Inutile. Inutile cercare di stemperarla o ammorbidirla. Patetico blandirla, velleitario e ridicolo cercare di intimidirla, figuriamoci minacciarla, o addirittura, negli ultimi faticosi anni, pietirla. Fiera. Non sprezzante, arrogante o presuntuosa, e anche con la voce spezzata e i singhiozzi attutiti nel parlare del suo tumore a Radio Radicale , ma fiera anche davanti alla morte. Unica . Unica perché non era una Pasionaria , anche se la passione ha animato tutta la sua esistenza. Ma c’è qualcosa di non laico, di chiuso alla realtà e alla coscienza, nel dedicare la propria esistenza a una causa, giustificando anche ogni errore: è una santità forse, ma non le apparteneva. Non lascia eredi, nel senso classico del termine, ma regala di più : un sentimento, parola ostica per molti ma non per Emma. Amata da tanti, disprezzata pure da tanti, ma mai indifferente per nessuno. Era nata a Bra, in quel di Cuneo , il 9 marzo del 1948. Il padre Filippo, prima contadino e poi commerciante in legname, che parlava solo in dialetto. La madre casalinga, Catterina Barge, che non parlava mai. La sorella maggiore, Domenica, che le fece da madre alla morte dei genitori : «Un rapporto magnifico, anche se pensa che sono una scriteriata». Un fratello più piccolo, Giovanni. «Un rimorso ce l’ho, non essere riuscita a stabilire un dialogo con mio padre, morto giovane. Ci volevamo un gran bene, eppure non riuscii a dirgli perché volessi andarmene di casa invece di restare a Bra e sposare il figlio del farmacista». La maturità classica al liceo Gandino, la laurea alla Bocconi con una tesi su Malcolm X. «Prima di incontrare i radicali ero una contadinotta cicciottella, ma non male. Io sono una piemontese poco fisica, non mi abbracciate, non mi baciate, non mi toccate». Un ginecologo, chissà perché, le dice che è sterile . Non usa precauzioni . È una giovane donna quando rimane incinta e decide di abortire . L’aborto in Italia è solo clandestino. Un medico le chiede 500 mila lire , non le ha . Ne trova uno, a Firenze, che si accontenta di 50 mila . Comincia così. Un via vai accompagnando le donne, due volte a settimana. Disobbedienza civile , con Adele Faccio e Gianfranco Spadaccia. Il giornale il Borghese fa esplodere lo scandalo. L’autodenuncia: «Arrestatemi» , il maresciallo che non ne vuole sapere, ma poi l’arresto è inevitabile , quasi tre settimane di carcere. Una sfida che diventerà una battaglia di civiltà , non priva di contorni cruenti, aspirapolvere compreso. Va in Francia, dove Giscard d’Estaing voleva una svolta sull’aborto, da Simone Veil. Poi la legge 194, il referendum, lo scontro con la Chiesa e con la politica, la fine della clandestinità. Ha ricordato Emma: «Sette piani a piedi per entrare alla fine in una topaia, l’acqua cadeva dalle pareti. Marco fumava, Adele aveva fame, lui allora fece una pasta di piccolo formato, i ditalini, con burro e parmigiano, una vera schifezza. Un attimo dopo eravamo sulle barricate. Pannella non ascoltava nessuno, era il suo tratto distintivo e la sua forza». Ma era anche un vulcano di idee , una tra le mille quella per la legalizzazione della cannabis. «Si accese uno spinello davanti a tutti, e lo passò in giro a noi che eravamo al tavolo. Io ero l’ultima e mi toccò questa roba umidiccia. Pensai: meno male che è l’ultima volta». Fu un turbine. Gli scioperi della fame e della sete, «ci persi i denti», 67 milioni di firme raccolte per 122 referendum, 35 vinti , le battaglie sull’eutanasia, le carceri, lo sterminio per fame, la giustizia. Le accuse a Giovanni Leone sulla Lockheed e poi le scuse: «Lei è stato la prima vittima del giustizialismo». Entra alla Camera nel 1976 Emma, a 28 anni . Ha una gonna a fiori e gli zoccoli ai piedi. Non somiglia a Nilde Iotti, o a Franca Falcucci, e nemmeno a Luciana Castellina. Sarà rieletta per moltissime volte , nelle liste del suo partito e non solo, al Parlamento italiano ed europeo. Pannella, ed Emma con lui, non sceglierà mai di schierarsi definitivamente a destra o a sinistra , i due Poli, in maniera dichiarata, saranno usati dai radicali non come un tram, ma certo come un mezzo per far valere le proprie battaglie. Bonino nel ’94 diventerà deputata con il sostegno del centrodestra ed entrerà a far parte del gruppo di Forza Italia . Nel ’95 Silvio Berlusconi la indicherà come commissaria europea: si racconta che Pannella si piazzò nello studio del Cavaliere e non ne uscì finché non ebbe la certezza della nomina, nero su bianco. Emma si candiderà nel 1999 alla presidenza della Repubblica: una campagna mediatica travolgente , perdente in Parlamento, ma che portò i radicali alle elezioni successive il risultato record dell’8,5 per cento. Sarà ministro del commercio internazionale e delle politiche europee con Romano Prodi e ministro degli Esteri con Enrico Letta, poi, subentrando nel 2014, Matteo Renzi le preferirà Federica Mogherini. Innumerevoli le sue campagne in giro per il mondo . La Bosnia, il Kosovo, la Somalia, l’Afghanistan e tanti altri Paesi, martoriati da guerre e oppressione, soprattutto contro le donne, a partire dalle mutilazioni genitali. Sulla Bosnia disse: «Non sono pacifista, non sono per la pace ad ogni costo, soprattutto quando il costo è qualcun altro a pagarlo e a questo prezzo . Mi trovo a condividere, se non addirittura a invocare, da non violenta, l’uso della forza da parte della comunità internazionale». Tra le tante vicende, va ricordato il suo arresto, in Afghanistan, da parte della milizia talebana «per la repressione del vizio e la promozione della virtù». Difficile non ricordarla con il cartello al collo con su scritto: «No Vatican, No Taleban» . Il contrasto con la Chiesa è stato politico e personale, e non solo sull’aborto. Né sarebbe corretto dire che il tempo leviga e cancella le contrapposizioni. Non in questo caso. Ma certo con papa Bergoglio ci fu un sentire comune , e non soltanto alla fine, quando i due, sulle loro carrozzelle, si incontrarono sul terrazzo della casa di Emma . Il pontefice, anche sollevando un certo scandalo in Vaticano, la aveva apprezzata pubblicamente, in un colloquio con il Corriere , includendola «tra i grandi dell’Italia di oggi». Pannella è morto senza che lui ed Emma si parlassero , si chiarissero, si spiegassero. Un cruccio al quale Bonino aveva per forza dovuto rassegnarsi. Disse lui: «La signora Bonino lavora molto e mai da noi. Che cazzo faccia davvero lo sappiamo solo dalle indiscrezioni». Rispose lei: «Ma sei scemo? Io sono iscritta al partito a 2.500 euro al mese» . Basta, più niente. Un dolore, probabilmente reciproco, che le morti lasciano irrisolto. Ora come ora non si sa se e cosa ci sia dopo la vita, ma pare certo che si possa fumare senza timore.
Emma Bonino, le battaglie e la malattia: l'eredità della «contadinotta di Bra» diventata leader radicale
Inutile. Inutile cercare di stemperarla o ammorbidirla. Patetico blandirla, velleitario e ridicolo cercare di intimidirla, figuriamoci minacciarla, o addirittura, negli ultimi faticosi anni, pietirla. Fiera. Non sprezzante, arrogante o presuntuosa, e anche con la voce spezzata e i singhiozzi attutiti nel parlare del suo tumore a Radio Radicale , ma fiera anche davanti alla morte. Unica . Unica perché non era una Pasionaria , anche se la passione ha animato tutta la sua esistenza. Ma c’è qualcosa di non laico, di chiuso alla realtà e alla coscienza, nel dedicare la propria esistenza a una causa, giustificando anche ogni errore: è una santità forse, ma non le apparteneva. Non lascia eredi, nel senso classico del termine, ma regala di più : un sentimento, parola ostica per molti ma non per Emma. Amata da tanti, disprezzata pure da tanti, ma mai indifferente per nessuno. Era nata a Bra, in quel di Cuneo , il 9 marzo del 1948. Il padre Filippo, prima contadino e poi commerciante in legname, che parlava solo in dialetto. La madre casalinga, Catterina Barge, che non parlava mai. La sorella maggiore, Domenica, che le fece da madre alla morte dei genitori : «Un rapporto magnifico, anche se pensa che sono una scriteriata». Un fratello più piccolo, Giovanni. «Un rimorso ce l’ho, non essere riuscita a stabilire un dialogo con mio padre, morto giovane. Ci volevamo un gran bene, eppure non riuscii a dirgli perché volessi andarmene di casa invece di restare a Bra e sposare il figlio del farmacista». La maturità classica al liceo Gandino, la laurea alla Bocconi con una tesi su Malcolm X. «Prima di incontrare i radicali ero una contadinotta cicciottella, ma non male. Io sono una piemontese poco fisica, non mi abbracciate, non mi baciate, non mi toccate». Un ginecologo, chissà perché, le dice che è sterile . Non usa precauzioni . È una giovane donna quando rimane incinta e decide di abortire . L’aborto in Italia è solo clandestino. Un medico le chiede 500 mila lire , non le ha . Ne trova uno, a Firenze, che si accontenta di 50 mila . Comincia così. Un via vai accompagnando le donne, due volte a settimana. Disobbedienza civile , con Adele Faccio e Gianfranco Spadaccia. Il giornale il Borghese fa esplodere lo scandalo. L’autodenuncia: «Arrestatemi» , il maresciallo che non ne vuole sapere, ma poi l’arresto è inevitabile , quasi tre settimane di carcere. Una sfida che diventerà una battaglia di civiltà , non priva di contorni cruenti, aspirapolvere compreso. Va in Francia, dove Giscard d’Estaing voleva una svolta sull’aborto, da Simone Veil. Poi la legge 194, il referendum, lo scontro con la Chiesa e con la politica, la fine della clandestinità. Ha ricordato Emma: «Sette piani a piedi per entrare alla fine in una topaia, l’acqua cadeva dalle pareti. Marco fumava, Adele aveva fame, lui allora fece una pasta di piccolo formato, i ditalini, con burro e parmigiano, una vera schifezza. Un attimo dopo eravamo sulle barricate. Pannella non ascoltava nessuno, era il suo tratto distintivo e la sua forza». Ma era anche un vulcano di idee , una tra le mille quella per la legalizzazione della cannabis. «Si accese uno spinello davanti a tutti, e lo passò in giro a noi che eravamo al tavolo. Io ero l’ultima e mi toccò questa roba umidiccia. Pensai: meno male che è l’ultima volta». Fu un turbine. Gli scioperi della fame e della sete, «ci persi i denti», 67 milioni di firme raccolte per 122 referendum, 35 vinti , le battaglie sull’eutanasia, le carceri, lo sterminio per fame, la giustizia. Le accuse a Giovanni Leone sulla Lockheed e poi le scuse: «Lei è stato la prima vittima del giustizialismo». Entra alla Camera nel 1976 Emma, a 28 anni . Ha una gonna a fiori e gli zoccoli ai piedi. Non somiglia a Nilde Iotti, o a Franca Falcucci, e nemmeno a Luciana Castellina. Sarà rieletta per moltissime volte , nelle liste del suo partito e non solo, al Parlamento italiano ed europeo. Pannella, ed Emma con lui, non sceglierà mai di schierarsi definitivamente a destra o a sinistra , i due Poli, in maniera dichiarata, saranno usati dai radicali non come un tram, ma certo come un mezzo per far valere le proprie battaglie. Bonino nel ’94 diventerà deputata con il sostegno del centrodestra ed entrerà a far parte del gruppo di Forza Italia . Nel ’95 Silvio Berlusconi la indicherà come commissaria europea: si racconta che Pannella si piazzò nello studio del Cavaliere e non ne uscì finché non ebbe la certezza della nomina, nero su bianco. Emma si candiderà nel 1999 alla presidenza della Repubblica: una campagna mediatica travolgente , perdente in Parlamento, ma che portò i radicali alle elezioni successive il risultato record dell’8,5 per cento. Sarà ministro del commercio internazionale e delle politiche europee con Romano Prodi e ministro degli Esteri con Enrico Letta, poi, subentrando nel 2014, Matteo Renzi le preferirà Federica Mogherini. Innumerevoli le sue campagne in giro per il mondo . La Bosnia, il Kosovo, la Somalia, l’Afghanistan e tanti altri Paesi, martoriati da guerre e oppressione, soprattutto contro le donne, a partire dalle mutilazioni genitali. Sulla Bosnia disse: «Non sono pacifista, non sono per la pace ad ogni costo, soprattutto quando il costo è qualcun altro a pagarlo e a questo prezzo . Mi trovo a condividere, se non addirittura a invocare, da non violenta, l’uso della forza da parte della comunità internazionale». Tra le tante vicende, va ricordato il suo arresto, in Afghanistan, da parte della milizia talebana «per la repressione del vizio e la promozione della virtù». Difficile non ricordarla con il cartello al collo con su scritto: «No Vatican, No Taleban» . Il contrasto con la Chiesa è stato politico e personale, e non solo sull’aborto. Né sarebbe corretto dire che il tempo leviga e cancella le contrapposizioni. Non in questo caso. Ma certo con papa Bergoglio ci fu un sentire comune , e non soltanto alla fine, quando i due, sulle loro carrozzelle, si incontrarono sul terrazzo della casa di Emma . Il pontefice, anche sollevando un certo scandalo in Vaticano, la aveva apprezzata pubblicamente, in un colloquio con il Corriere , includendola «tra i grandi dell’Italia di oggi». Pannella è morto senza che lui ed Emma si parlassero , si chiarissero, si spiegassero. Un cruccio al quale Bonino aveva per forza dovuto rassegnarsi. Disse lui: «La signora Bonino lavora molto e mai da noi. Che cazzo faccia davvero lo sappiamo solo dalle indiscrezioni». Rispose lei: «Ma sei scemo? Io sono iscritta al partito a 2.500 euro al mese» . Basta, più niente. Un dolore, probabilmente reciproco, che le morti lasciano irrisolto. Ora come ora non si sa se e cosa ci sia dopo la vita, ma pare certo che si possa fumare senza timore.

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