottile, partono schiaffi poderosi contro il proprio orecchio, che a quel punto comincia lui a ronzare e fischiare, mentre la zanzara, quasi sempre illesa, si è già spostata altrove. Insomma, se pensavate che con l’arrivo di ottobre la faccenda fosse chiusa, sicuramente non siete i soli. Ma vi sbagliavate: per le zanzare l’autunno non coincide affatto con la fine della stagione . La zanzara tigre , anzi, in Italia può raggiungere un secondo picco di abbondanza proprio fra settembre e ottobre. Il clima più caldo , intanto, allunga il periodo dell’anno nel quale le zanzare riescono a restare attive. Noi abbiamo salutato l’estate. Loro, con una certa mancanza di tatto, no. Se queste ultime punture devono servirci almeno a qualcosa, usiamole come promemoria: se vogliamo avere meno zanzare la prossima primavera, una parte del lavoro va fatta ora. Senza dimenticare quanto avevamo già detto in primavera sul come provare a tenerle a bada in maniera naturale . Ecco allora i tre consigli che possono aiutarci a tenerle lontano. 1. Il sottovaso vuoto può essere ancora pieno di uova La prima sorpresa è questa: la zanzara tigre non depone le uova nell’acqua, ma sulle pareti del recipiente, appena sopra il livello raggiunto dall’acqua. E quelle deposte in autunno sono fatte apposta per superare l’inverno: possono restare asciutte per mesi e sopportare brevi esposizioni a temperature intorno ai dieci gradi sotto zero. Insomma, svuotare il sottovaso a ottobre e aspettare che ci pensino il secco o il freddo a sbrigare la pratica non è una buona idea. Le uova possono restare attaccate lì, invisibili, fino alla primavera successiva, pronte a schiudersi quando torna l’acqua e la temperatura si alza. Per questo, se vogliamo evitare una bella sfornata di zanzare tigre in primavera, c’è una buona pratica spesso ignorata: strofinare bene con una spugna lungo la vecchia linea dell’acqua del sottovaso vuoto . È infatti lì che le uova vengono incollate. 2. Non cercate le zanzare. Cercate l’acqua Quando le zanzare aumentano, viene spontaneo chiedersi da dove arrivino. In realtà conviene cercare prima di tutto dove possano nascere. Le specie sono diverse, ma una cosa le accomuna: le larve hanno bisogno dell’acqua per svilupparsi. Dopo una pioggia, quindi, vale la pena fare un giro in giardino o in terrazzo provando, per una volta, a non guardarlo con gli occhi del giardiniere ma con quelli di una zanzara. Non serve immaginare una palude: può bastare l’acqua rimasta nella piega di un telo, una grondaia che non scarica bene o un tombino dove il ristagno dura abbastanza a lungo. Qui il rimedio migliore è intervenire alla radice: tendere il telo, liberare lo scarico, evitare che l’acqua possa fermarsi di nuovo. Con le zanzare, spesso, il modo più efficace per combatterle è rendere il posto meno interessante. 3. La monetina di rame non è un falso mito, ma… Il rame contro le larve di zanzara funziona davvero. In uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità sulla zanzara tigre furono immersi nell’acqua sottili fili di rame: con 10 grammi per litro la mortalità delle larve era già elevata e con 20 grammi il loro sviluppo veniva completamente bloccato. Ma 20 grammi di rame in un litro non sono affatto pochi. Per avere un termine di paragone, una moneta da 5 centesimi pesa quasi quattro grammi, ma è fatta soprattutto di acciaio: il sottile rivestimento contiene appena 0,22 grammi circa di rame. Venti grammi corrispondono quindi al rame presente in una novantina di monete da 5 centesimi. Non avrebbe senso mettersi a riempire il sottovaso di spiccioli tipo Fontana di Trevi, anche perché fili e monete rilasciano il rame in modo diverso, ma il confronto fa capire perché una monetina da sola non sia una soluzione affidabile. Se l’acqua deve necessariamente rimanere, meglio usare un larvicida biologico a base di Bacillus thuringiensis israelensis , o Bti: esiste anche in compresse da mettere nell’acqua e questa volta la quantità da usare è indicata sulla confezione. Se facciamo queste tre cose (togliamo le uova rimaste nei recipienti, cerchiamo l’acqua dove le larve possono svilupparsi e trattiamo quella che non possiamo eliminare) non avremo naturalmente un mondo senza zanzare. Ma la prossima primavera ne avremo qualcuna in meno. Del resto, per quanto ci ostiniamo a considerarle soltanto un fastidio da eliminare, le zanzare entrano anche nei nostri ricordi dei luoghi . Non soltanto paludi e canneti: anche Milano ha la sua parte, e non piccola. Ma adesso, pensando a loro, rivedo quelle colonne nere di zanzare alla foce del Po e poi a Ferrara, e con Ferrara mi tornano in mente le zanzare del Giardino dei Finzi-Contini di Bassani. Nel celebre romanzo la grande casa di famiglia sorge «fra le zanzare e le rane». È abbastanza magnifica da suscitare l’invidia dei ferraresi. Viene soprannominata magna domus , quasi per prendere in giro i padroni di casa: una stravaganza da nuovi ricchi, costruita in un luogo «fuori mano», «insalubre», «malinconico». Anche le zanzare e le rane fanno parte di questo repertorio , quasi servissero a ridimensionare il privilegio dei Finzi-Contini. Avete la villa, il parco, il campo da tennis? Sì, però vivete laggiù, fra fossi e zanzare. Quelle zanzare sembrano un dettaglio un po’ comico. Noi però sappiamo ciò che i Finzi-Contini, dentro il loro giardino, ancora non possono sapere: il pericolo non arriverà dai fossi, dall’umidità o dalle zanzare. Arriverà da fuori e il muro che per anni li ha separati dalla città non sarà abbastanza alto. Intorno a quella casa c’è il giardino, intorno al giardino Ferrara, e oltre le mura la pianura. Ci sono strade che seguono i canali, filari di pioppi e campi. Un airone si alza dall’acqua bassa e si allontana in un volo silenzioso con le zampe distese all’indietro. Da qualche parte, nel fango nero, un’anguilla si torce invisibile. Si accendono le prime finestre lungo una strada tesa verso l’orizzonte, che sembra non finire, inghiottita in lontananza dalla campagna che scurisce. E nell’aria sopra i fossi, sopra l’acqua ferma, ci sono già le zanzare. Sono lì, leggere, a nugoli, come dovevano esserci allora e come ci sono ancora adesso. Ronzano fra le rane, sfiorano i canneti, si addensano dove l’acqua trattiene un po’ di calore. Così ignare delle nostre case, dei nostri romanzi, delle nostre tragedie . Volavano già molto prima che arrivassimo noi , quando sulla terra non c’era ancora una sola finestra illuminata.

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