Il provvedimento della corte d’Assise d’appello di Milano è datato 15 novembre 2017. Un decreto di «non luogo a provvedere» rispetto alla richiesta depositata dai legali di Alberto Stasi per ottenere «il rilascio di copia di tutti gli atti e di tutta la documentazione a supporto e/o conseguita agli accertamenti ex articolo 360 cpp». Perché i giudici chiariscono la loro incompetenza rispetto alla consegna di tali atti ma che i legali ne hanno - nonostante la condanna sia ormai definitiva - legittimo interesse ad averne copia. Tuttavia sono i Ris di Parma a doverli consegnare, come aveva già chiarito la stessa Corte d’Appello in un altro decreto il 14 settembre dello stesso anno concluso sì con la dichiarazione di inammissibilità dell’istanza ma anche con il «nulla osta al rilascio delle copie richieste dalla difesa». Si tratta anche dei famosi «dati grezzi» di cui la difesa dell’ex fidanzato condannato a 16 anni di carcere ha più volte chiesto copia in questi anni. Una serie di richieste ai Ris di Parma, che però resteranno senza risposta . Ma solo per quanto riguarda quei dati sul Dna , visto che all’inizio del 2017 i legali dello studio del professor Angelo Giarda, che intendono chiedere la revisione del caso, si accorgono che nel fascicolo manca parte della documentazione . A marzo i legali fanno richiesta al Ris su singoli atti (come le foto a colori del dispenser di sapone, il tracciato del dna sul tappetino del bagno, ecc ). Tutti documenti che l’allora comandante Giampietro Lago (succeduto a Garofano) inviava «regolarmente» ai legali di Stasi. A quel punto, ad agosto, i difensori chiedono tutta la documentazione (i tracciati/dati grezzi delle analisi genetiche effettuate su reperti e tracce, tutte le fotografie, ecc). E qui però il canale di comunicazione si inceppa. Lago chiede agli avvocati l’autorizzazione dei giudici che il 14 settembre danno il «nulla osta». Eppure, spiega l’avvocata Giada Bocellari, «la documentazione richiesta benché ancora esistente non veniva fornita, nonostante il nulla osta della Corte d’assise d’appello »: «La richiesta formulata dalla difesa aveva ad oggetto tutte le tracce, tutte le analisi e tutti i dati grezzi, ivi compresi - ovviamente - quelli relativi ai pedali della bicicletta Umberto Dei». Lo stesso avviene ancora a novembre quando i giudici confermano il diritto per i difensori del condannato ad accedere a quei dati. Dai Ris non arriverà più nessuna risposta. Quei dati, ora al centro dell’inchiesta bis su Garlasco , saranno consegnati solo ai pm di Pavia l’11 novembre del 2025 dal nuovo comandante dei Ris Matteo Donghi. Ieri intanto è tornato a parlare , a Quarto Grado, Andrea Sempio : «Non mi sembra ci siano argomenti tali da arrivare a un vero e proprio processo. Se capiterà di dover andare proprio a giudizio, cioè di affrontare un vero e proprio processo, l’affronteremo. L'impronta 33? Nessuna certezza, la questione finisce lì ».
Garlasco, così il Ris 9 anni fa negò i «dati grezzi» sui pedali agli avvocati di Stasi (nonostante il via libera dei giudici)
Il provvedimento della corte d’Assise d’appello di Milano è datato 15 novembre 2017. Un decreto di «non luogo a provvedere» rispetto alla richiesta depositata dai legali di Alberto Stasi per ottenere «il rilascio di copia di tutti gli atti e di tutta la documentazione a supporto e/o conseguita agli accertamenti ex articolo 360 cpp». Perché i giudici chiariscono la loro incompetenza rispetto alla consegna di tali atti ma che i legali ne hanno - nonostante la condanna sia ormai definitiva - legittimo interesse ad averne copia. Tuttavia sono i Ris di Parma a doverli consegnare, come aveva già chiarito la stessa Corte d’Appello in un altro decreto il 14 settembre dello stesso anno concluso sì con la dichiarazione di inammissibilità dell’istanza ma anche con il «nulla osta al rilascio delle copie richieste dalla difesa». Si tratta anche dei famosi «dati grezzi» di cui la difesa dell’ex fidanzato condannato a 16 anni di carcere ha più volte chiesto copia in questi anni. Una serie di richieste ai Ris di Parma, che però resteranno senza risposta . Ma solo per quanto riguarda quei dati sul Dna , visto che all’inizio del 2017 i legali dello studio del professor Angelo Giarda, che intendono chiedere la revisione del caso, si accorgono che nel fascicolo manca parte della documentazione . A marzo i legali fanno richiesta al Ris su singoli atti (come le foto a colori del dispenser di sapone, il tracciato del dna sul tappetino del bagno, ecc ). Tutti documenti che l’allora comandante Giampietro Lago (succeduto a Garofano) inviava «regolarmente» ai legali di Stasi. A quel punto, ad agosto, i difensori chiedono tutta la documentazione (i tracciati/dati grezzi delle analisi genetiche effettuate su reperti e tracce, tutte le fotografie, ecc). E qui però il canale di comunicazione si inceppa. Lago chiede agli avvocati l’autorizzazione dei giudici che il 14 settembre danno il «nulla osta». Eppure, spiega l’avvocata Giada Bocellari, «la documentazione richiesta benché ancora esistente non veniva fornita, nonostante il nulla osta della Corte d’assise d’appello »: «La richiesta formulata dalla difesa aveva ad oggetto tutte le tracce, tutte le analisi e tutti i dati grezzi, ivi compresi - ovviamente - quelli relativi ai pedali della bicicletta Umberto Dei». Lo stesso avviene ancora a novembre quando i giudici confermano il diritto per i difensori del condannato ad accedere a quei dati. Dai Ris non arriverà più nessuna risposta. Quei dati, ora al centro dell’inchiesta bis su Garlasco , saranno consegnati solo ai pm di Pavia l’11 novembre del 2025 dal nuovo comandante dei Ris Matteo Donghi. Ieri intanto è tornato a parlare , a Quarto Grado, Andrea Sempio : «Non mi sembra ci siano argomenti tali da arrivare a un vero e proprio processo. Se capiterà di dover andare proprio a giudizio, cioè di affrontare un vero e proprio processo, l’affronteremo. L'impronta 33? Nessuna certezza, la questione finisce lì ».

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