Alex Zanardi che guarda Ayrton Senna e viceversa , l’uno accanto all’altro, alla vecchia maniera, quella dei busti monumentali che sembrano quasi interrogare i passanti. Succederà a San Marino, al campo Bruno Reffi dove una terrazza si affaccia sulle colline e i monti che circondano la piccola Repubblica del Titano. Accadrà tra qualche mese, intanto il presente ha appena consegnato alla memoria una serata tributo per il pilota di Formula 1 e per due volte campione del mondo nel campionato Champ Car: al Teatro Titano si sono ritrovati e riabbracciati il figlio Niccolò Zanardi e il dottor Claudio Costa , il medico dei piloti che guidò Alex Zanardi nel lungo percorso riabilitativo dopo l’incidente del 2001. Costa, che da Imola inventò la Clinica mobile , il pronto intervento dei circuiti che ospitò le equipe di medici «volanti» che salvarono la vita a decine di piloti vittime di incidenti durante le corse. Tra gli spalti chiamati sul parco a ricorda il pilota bolognese anche Loris Capirossi, Guido Meda, nel corso di una serata «Oltre il limite: San Marino ricorda Alex Zanardi» ideata dall’avvocato Diego Pensalfini e condotta da David Oddone, capo della comunicazione del governo di San Marino , alla presenza del Segretario di Stato per lo sport Rossano Fabbri. «Mio padre – ha raccontato il figlio Niccolò – era così come tutti lo avevate conosciuto. Certo c’è un backstage a cui ho avuto modo di partecipare ma i suoi principi erano quelli. Era mosso da un fuoco che non si spegneva mai». Nelle parole dense di emozioni di un figli o spicca un aneddoto su un insegnamento di vita: «A volte ci succedono cose che non possiamo controllare, cose talvolta anche molto tragiche. Mio padre diceva e lo aveva dimostrato che abbiamo sempre il potere di scegliere come vogliamo reagire. Possiamo scegliere di rinascere e rinasciamo più forti di prima o scegliere di lasciare andare. Lui non lo ha mai fatto. A Berlino in ospedale ha guardato la parte che gli era rimasta e ha sorriso». E ancora: « Mio padre è un vuoto che non colmerò mai , nel mio caso era un supereroe che aveva sempre una risposta per tutto, ma lo sento tanto nel modo in cui affronto le cose». Tre anni dopo la nascita di Niccolò Zanardi, che oggi ha 28 anni, il pilota fu vittima di uno dei più gravi incidenti della storia recente dell’automobilismo sportivo. Era il 15 settembre del 2001 quando a Lausitzring in Germania, si correva una delle gare del campionato Cart a cui lui partecipava: dopo aver perso il controllo dell’auto fu travolto da un altro pilota. Le conseguenze furono drammatiche e Zanardi perse entrambe le gambe per amputazione. Il ricordo di quel che successe negli anni è stato scandito dalle parole commosse del medico a cui era più legato, Claudio Costa. « A Berlino la morte gli ha rapito metà del corpo – ha detto quasi in lacrime – ma lui alla morte sorrise le disse "per questa volta ho vinto io"». E ancora il ricordo degli anni difficili delle cure. «Sette arresti cardiaci, con tutti che lo pensavano finito. Quando ne uscì usò la forza dell’ironia ma quella sincera e commossa: "Per l’emozione mi tremano le gambe". Alex era così. Era un amico che ha ridisegnato i miei contorni di medico e di uomo». Anche Guido Meda e Loris Capirossi hanno tributato il loro encomio. «Eravamo vicini di casa – ha ricordato Capirossi – e mi fa impressione usare il passato. Perché per davvero lui era sempre felice e sorrideva sempre. Quando aveva avuto un incidente fu momento choccante ma lui faceva le battute “posso essere più alto di quello che ero con queste nuove gambe". Non lo scorderemo mai». Guido Meda giornalista è salito sul palco con il lutto per il padre appena scomparso. « Questi sono giorni di riflessione ovviamente e il pensiero è andato un po’ a tante persone perse: ho pensato ad Alex e a Marco Simoncelli. Per me loro e mio padre sono stati dei "pieni costanti’ con i motori sempre accesi. Io credo che Zanardi possa essere di grande ispirazione per i giovani. Questi giovani che forse in realtà sono meglio di noi più vecchi, spesso incattiviti anche molto aggressivi. Però i ragazzi hanno bisogno di un buon esempio e credo che persone come lui possano insegnare tanto».
Il figlio di Alex Zanardi: «È un vuoto che non colmerò mai. Dopo l'incidente ha guardato la parte rimasta e ha sorriso»
Alex Zanardi che guarda Ayrton Senna e viceversa , l’uno accanto all’altro, alla vecchia maniera, quella dei busti monumentali che sembrano quasi interrogare i passanti. Succederà a San Marino, al campo Bruno Reffi dove una terrazza si affaccia sulle colline e i monti che circondano la piccola Repubblica del Titano. Accadrà tra qualche mese, intanto il presente ha appena consegnato alla memoria una serata tributo per il pilota di Formula 1 e per due volte campione del mondo nel campionato Champ Car: al Teatro Titano si sono ritrovati e riabbracciati il figlio Niccolò Zanardi e il dottor Claudio Costa , il medico dei piloti che guidò Alex Zanardi nel lungo percorso riabilitativo dopo l’incidente del 2001. Costa, che da Imola inventò la Clinica mobile , il pronto intervento dei circuiti che ospitò le equipe di medici «volanti» che salvarono la vita a decine di piloti vittime di incidenti durante le corse. Tra gli spalti chiamati sul parco a ricorda il pilota bolognese anche Loris Capirossi, Guido Meda, nel corso di una serata «Oltre il limite: San Marino ricorda Alex Zanardi» ideata dall’avvocato Diego Pensalfini e condotta da David Oddone, capo della comunicazione del governo di San Marino , alla presenza del Segretario di Stato per lo sport Rossano Fabbri. «Mio padre – ha raccontato il figlio Niccolò – era così come tutti lo avevate conosciuto. Certo c’è un backstage a cui ho avuto modo di partecipare ma i suoi principi erano quelli. Era mosso da un fuoco che non si spegneva mai». Nelle parole dense di emozioni di un figli o spicca un aneddoto su un insegnamento di vita: «A volte ci succedono cose che non possiamo controllare, cose talvolta anche molto tragiche. Mio padre diceva e lo aveva dimostrato che abbiamo sempre il potere di scegliere come vogliamo reagire. Possiamo scegliere di rinascere e rinasciamo più forti di prima o scegliere di lasciare andare. Lui non lo ha mai fatto. A Berlino in ospedale ha guardato la parte che gli era rimasta e ha sorriso». E ancora: « Mio padre è un vuoto che non colmerò mai , nel mio caso era un supereroe che aveva sempre una risposta per tutto, ma lo sento tanto nel modo in cui affronto le cose». Tre anni dopo la nascita di Niccolò Zanardi, che oggi ha 28 anni, il pilota fu vittima di uno dei più gravi incidenti della storia recente dell’automobilismo sportivo. Era il 15 settembre del 2001 quando a Lausitzring in Germania, si correva una delle gare del campionato Cart a cui lui partecipava: dopo aver perso il controllo dell’auto fu travolto da un altro pilota. Le conseguenze furono drammatiche e Zanardi perse entrambe le gambe per amputazione. Il ricordo di quel che successe negli anni è stato scandito dalle parole commosse del medico a cui era più legato, Claudio Costa. « A Berlino la morte gli ha rapito metà del corpo – ha detto quasi in lacrime – ma lui alla morte sorrise le disse "per questa volta ho vinto io"». E ancora il ricordo degli anni difficili delle cure. «Sette arresti cardiaci, con tutti che lo pensavano finito. Quando ne uscì usò la forza dell’ironia ma quella sincera e commossa: "Per l’emozione mi tremano le gambe". Alex era così. Era un amico che ha ridisegnato i miei contorni di medico e di uomo». Anche Guido Meda e Loris Capirossi hanno tributato il loro encomio. «Eravamo vicini di casa – ha ricordato Capirossi – e mi fa impressione usare il passato. Perché per davvero lui era sempre felice e sorrideva sempre. Quando aveva avuto un incidente fu momento choccante ma lui faceva le battute “posso essere più alto di quello che ero con queste nuove gambe". Non lo scorderemo mai». Guido Meda giornalista è salito sul palco con il lutto per il padre appena scomparso. « Questi sono giorni di riflessione ovviamente e il pensiero è andato un po’ a tante persone perse: ho pensato ad Alex e a Marco Simoncelli. Per me loro e mio padre sono stati dei "pieni costanti’ con i motori sempre accesi. Io credo che Zanardi possa essere di grande ispirazione per i giovani. Questi giovani che forse in realtà sono meglio di noi più vecchi, spesso incattiviti anche molto aggressivi. Però i ragazzi hanno bisogno di un buon esempio e credo che persone come lui possano insegnare tanto».

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