DAI NOSTRI INVIATI CERNOBBIO - Accompagnato dalla fidanzata italiana Maria Carolina di Borbone delle Due Sicilie l’aspirante primo ministro francese Jordan Bardella, prima di cenare con Matteo Salvini, incontra a Villa d’Este alcuni giornalisti «con l’ambizione di presentare il nostro progetto all’Europa». Come risponderebbe agli attacchi ibridi russi di questi giorni in Europa? «La Russia è oggi una minaccia per gli interessi europei. Ci non significa fare la guerra alla Russia, potenza nucleare, ma essere consapevoli che abbiamo ai confini dell’Europa un paese con un’ambizione imperiale e la volontà di piegare l’Europa con le armi e con la destabilizzazione. Occorre sostenere l’Ucraina, senza che le condizioni di questo sostegno rovinino fino all’irreparabile la posizione della Francia nei confronti della Russia. Bisogna risolvere questo conflitto con la diplomazia, arrivando davanti alla Russia con una posizione comune degli occidentali. Come l’Italia, rifiutiamo di inviare truppe di terra in Ucraina». E quanto agli aiuti a Kiev? «Abbiamo espresso riserve sull’ultimo aiuto finanziario all’Ucraina. Non abbiamo questi soldi. La situazione economica della Francia e delle nostre finanze pubbliche è catastrofica, e questo sostegno è fatto senza contropartite. Nessuno restituirà mai questo denaro». Ma i 90 miliardi sono garantiti dal reddito delle riserve congelate della Russia, non è così? «Sì, ma questi soldi non saranno restituiti, e non si possono sequestrare totalmente gli attivi, perché altrimenti nessuno verrà più a collocare capitali in Europa. Bisogna riaffermare il sostegno all’Ucraina, ma non si può finanziare ad vitam aeternam la guerra senza contropartite. Bisognerebbe soprattutto stabilizzare la situazione a Hormuz, perché la guerra aumenta il fatturato dell’export di petrolio russo e rovina gli sforzi finanziari compiuti da europei e americani in questi anni». Cosa pensa del modello Meloni? «Ho molta considerazione per Giorgia Meloni, che è riuscita a stabilizzare la vita politica italiana come nessuno prima di lei. Spero con tutto il cuore che potrà continuare a guidare il governo per altri cinque anni. In Europa ha ridato leadership all’Italia e compiuto un cambiamento pragmatico nei confronti degli ambienti economici, che rivendico anche per la Francia. Detto questo, è difficile parlare di modello, perché in Europa abbiamo sistemi economici diversi. L’Italia ha bisogno del piano di rilancio europeo, ne è la prima beneficiaria. La Francia è uno dei primi contributori netti al bilancio dell’Unione europea, ma più la Francia parla, meno decide in Europa». Considera Roberto Vannacci un alleato? «Oggi la nostra alleanza e la nostra amicizia vanno a Matteo Salvini. È il popolo italiano che deciderà. Ma bisogna sempre diffidare di ciò che potrebbe apparire come un’avventura senza domani. La stabilità che porta Meloni mi sembra un argomento importante». Domenica il voto in Sassonia-Anhalt. Qual è il suo rapporto con l’AfD? «Abbiamo preso le distanze dall’AfD più di due anni fa, ritenendo che alcune posizioni e un certo numero di profili ci creassero problemi. Ora l’AfD è una realtà elettorale in Germania. E al di là del mio giudizio personale su questo partito, bisogna tenere in conto l’opinione tedesca riguardo al fenomeno migratorio». È favorevole all’Europa della Difesa? «Sono radicalmente contrario all’Europa della Difesa, perché ogni volta che l’Unione europea tocca qualcosa, è una catastrofe. Hanno toccato l’agricoltura: catastrofico. Hanno toccato l’industria: catastrofico. Hanno toccato la competenza migratoria: catastrofico da 10 anni. Bisogna che l’Unione europea resti al suo posto, e si occupi delle grandi sfide delle nazioni europee nel XXI secolo: lo spazio, l’intelligenza artificiale, i grandi progetti industriali, la protezione delle frontiere europee. Ma la difesa è di competenza esclusiva di uno Stato». Sicuro che la Francia avrebbe i mezzi per permettersi una difesa indipendente, senza progetto europeo, visto lo stato «catastrofico» — è la sua definizione — delle finanze? “Sì. Perché in realtà, ogni volta che si mobilitano fondi europei, la Francia deve restituirne il doppio. Desideriamo, con Marine Le Pen, creare un fondo sovrano alimentato dal risparmio volontario, per attirare il denaro dei francesi». Lei dice che Macron non ha protetto le frontiere. Se sarete al governo, stringerete i controlli alle frontiere con l’Italia? «Emmanuel Macron non vede l’immigrazione come un problema ma come un progetto, perché non ha frequentato i luoghi che ho potuto frequentare io quando ero più giovane. Proporremo ai francesi un referendum per restituire alla Francia il controllo dell’immigrazione. Sulle frontiere, abbiamo bisogno di una cooperazione europea, è vero. Ma la prima frontiera da proteggere non è quella tra la Francia e l’Italia. La vera frontiera è a Lampedusa: è lì che Frontex deve fare push-back (respingimenti, ndr). E la libera circolazione all’interno di Schengen deve essere riservata ai cittadini dell’Unione europea».