Verrebbe voglia di abbracciarlo stretto, come un figlio di cui si intuisce il disagio, non il modo per aiutarlo ad andare oltre. Verrebbe voglia di dirgli: «Non aver paura Pippo, possiamo parlare di tutto e tutto si può risolvere». Portabandiera e simbolo della spedizione azzurra ai Giochi del Mediterraneo, Filippo Tortu ieri ha rinunciato alla finale dei 200 metri per la quale si era qualificato martedì. Notizia preannunciata da un comunicato del Coni citando generici «problemi di salute» poi puntualizzati in un «affaticamento muscolare al bicipite sinistro già precedentemente infortunato». La rinuncia alla finale (dove un altro Filippo, Dezza, è arrivato secondo) era chiara fin dal drammatico turno eliminatorio. Stralunato sui blocchi, lento allo sparo, sopravanzato in curva da avversari modesti, nel rettilineo Filippo è sembrato frenare e, voltandosi a destra e sinistra, quasi cercare inconsciamente l’auto eliminazione. Il bilancio delle ultime due stagioni dell’olimpionico della 4x100 di Tokyo, del primo azzurro a scendere sotto i 10” nei 100 è drammatico: in 700 giorni Tortu ha corso soltanto due volte i 100 metri e sei volte i 200, sempre più lentamente. A soli 28 anni il milanese è quasi un ex atleta. Non era questo il destino che tutti preconizzavano per lui quando, il 22 giugno 2018 a Madrid, Pippo piombò sul traguardo dei 100 in 9”99, demolendo l’antichissimo 10”01 di Pietro Mennea . Eccolo il fenomeno che aspettavamo da 40 anni. Bianchissimo come Pietro, figlio non di un sarto pugliese ma di buona borghesia milanese, piaceva alle mamme per il suo attaccamento ai valori della famiglia e alla nonna Titta e alla Sardegna di origine. Piaceva agli sponsor per la faccia pulita e all’establishment dell’atletica che mal aveva sopportato il cocciuto, polemico, fenomenale Mennea, per le sue doti diplomatiche. Piaceva il rapporto simbiotico con il padre Salvino, ex velocista di modesto talento che per allenare Pippo aveva lasciato un ottimo lavoro in Mediolanum e trasformato la famiglia in un campus sportivo privato dove ciascuno (lui, la moglie, l’altro figlio Giacomo) aveva un preciso ruolo di supporto. Il giorno di massima gloria di Filippo è anche quello in cui forse inizia la discesa: la sera del 6 agosto 2021, ai Giochi di Tokyo , accucciato in corsia otto riceve il testimone della 4x100 da Faustino Desalu in ritardo rispetto all’inglese Mitchell-Blake e lo fulmina nel rettilineo con un mostruoso 8”84 lanciato. Come nei 100 metri con Marcell Jacobs, campioni olimpici in una gara regina dei Giochi, il più grande successo moderno dello sport italiano. Meno di un mese dopo il trionfo — lo scopriremo però solo nel 2024 — Giacomo Tortu si rivolge all’agenzia milanese Equalize commissionando una folle e illegale intromissione nei cellulari di Jacobs e del suo staff per cercare «prove» di doping. Giacomo ha scagionato del tutto Filippo e il padre (e noi gli crediamo) ma il gesto evidenziava un clima malato nel gruppo familiare. La popolarità di Jacobs disturbava. Attorno a Filippo intanto nascevano un contratto (discutibile) con il comune di Milano per avere in esclusiva l’Arena (quando Jacobs a Roma si mescolava ai ragazzini e agli amatori del «Paolo Rosi») e una società che reclutava e allenava talenti in nome del giovane fenomeno. Dal 2022 in poi nessuno si è preoccupato dei risultati sempre più modesti, del «vola, Pippo in allenamento vola» sussurrato ai cronisti da papà Salvino prima di ogni gara e puntualmente smentito sul campo, del fallimento di tutti i tentativi della federazione di aprire uno spazio neutro tra padre e figlio sempre soli in pista e palestra, di proporre un «parere terzo tecnico» che forse sarebbe stato risolutivo. Separare un figlio dal padre che l’ha creato campione è difficilissimo, Gimbo Tamberi c’è riuscito in modo cruento ma baratterebbe molte delle sue medaglie per poter tornare a parlare con papà Marco. Filippo non è stato capace e non possiamo fargliene una colpa. Le ultime due stagioni sono state drammatiche, tra performance modeste, un tentativo di spostarsi a Catania alla corte di Filippo Di Mulo e la (legittima) decisione della Federatletica di retrocedere l’atleta nella terza fascia, la meno considerata e pagata degli azzurri. Quando lo scorso agosto la 4x100 festeggiò i cinque anni dall’oro di Tokyo, Pippo partecipò nel ruolo di convitato di pietra prima di defilarsi alla vigilia degli Europei, per i soliti, imprecisati problemi di salute. In anni tormentati, Marcell Jacobs è stato tra i pochi a non mollare mai Filippo, quel Marcell Jacobs tradito da Giacomo che ha capito subito e a fondo la fragilità del suo ex avversario. Una via, un appiglio per provare a ripartire perché chiudere qui e così è troppo brutto. Filippo Tortu, 28 anni, è nato a Milano il 15 giugno 1998. È uno dei velocisti più importanti della storia dell’atletica leggera italiana Celebre per essere stato l’ultimo frazionista della staffetta d’oro ai Giochi di Tokyo e il primo italiano a scendere sotto i 10 secondi nei 100 metri (9”99 nel 2018) Ha vinto un argento ai Mondiali di Budapest 2023 nella staffetta 4×100 Agli Europei ha vinto un oro e un argento a Roma 2024 e un bronzo a Monaco 2022
Dalla gloria al declino: le fragilità e i disagi di Tortu, il campione che superò Mennea
Verrebbe voglia di abbracciarlo stretto, come un figlio di cui si intuisce il disagio, non il modo per aiutarlo ad andare oltre. Verrebbe voglia di dirgli: «Non aver paura Pippo, possiamo parlare di tutto e tutto si può risolvere». Portabandiera e simbolo della spedizione azzurra ai Giochi del Mediterraneo, Filippo Tortu ieri ha rinunciato alla finale dei 200 metri per la quale si era qualificato martedì. Notizia preannunciata da un comunicato del Coni citando generici «problemi di salute» poi puntualizzati in un «affaticamento muscolare al bicipite sinistro già precedentemente infortunato». La rinuncia alla finale (dove un altro Filippo, Dezza, è arrivato secondo) era chiara fin dal drammatico turno eliminatorio. Stralunato sui blocchi, lento allo sparo, sopravanzato in curva da avversari modesti, nel rettilineo Filippo è sembrato frenare e, voltandosi a destra e sinistra, quasi cercare inconsciamente l’auto eliminazione. Il bilancio delle ultime due stagioni dell’olimpionico della 4x100 di Tokyo, del primo azzurro a scendere sotto i 10” nei 100 è drammatico: in 700 giorni Tortu ha corso soltanto due volte i 100 metri e sei volte i 200, sempre più lentamente. A soli 28 anni il milanese è quasi un ex atleta. Non era questo il destino che tutti preconizzavano per lui quando, il 22 giugno 2018 a Madrid, Pippo piombò sul traguardo dei 100 in 9”99, demolendo l’antichissimo 10”01 di Pietro Mennea . Eccolo il fenomeno che aspettavamo da 40 anni. Bianchissimo come Pietro, figlio non di un sarto pugliese ma di buona borghesia milanese, piaceva alle mamme per il suo attaccamento ai valori della famiglia e alla nonna Titta e alla Sardegna di origine. Piaceva agli sponsor per la faccia pulita e all’establishment dell’atletica che mal aveva sopportato il cocciuto, polemico, fenomenale Mennea, per le sue doti diplomatiche. Piaceva il rapporto simbiotico con il padre Salvino, ex velocista di modesto talento che per allenare Pippo aveva lasciato un ottimo lavoro in Mediolanum e trasformato la famiglia in un campus sportivo privato dove ciascuno (lui, la moglie, l’altro figlio Giacomo) aveva un preciso ruolo di supporto. Il giorno di massima gloria di Filippo è anche quello in cui forse inizia la discesa: la sera del 6 agosto 2021, ai Giochi di Tokyo , accucciato in corsia otto riceve il testimone della 4x100 da Faustino Desalu in ritardo rispetto all’inglese Mitchell-Blake e lo fulmina nel rettilineo con un mostruoso 8”84 lanciato. Come nei 100 metri con Marcell Jacobs, campioni olimpici in una gara regina dei Giochi, il più grande successo moderno dello sport italiano. Meno di un mese dopo il trionfo — lo scopriremo però solo nel 2024 — Giacomo Tortu si rivolge all’agenzia milanese Equalize commissionando una folle e illegale intromissione nei cellulari di Jacobs e del suo staff per cercare «prove» di doping. Giacomo ha scagionato del tutto Filippo e il padre (e noi gli crediamo) ma il gesto evidenziava un clima malato nel gruppo familiare. La popolarità di Jacobs disturbava. Attorno a Filippo intanto nascevano un contratto (discutibile) con il comune di Milano per avere in esclusiva l’Arena (quando Jacobs a Roma si mescolava ai ragazzini e agli amatori del «Paolo Rosi») e una società che reclutava e allenava talenti in nome del giovane fenomeno. Dal 2022 in poi nessuno si è preoccupato dei risultati sempre più modesti, del «vola, Pippo in allenamento vola» sussurrato ai cronisti da papà Salvino prima di ogni gara e puntualmente smentito sul campo, del fallimento di tutti i tentativi della federazione di aprire uno spazio neutro tra padre e figlio sempre soli in pista e palestra, di proporre un «parere terzo tecnico» che forse sarebbe stato risolutivo. Separare un figlio dal padre che l’ha creato campione è difficilissimo, Gimbo Tamberi c’è riuscito in modo cruento ma baratterebbe molte delle sue medaglie per poter tornare a parlare con papà Marco. Filippo non è stato capace e non possiamo fargliene una colpa. Le ultime due stagioni sono state drammatiche, tra performance modeste, un tentativo di spostarsi a Catania alla corte di Filippo Di Mulo e la (legittima) decisione della Federatletica di retrocedere l’atleta nella terza fascia, la meno considerata e pagata degli azzurri. Quando lo scorso agosto la 4x100 festeggiò i cinque anni dall’oro di Tokyo, Pippo partecipò nel ruolo di convitato di pietra prima di defilarsi alla vigilia degli Europei, per i soliti, imprecisati problemi di salute. In anni tormentati, Marcell Jacobs è stato tra i pochi a non mollare mai Filippo, quel Marcell Jacobs tradito da Giacomo che ha capito subito e a fondo la fragilità del suo ex avversario. Una via, un appiglio per provare a ripartire perché chiudere qui e così è troppo brutto. Filippo Tortu, 28 anni, è nato a Milano il 15 giugno 1998. È uno dei velocisti più importanti della storia dell’atletica leggera italiana Celebre per essere stato l’ultimo frazionista della staffetta d’oro ai Giochi di Tokyo e il primo italiano a scendere sotto i 10 secondi nei 100 metri (9”99 nel 2018) Ha vinto un argento ai Mondiali di Budapest 2023 nella staffetta 4×100 Agli Europei ha vinto un oro e un argento a Roma 2024 e un bronzo a Monaco 2022

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