A lcuni vecchi slogan non passano mai di moda. Che siano presidenziali, oppure parlamentari come quelle che si terranno da domani al 20 settembre, rimangono «vybory bez vybora» ovvero elezioni senza scelta , da vent’anni almeno. Ma sono comunque una faticaccia, almeno per Sergey Kirienko , l’uomo del Cremlino incaricato di trovare la giusta miscela che dia soddisfazione agli alleati di Russia Unita, il partito personale di Vladimir Putin, e distribuisca loro le briciole. L’esclusione di Jabloko dalle liste proporzionali non è bastata a far quadrare i conti. Se avesse preso parte alla gara, l’unico partito pacifista russo avrebbe raggiunto un fantasmagorico 24,6%, in base agli ultimi sondaggi. Quindi, c’era da fare un bel repulisti anche nei collegi uninominali, anche qui si vota con un sistema misto. A Chelyabinsk, eliminato un candidato, colpevole di aver usato il famoso ritratto della bambina con il palloncino di Banksy, violando così il diritto d’autore dell’ignaro artista inglese. Un altro suo collega è stato fatto fuori per aver citato lo storico diplomatico sovietico Andrej Gromyko : «Meglio dieci anni di negoziati che un solo giorno di guerra». Agli aspiranti deputati di Nizhny Novgorod è stata fatale una foto che li riprendeva con la maglietta del gruppo rock Motorhead e degli Iron Maiden. Uno è stato accusato di propaganda nazista, l’altro di satanismo. A San Pietroburgo, piazza pulita di qualunque spot elettorale con dentro la parola «pace», ma anche «libertà» e «vita». Ma i conti non quadravano comunque. La livella del Cremlino ha colpito anche il Partito comunista , allineato sulle posizioni guerrafondaie ma reo di essere troppo alto nei sondaggi. Nel caso più clamoroso, un deputato uscente di Saratov è stato tolto dalla competizione per via di una vecchia foto di Aleksej Navalny sul suo canale Telegram, risalente però a quando il defunto oppositore era ancora «legale». Colpito anche Rodina (patria), che aveva denunciato Jabloko per aver ricevuto fondi stranieri. Un suo esponente, un imprenditore di Tver, è stato escluso in quanto detentore di azioni Apple, Microsoft e Meta. A cosa servono dunque queste elezioni di facciata, oltre che al rinnovo dei 450 deputati della Duma? Per il potere, sono un indicatore degli umori della gente. Il risultato deciso dal Cremlino sarà comunque garantito, ma occorre sapere dove il malcontento supera i livelli consentiti, come reagiscono le varie fasce di età e di categoria, e se per caso la guerra ha alzato la soglia di coinvolgimento politico, che non deve prevalere sull’apatia tanto coltivata dai governanti. Per altro, il sistema con il voto spalmato su tre giorni consente di seguire le tendenze in anticipo, ed eventualmente di correggerle. Per dirla con le parole odierne di Putin, «si vota in piena conformità alla Costituzione, e si dimostrerà che dietro ai nostri soldati stanno milioni di russi». Nel suo messaggio, il presidente ha detto che queste elezioni «saranno la risposta comune a coloro che vogliono indebolire la Russia». Tutto il mondo è paese, quindi le promesse abbondano, anche le più strampalate. Un candidato moscovita di Russia Unita promette «più rifugi antiaerei e antidroni per tutti», un comunista siberiano garantisce la costruzione di città da tre milioni di abitanti «in soli tre anni» , un altro si limita ad assicurare per il futuro «la benzina gratis e Internet libero». Nel 2021, Russia Unita prese il 49,8%, rispetto al 19,9% dei comunisti arrivati secondi. Quest’anno c’è un maggiore affollamento di partiti satelliti, perché oltre ai soliti noti si sono aggiunti anche gli ultranazionalisti di Rodina e Gente nuova , una forza politica che molti ritengono creata dall’amministrazione del Cremlino per risucchiare i voti degli elettori della classe media moderatamente critici. Quindi, tutti contro i comunisti , per rimpicciolirli e aggiungere posti a tavola. I liberaldemocratici del defunto Zhirinovskij propongono uno spot con un leone ruggente davanti ad un gattino e la scritta «come vi sentite quando proponete agli scolari di venerare un capo morto come Lenin al posto di prospettive reali?». In questo panorama stagnante, il partito del presidente può permettersi una certa sobrietà. «Per la stabilità! Un Paese forte per gente forte», è lo slogan ufficiale, al quale segue il video di alcune celebrità, tra le quali l’hockeista Alexander Oveckhin, professionista della Nhl americana. A capitanare il gruppo c’è il ministro degli Esteri Sergey Lavrov. «Chi viene da noi con la spada non aspetti clemenza», dice. Tutto come sempre, ancora prima di cominciare.
La Russia torna al voto: partiti esclusi, slogan strampalati e un risultato già scritto. Le elezioni per rinnovare la Duma (con la regia del Cremlino)
A lcuni vecchi slogan non passano mai di moda. Che siano presidenziali, oppure parlamentari come quelle che si terranno da domani al 20 settembre, rimangono «vybory bez vybora» ovvero elezioni senza scelta , da vent’anni almeno. Ma sono comunque una faticaccia, almeno per Sergey Kirienko , l’uomo del Cremlino incaricato di trovare la giusta miscela che dia soddisfazione agli alleati di Russia Unita, il partito personale di Vladimir Putin, e distribuisca loro le briciole. L’esclusione di Jabloko dalle liste proporzionali non è bastata a far quadrare i conti. Se avesse preso parte alla gara, l’unico partito pacifista russo avrebbe raggiunto un fantasmagorico 24,6%, in base agli ultimi sondaggi. Quindi, c’era da fare un bel repulisti anche nei collegi uninominali, anche qui si vota con un sistema misto. A Chelyabinsk, eliminato un candidato, colpevole di aver usato il famoso ritratto della bambina con il palloncino di Banksy, violando così il diritto d’autore dell’ignaro artista inglese. Un altro suo collega è stato fatto fuori per aver citato lo storico diplomatico sovietico Andrej Gromyko : «Meglio dieci anni di negoziati che un solo giorno di guerra». Agli aspiranti deputati di Nizhny Novgorod è stata fatale una foto che li riprendeva con la maglietta del gruppo rock Motorhead e degli Iron Maiden. Uno è stato accusato di propaganda nazista, l’altro di satanismo. A San Pietroburgo, piazza pulita di qualunque spot elettorale con dentro la parola «pace», ma anche «libertà» e «vita». Ma i conti non quadravano comunque. La livella del Cremlino ha colpito anche il Partito comunista , allineato sulle posizioni guerrafondaie ma reo di essere troppo alto nei sondaggi. Nel caso più clamoroso, un deputato uscente di Saratov è stato tolto dalla competizione per via di una vecchia foto di Aleksej Navalny sul suo canale Telegram, risalente però a quando il defunto oppositore era ancora «legale». Colpito anche Rodina (patria), che aveva denunciato Jabloko per aver ricevuto fondi stranieri. Un suo esponente, un imprenditore di Tver, è stato escluso in quanto detentore di azioni Apple, Microsoft e Meta. A cosa servono dunque queste elezioni di facciata, oltre che al rinnovo dei 450 deputati della Duma? Per il potere, sono un indicatore degli umori della gente. Il risultato deciso dal Cremlino sarà comunque garantito, ma occorre sapere dove il malcontento supera i livelli consentiti, come reagiscono le varie fasce di età e di categoria, e se per caso la guerra ha alzato la soglia di coinvolgimento politico, che non deve prevalere sull’apatia tanto coltivata dai governanti. Per altro, il sistema con il voto spalmato su tre giorni consente di seguire le tendenze in anticipo, ed eventualmente di correggerle. Per dirla con le parole odierne di Putin, «si vota in piena conformità alla Costituzione, e si dimostrerà che dietro ai nostri soldati stanno milioni di russi». Nel suo messaggio, il presidente ha detto che queste elezioni «saranno la risposta comune a coloro che vogliono indebolire la Russia». Tutto il mondo è paese, quindi le promesse abbondano, anche le più strampalate. Un candidato moscovita di Russia Unita promette «più rifugi antiaerei e antidroni per tutti», un comunista siberiano garantisce la costruzione di città da tre milioni di abitanti «in soli tre anni» , un altro si limita ad assicurare per il futuro «la benzina gratis e Internet libero». Nel 2021, Russia Unita prese il 49,8%, rispetto al 19,9% dei comunisti arrivati secondi. Quest’anno c’è un maggiore affollamento di partiti satelliti, perché oltre ai soliti noti si sono aggiunti anche gli ultranazionalisti di Rodina e Gente nuova , una forza politica che molti ritengono creata dall’amministrazione del Cremlino per risucchiare i voti degli elettori della classe media moderatamente critici. Quindi, tutti contro i comunisti , per rimpicciolirli e aggiungere posti a tavola. I liberaldemocratici del defunto Zhirinovskij propongono uno spot con un leone ruggente davanti ad un gattino e la scritta «come vi sentite quando proponete agli scolari di venerare un capo morto come Lenin al posto di prospettive reali?». In questo panorama stagnante, il partito del presidente può permettersi una certa sobrietà. «Per la stabilità! Un Paese forte per gente forte», è lo slogan ufficiale, al quale segue il video di alcune celebrità, tra le quali l’hockeista Alexander Oveckhin, professionista della Nhl americana. A capitanare il gruppo c’è il ministro degli Esteri Sergey Lavrov. «Chi viene da noi con la spada non aspetti clemenza», dice. Tutto come sempre, ancora prima di cominciare.

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