DAL NOSTRO INVIATO A TRENTO - « L’Inter è forte, ma la mia Roma è vicina». Gian Piero Gasperini non si nasconde. E dal palco del teatro Sociale di Trento, in uno degli appuntamento clou della seconda giornata del Festival targato Gazzetta , lancia la sfida scudetto ai nerazzurri di Chivu . In sedici mesi dal suo arrivo nella Capitale, l’allenatore di Grugliasco ha trasformato la squadra giallorossa: a maggio l’ha portata in Champions, ora in vetta al campionato. Come ai tempi d’oro dell’Atalanta, non intende porsi limiti: «Il mio obiettivo era costruire qualcosa di nuovo da subito, fondato su concetti di gioco chiari, diversi da quelli a cui molti giocatori erano abituati. Il primo concetto è stato di andare a prendere la palla all’avversario e non aspettare che sbagliasse. Da lì è partito il resto». Con lui è rinato anche Paulo Dybala : «È un poeta, ci sono stati anni in cui ha avuto una fragilità fisica che lo ha fermato e io ho sempre pensato fosse una questione di allenamento. Ora non salta un minuto» ha raccontato Gasperini , accompagnato sul palco dal ceo della Roma John Galantic . Il club dei Friedkin ha progetti ambiziosi anche fuori dal campo, come dimostra il nuovo stadio di Pietralata. «Spero di allenare anche nel nuovo impianto — ha detto il tecnico —. Ho visto il rendering ed è fantastico. L’Olimpico è meraviglioso, ma uno stadio così è una bellezza». Poi si torna al campo. Al sogno di rivincere lo scudetto che manca dal 2000-01. Gasp non fa promesse, garantisce solo lavoro e impegno. Ma la crescita dalla squadra giallorossa nei sedici mesi con lui al comando è sotto gli occhi di tutti. La proprietà americana lo ha messo sempre più al centro del progetto tecnico, tanto da rinunciare a un totem come Claudio Ranieri. Una scelta forte, rischiosa, che però sta pagando. Anche sul mercato si è lavorato bene, anche se con qualche rimpianto come nel caso di Romano , venduto al Cagliari e ora in Nazionale : «Purtroppo è stata un’esigenza di plusvalenze e bilancio di cui aveva bisogno la società, capita a volte che i gioielli migliori vadano sacrificati ed è davvero un peccato» ha ammesso l’allenatore, intervistato sul palco da Luigi Garlando. Con Malen invece è stato fatto un affarone. Arrivato a gennaio 2026, l’attaccante olandese si è dimostrato un bomber implacabile: 21 gol in 26 partite. «È arrivato al momento giusto del mercato, c’erano diversi nomi ma improvvisamente sono venuto a sapere che voleva andare via dall’Aston Villa. Ha tre tocchi fondamentali e più è vicino all’area di rigore più è micidiale» ha spiegato Gasp, fregandosi le mani e guardando sempre più in alto: «È bello confrontarsi con l’Inter campione in carica, ora la sensazione è di esserci avvicinati». La sua Roma è come lui: non sogna in grande, pensa in grande.
Gasperini pensa in grande: «L’inter è forte, ma la mia Roma c’è. Dybala è un poeta. Malen? Un affarone».
DAL NOSTRO INVIATO A TRENTO - « L’Inter è forte, ma la mia Roma è vicina». Gian Piero Gasperini non si nasconde. E dal palco del teatro Sociale di Trento, in uno degli appuntamento clou della seconda giornata del Festival targato Gazzetta , lancia la sfida scudetto ai nerazzurri di Chivu . In sedici mesi dal suo arrivo nella Capitale, l’allenatore di Grugliasco ha trasformato la squadra giallorossa: a maggio l’ha portata in Champions, ora in vetta al campionato. Come ai tempi d’oro dell’Atalanta, non intende porsi limiti: «Il mio obiettivo era costruire qualcosa di nuovo da subito, fondato su concetti di gioco chiari, diversi da quelli a cui molti giocatori erano abituati. Il primo concetto è stato di andare a prendere la palla all’avversario e non aspettare che sbagliasse. Da lì è partito il resto». Con lui è rinato anche Paulo Dybala : «È un poeta, ci sono stati anni in cui ha avuto una fragilità fisica che lo ha fermato e io ho sempre pensato fosse una questione di allenamento. Ora non salta un minuto» ha raccontato Gasperini , accompagnato sul palco dal ceo della Roma John Galantic . Il club dei Friedkin ha progetti ambiziosi anche fuori dal campo, come dimostra il nuovo stadio di Pietralata. «Spero di allenare anche nel nuovo impianto — ha detto il tecnico —. Ho visto il rendering ed è fantastico. L’Olimpico è meraviglioso, ma uno stadio così è una bellezza». Poi si torna al campo. Al sogno di rivincere lo scudetto che manca dal 2000-01. Gasp non fa promesse, garantisce solo lavoro e impegno. Ma la crescita dalla squadra giallorossa nei sedici mesi con lui al comando è sotto gli occhi di tutti. La proprietà americana lo ha messo sempre più al centro del progetto tecnico, tanto da rinunciare a un totem come Claudio Ranieri. Una scelta forte, rischiosa, che però sta pagando. Anche sul mercato si è lavorato bene, anche se con qualche rimpianto come nel caso di Romano , venduto al Cagliari e ora in Nazionale : «Purtroppo è stata un’esigenza di plusvalenze e bilancio di cui aveva bisogno la società, capita a volte che i gioielli migliori vadano sacrificati ed è davvero un peccato» ha ammesso l’allenatore, intervistato sul palco da Luigi Garlando. Con Malen invece è stato fatto un affarone. Arrivato a gennaio 2026, l’attaccante olandese si è dimostrato un bomber implacabile: 21 gol in 26 partite. «È arrivato al momento giusto del mercato, c’erano diversi nomi ma improvvisamente sono venuto a sapere che voleva andare via dall’Aston Villa. Ha tre tocchi fondamentali e più è vicino all’area di rigore più è micidiale» ha spiegato Gasp, fregandosi le mani e guardando sempre più in alto: «È bello confrontarsi con l’Inter campione in carica, ora la sensazione è di esserci avvicinati». La sua Roma è come lui: non sogna in grande, pensa in grande.

SOURCE TRANSPARENCY