«Il maresciallo sta battendo il generale». Cosa significa, Francesco Scarpinato ? « Vannacci sta cercando in tutti i modi da mesi, le parlo della mia Sicilia, di contattare di persona e di far chiamare il mondo che ruota intorno all’Esercito per reclutarlo in Futuro nazionale. Ma qui non passa lo straniero, e sta ricevendo una lunga serie di sonori “no, grazie”». E lei cosa c’entra? «Attualmente sono l’assessore regionale in Sicilia ai Beni culturali, di Fratelli d’Italia, ma in aspettativa dall’Esercito italiano. Dove, dopo 35 anni di carriera, ricopro il ruolo di luogotenente, dunque di maresciallo». E come starebbe fermando Vannacci in Sicilia? «Nelle città dove ci sono le grandi caserme, penso alla mia Palermo ma anche a Trapani per esempio, Vannacci da mesi cerca di contattare i colleghi in servizio o quelli andati in pensione». E allora? Vannacci fa campagna acquisti in bacino che conosce. Di cosa si stupisce? «Delle nettezza delle risposte che sta ricevendo da tanti miei colleghi». Che sarebbero? «Tra la destra di Giorgia Meloni e quella di Vannacci che è una copia, le forze armate e quelle dell’ordine preferiscono l’originale: cioè Fratelli d’Italia». Parla con criteri scientifici? «Certo che no. Diciamo che sto riscontrando un sentimento diffuso in un mondo che conosco molto bene. La cui prima regola è servire l’uniforme e non servirsene». Sta facendo un discorso di purezza a destra? «Senza peccare di arroganza, in un certo senso sì. Perché i valori della Nazione sono incarnati, a destra, da Fratelli d’Italia e non dalle copie». Ma lei sta facendo tutto questo discorso perché teme Futuro nazionale alle prossime regionali in Sicilia? «No, in un certo senso è il contrario. Credo che sia un fenomeno destinato a sgonfiarsi in breve tempo. Ecco perché racconto il punto di vista dal mio osservatorio, quello dell’Esercito, da dove proviene anche il generale. Invece come, si dice a Roma, non c’è trippa per gatti». Perché, secondo lei, il leader di FnV non ha appeal tra le uniformi? «Guardi nella mia carriera militare, punteggiata da missioni all’estero, dall’Albania a Kossovo, ho messo sempre al centro l’Italia. Così come nella mia attività dentro FdI, che ho contribuito a fondare a Palermo tanti anni fa con il primo gruppo consiliare dopo una lunga militanza a destra». Eppure a maggio Vannacci ha fatto un tour in Sicilia e, secondo i resoconti delle cronache locali, ha destato molta curiosità nei suoi comizi tra Catania, Caltanissetta, Palermo, Milazzo e Messina. «Ho il polso della Sicilia e soprattutto di Palermo. E ancora di più dell’Esercito nella mia isola. Dopo una comprensibile curiosità, l’effetto novità è già svanito». Lei da oggi è il maresciallo di Fratelli d’Italia. «No, al massimo sono il maresciallo che sta fermando il generale».
Il maresciallo anti Vannacci: «Vuole "reclutare" tra i militari, ma qui in Sicilia non passerà. Tra la destra di Meloni e la sua, le divise preferiscono l'originale»
«Il maresciallo sta battendo il generale». Cosa significa, Francesco Scarpinato ? « Vannacci sta cercando in tutti i modi da mesi, le parlo della mia Sicilia, di contattare di persona e di far chiamare il mondo che ruota intorno all’Esercito per reclutarlo in Futuro nazionale. Ma qui non passa lo straniero, e sta ricevendo una lunga serie di sonori “no, grazie”». E lei cosa c’entra? «Attualmente sono l’assessore regionale in Sicilia ai Beni culturali, di Fratelli d’Italia, ma in aspettativa dall’Esercito italiano. Dove, dopo 35 anni di carriera, ricopro il ruolo di luogotenente, dunque di maresciallo». E come starebbe fermando Vannacci in Sicilia? «Nelle città dove ci sono le grandi caserme, penso alla mia Palermo ma anche a Trapani per esempio, Vannacci da mesi cerca di contattare i colleghi in servizio o quelli andati in pensione». E allora? Vannacci fa campagna acquisti in bacino che conosce. Di cosa si stupisce? «Delle nettezza delle risposte che sta ricevendo da tanti miei colleghi». Che sarebbero? «Tra la destra di Giorgia Meloni e quella di Vannacci che è una copia, le forze armate e quelle dell’ordine preferiscono l’originale: cioè Fratelli d’Italia». Parla con criteri scientifici? «Certo che no. Diciamo che sto riscontrando un sentimento diffuso in un mondo che conosco molto bene. La cui prima regola è servire l’uniforme e non servirsene». Sta facendo un discorso di purezza a destra? «Senza peccare di arroganza, in un certo senso sì. Perché i valori della Nazione sono incarnati, a destra, da Fratelli d’Italia e non dalle copie». Ma lei sta facendo tutto questo discorso perché teme Futuro nazionale alle prossime regionali in Sicilia? «No, in un certo senso è il contrario. Credo che sia un fenomeno destinato a sgonfiarsi in breve tempo. Ecco perché racconto il punto di vista dal mio osservatorio, quello dell’Esercito, da dove proviene anche il generale. Invece come, si dice a Roma, non c’è trippa per gatti». Perché, secondo lei, il leader di FnV non ha appeal tra le uniformi? «Guardi nella mia carriera militare, punteggiata da missioni all’estero, dall’Albania a Kossovo, ho messo sempre al centro l’Italia. Così come nella mia attività dentro FdI, che ho contribuito a fondare a Palermo tanti anni fa con il primo gruppo consiliare dopo una lunga militanza a destra». Eppure a maggio Vannacci ha fatto un tour in Sicilia e, secondo i resoconti delle cronache locali, ha destato molta curiosità nei suoi comizi tra Catania, Caltanissetta, Palermo, Milazzo e Messina. «Ho il polso della Sicilia e soprattutto di Palermo. E ancora di più dell’Esercito nella mia isola. Dopo una comprensibile curiosità, l’effetto novità è già svanito». Lei da oggi è il maresciallo di Fratelli d’Italia. «No, al massimo sono il maresciallo che sta fermando il generale».

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