C’è un filo sottile che unisce la malinconia per una perdita freschissima e la celebrazione di un’icona immortale del nostro calcio. A due settimane dalla sua scomparsa a 83 anni, il Festival dello Sport dedica un omaggio sincero a Sandro Mazzola, gigante dell’Inter e della Nazionale. Nella cornice di Palazzo Benvenuti, l’evento «Mazzola per sempre» è un viaggio sul treno dei ricordi insieme al figlio Sandro e all’altra ex bandiera nerazzurra Alessandro Altobelli. È il posto giusto per ricordarlo, a maggior ragione visto che il tema di questa edizione del Festival è gli «Invincibili» e invincibile Sandro lo è stato davvero, capace di raccogliere il testimone drammatico del padre Valentino per scalare la vetta del mondo con la Grande Inter di Herrera (che però – confessa il figlio – stava per scartarlo, considerandolo troppo esile). Il primo a prendere la parola è Sandro Jr., che restituisce al pubblico la dimensione più intima del padre: «Entrò all’Inter che aveva 8 anni e non ne è mai uscito. Ho avuto la fortuna di vivere l’infanzia con papà, sempre insieme alla Pinetina dove avevo anche il mio armadietto. Dopo ricordo che Altobelli e Beccalossi si fermavano sempre a palleggiare con me. I valori che mi ha trasmesso papà sono l’umiltà e la forza per credere in se stessi. Ha sempre voluto stare in disparte nella mia breve carriera calcistica, per non fare sentire ancora di più il peso del cognome . Arrivava tardi e andava via presto, nascosto da un cappellino. Un suo gol indimenticabile? Per me quello in azzurro contro la Svizzera ma lui preferiva la rete contro il Vasas». Dopo tocca all’estro di Altobelli, che da Mazzola fu scelto per vestire la maglia dell’Inter: «Ero in B al Brescia, faccio due gol p oi mi dicono che ci sono Mazzola e Beltrami che sono venuti per me. Non ci potevo credere, da tifoso interista. Tremavo solo a vedere Mazzola che per me era dio. Mi voleva all’Inter. Quando c’è stato da parlare dell’ingaggio, avrei pagato io per giocare. Mi ha accolto come un amico, mi ha dato fiducia e capito subito la mia situazione visto che ero giovane ma con una moglie e un figlio. Ho giocato con lui solo 45 minuti in un’amichevole in Cina ma è stato indimenticabile. Ha mostrato a tutti noi la strada da percorrere. Perdere Mazzola e Beccalossi in quattro mesi è stato terribile, sono state veramente persone importantissime per la mia vita». Inevitabile tornare sull’episodio del pubblico juventino che si è girato di spalle durante il minuto di silenzio in memoria del campione. Il figlio: «Sono personaggi che frequentano tutti gli stadi , hanno fatto il più brutto autogol possibile. Però è gente che non va nemmeno considerata. Papà si sarebbe fatto una risata e avrebbe acceso un sigaro . L’errore che facciamo in Italia è dare importanza a questi gesti. Se avessero conosciuto mio padre, sono sicuro che non avrebbero fatto quello che hanno fatto». E Altobelli: «Arrivo a dire che ci hanno fatto un favore, va bene così. Se non capiscono che Mazzola si può solo amare non possiamo farci nulla». Poi però spazio ai sorrisi, agli aneddoti divertenti e pure ai punti di contatto fra passato e presente. Con il figlio Sandro che ammette: «Ormai non andava più allo stadio perché diceva che i giocatori bravi da vedere sono rimasti pochi , molti ai suoi tempi non avrebbero nemmeno portato la borsa. Lo impressionò Ronaldo che ogni giorno inventava una finta. Della squadra di oggi si rivedeva in Thuram per caratteristiche e in Lautaro a livello umano».
Il figlio di Sandro Mazzola: «I tifosi della Juventus che si sono girati nel minuto di silenzio? Papà avrebbe riso»
C’è un filo sottile che unisce la malinconia per una perdita freschissima e la celebrazione di un’icona immortale del nostro calcio. A due settimane dalla sua scomparsa a 83 anni, il Festival dello Sport dedica un omaggio sincero a Sandro Mazzola, gigante dell’Inter e della Nazionale. Nella cornice di Palazzo Benvenuti, l’evento «Mazzola per sempre» è un viaggio sul treno dei ricordi insieme al figlio Sandro e all’altra ex bandiera nerazzurra Alessandro Altobelli. È il posto giusto per ricordarlo, a maggior ragione visto che il tema di questa edizione del Festival è gli «Invincibili» e invincibile Sandro lo è stato davvero, capace di raccogliere il testimone drammatico del padre Valentino per scalare la vetta del mondo con la Grande Inter di Herrera (che però – confessa il figlio – stava per scartarlo, considerandolo troppo esile). Il primo a prendere la parola è Sandro Jr., che restituisce al pubblico la dimensione più intima del padre: «Entrò all’Inter che aveva 8 anni e non ne è mai uscito. Ho avuto la fortuna di vivere l’infanzia con papà, sempre insieme alla Pinetina dove avevo anche il mio armadietto. Dopo ricordo che Altobelli e Beccalossi si fermavano sempre a palleggiare con me. I valori che mi ha trasmesso papà sono l’umiltà e la forza per credere in se stessi. Ha sempre voluto stare in disparte nella mia breve carriera calcistica, per non fare sentire ancora di più il peso del cognome . Arrivava tardi e andava via presto, nascosto da un cappellino. Un suo gol indimenticabile? Per me quello in azzurro contro la Svizzera ma lui preferiva la rete contro il Vasas». Dopo tocca all’estro di Altobelli, che da Mazzola fu scelto per vestire la maglia dell’Inter: «Ero in B al Brescia, faccio due gol p oi mi dicono che ci sono Mazzola e Beltrami che sono venuti per me. Non ci potevo credere, da tifoso interista. Tremavo solo a vedere Mazzola che per me era dio. Mi voleva all’Inter. Quando c’è stato da parlare dell’ingaggio, avrei pagato io per giocare. Mi ha accolto come un amico, mi ha dato fiducia e capito subito la mia situazione visto che ero giovane ma con una moglie e un figlio. Ho giocato con lui solo 45 minuti in un’amichevole in Cina ma è stato indimenticabile. Ha mostrato a tutti noi la strada da percorrere. Perdere Mazzola e Beccalossi in quattro mesi è stato terribile, sono state veramente persone importantissime per la mia vita». Inevitabile tornare sull’episodio del pubblico juventino che si è girato di spalle durante il minuto di silenzio in memoria del campione. Il figlio: «Sono personaggi che frequentano tutti gli stadi , hanno fatto il più brutto autogol possibile. Però è gente che non va nemmeno considerata. Papà si sarebbe fatto una risata e avrebbe acceso un sigaro . L’errore che facciamo in Italia è dare importanza a questi gesti. Se avessero conosciuto mio padre, sono sicuro che non avrebbero fatto quello che hanno fatto». E Altobelli: «Arrivo a dire che ci hanno fatto un favore, va bene così. Se non capiscono che Mazzola si può solo amare non possiamo farci nulla». Poi però spazio ai sorrisi, agli aneddoti divertenti e pure ai punti di contatto fra passato e presente. Con il figlio Sandro che ammette: «Ormai non andava più allo stadio perché diceva che i giocatori bravi da vedere sono rimasti pochi , molti ai suoi tempi non avrebbero nemmeno portato la borsa. Lo impressionò Ronaldo che ogni giorno inventava una finta. Della squadra di oggi si rivedeva in Thuram per caratteristiche e in Lautaro a livello umano».

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