Sotto un albero di nocciole vestito con la maglia dell’Atalanta, regalo di uno zio: Ciro Immobile, il bomber Ciro Immobile, 320 gol in carriera, ( l’estate scorsa ha detto addio al calcio ) ha cominciato così a coltivare il sogno. Dieci anni, il papà calciatore e l’istinto, tutte le volte, di tirare palloni nelle campagne di Torre Annunziata. Di strada ne fa: Juve, Pescara, Genoa, Torino, Bologna. Bandiera della Lazio, gira l’Europa (Germania, Spagna, Turchia e, ultima, Francia) vince l’Europeo del 2021 . Straccia un contratto da 40 milioni che sta per firmare con la Cina, dice di no all’Arabia. Di anni ne ha 36 adesso, ha smesso ed è ripartito dalla Nazionale come capo delegazione dell’Under 16 . Un passettino verso un altro obiettivo: allenare. «Chissà, un giorno proprio la Nazionale» , sogna in grande Immobile. Ci sono alcuni suoi colleghi che a 40 anni giocano ancora... «Quando hai una Rolls Royce e ti accorgi che non corre più come prima devi arrenderti. Le cose mi riuscivano a metà: questo mi è successo veramente. Mettiamoci anche la vanità di non voler lasciare un ricordo di me non bello. Ho dato e ricevuto tanto dal calcio, fermarsi è una questione di rispetto verso te stesso e verso chi ti guarda». Si sta riappassionando all’Italia dopo tre mondiali mancati? «Mancini è stata la scelta migliore, tutti si stanno accorgendo che non è un déjà vu o, peggio, un amarcord. Lui ha la capacità di creare gruppo, non arriva nello spogliatoio o in allenamento a incasinarti la testa. Cerca qualità morali, sa che sono importanti come quelle tecniche. All’Europeo la forza era rappresentata da molti giocatori che erano capitani nei loro club di appartenenza, e fu una spinta sul fronte dell’esperienza. Oggi ha convocato i ragazzi, ha dimostrato di avere fiducia, li ha caricati. Motivati. Nessuno si tirerà indietro, i risultati del cambiamento sono già visibili. Coinvolge tutti alla stessa maniera, è riuscito a unire attorno a una causa comune. Il campo è soltanto loro. Le polemiche, tutte, sono fuori». Perché sta funzionando con i giovani? «Semplice: non ci sono prime donne o se ci sono sanno che partono tutti alla pari». Si vede al posto di Mancini? «Ho strada da fare, tra dieci anni mi piacerebbe esserci». Intanto cosa racconta ai suoi ragazzini? «Che è importante vincere ma soprattutto voler bene al club dove si gioca e alla maglia azzurra. Torniamo a socializzare, ogni tanto mettiamolo via questo benedetto telefono. Dopo una sconfitta non deve essere come se non fosse successo niente. Chiedete a mia moglie come passavo io la settimana». Poi parleremo del valore che ha la sua famiglia nella sua carriera, ma stava così male l’ultimo anno alla Lazio? «Mi stavano accompagnando alla porta dandomi la mano, alla fine quella stessa mano l’ho alzata io e sono andato via, ma giuro che fino alla fine tra me e Lotito c’è stato un rapporto padre-figlio. Quindi il dispiacere era doppio: ho aperto la porta, ho tolto imbarazzi». Cosa succede il giorno successivo all’addio? «Ho sempre avuto la vita molto programmata: sveglia alle 8, bambini a scuola, allenamenti, partita. C’era sempre chi mi diceva cosa fare, seguivo con rigore la mia tabella di marcia. Mi sono trovato così senza un piano. Quindi mi sono organizzato: tanta palestra, ora seguo da vicino le mie attività imprenditoriali. E poi moglie e quattro figli sono impegnativi». La famiglia, la vostra, è da Mulino Bianco... «Siamo semplici, ci amiamo. Ci mostriamo per quello che siamo». Lei ha girato abbastanza, dove è diventato veramente calciatore? «Quando conosci il mondo Juve capisci veramente cosa è il calcio e come raggiungere certi livelli, quanto contano le strutture e le regole. Negli ultimi anni li ho visti soffrire mi è dispiaciuto molto». Amici calciatori ne ha? «Difficile. Gli amici veri sono quelli dell’infanzia. Qualche contatto l’ho mantenuto con gli ex compagni del Torino». L’allenatore da cui ha avuto di più? «Simone Inzaghi, dal punto di vista umano soprattutto è unico. Ci siamo frequentati anche con le famiglie». Quello che le ha dato meno. «Klopp, strano eh? Ma al Borussia io ero troppo giovane, lui a fine ciclo. Dovrei chiedergli scusa». Lazio in vetta alla classifica . «Che gioia per i tifosi».