«È una notizia incommentabile . La trovo abbastanza oscena, pur nel rispetto delle leggi diverse fra il nostro Paese e la Svizzera. Da quel che capisco non è detto che questa indennità alla fine le venga riconosciuta, ma già il fatto che lei l’abbia chiesta... è inaccettabile». Giovanna Lanella è la madre di Chiara Costanzo , una delle 41 vite perdute nell’incendio di Capodanno al Constellation di Crans Montana . Aveva 16 anni, Chiara. E per Giovanna leggere ieri che Jessica Moretti ha chiesto alla sua assicurazione (la Zurich), una indennità giornaliera per la «perdita di guadagno determinata dai danni alla salute» ha avuto lo stesso effetto di uno schiaffo. «Inaccettabile», appunto. Jessica — che (lo ricordiamo) assieme al marito Jacques Moretti gestiva quel locale diventato una trappola mortale per ragazzini che salutavano il nuovo anno — non ha ancora ricevuto una risposta definitiva perché la Zurich ha chiesto informazioni e un parere alla procura del Canton Vallese che si sta occupando dell’inchiesta. «Secondo quel che ci ha riferito l’assicurata i suoi conti sono bloccati e ci chiediamo a quale destinatario dovremo versare le nostre eventuali prestazioni non appena avremo preso una decisione», scrivono gli assicuratori ai magistrati. Risposta delle pm Catherine Seppey e Victoria Roth: «Vi chiediamo cortesemente il tipo di indennità giornaliera che volete riconoscere alla vostra assicurata e il relativo fondamento». Nei nuovi documenti depositati dalla Procura è riportato tutto questo ma non c’è traccia della decisione finale . C’è invece traccia della sorte di Jacques Moretti, in carcere dalla notte dell’11 agosto scorso con l’accusa di violenze domestiche. Furono i vicini della coppia a chiamare i soccorsi dopo aver sentito le urla di Jessica aggredita dal marito. Nel nuovo carteggio c’è scritto che il tribunale di Sion ha disposto che Jacques rimanga in cella almeno fino all’11 di novembre . E proprio per via della sua detenzione torna in campo la misteriosa persona che il 23 gennaio 2026 pagò 200 mila franchi di cauzione per farlo uscire dal carcere dopo l’arresto per il rogo del Constellation. Chi pagò quei 200 mila franchi è rimasto sempre nell’ombra e chiede di rispettare l’anonimato anche adesso che rivorrebbe indietro i suoi soldi. Li rivuole perché — dice — dopo le accuse per le violenze domestiche sono state revocate le misure alternative che gli erano state concesse grazie alla cauzione. La Procura però nega la restituzione e passa la palla al Tribunale per le misure coercitive che, per quel che risulta fino a oggi, non ha ancora preso una decisione. Fra gli atti appena depositati ci sono le immagini di vecchi messaggi (2019) dai quali si capiscono due cose: che la porta della possibile via di fuga era regolarmente sbarrata e che i Moretti sapevano bene che anche una sola scintilla avrebbe mandato a fuoco il locale . E poi c’è una relazione datata 23 settembre 2026 che parla di Jessica indagata «modello».  Lei e suo marito, lo ricordiamo, sono due dei 17 inquisiti per l’incendio nel locale di Crans, ma è a lei che viene dedicata una lunga descrizione del comportamento dopo la strage. «Ha sempre risposto alle nostre chiamate», annota chi la controlla. A volte «ci trasmette la sua posizione in tempo reale», ci «comunica i suo spostamenti», ci «informa dei suoi appuntamenti»... L’autore della relazione riporta «vari problemi» segnalati da Jessica. Insulti, minacce, giornalisti davanti alla scuola del figlio. «Mi ha espresso i suoi timori in vista delle festività di fine anno», «non si sente al sicuro» e «teme eventuali atti isolati dei genitori delle vittime», scrive. Un timore che per le famiglie dei 41 morti e dei 116 feriti assomiglia a un’offesa. Proprio come la richiesta di indennizzo: «Sconcertante», per dirla con Fabrizio Ventimiglia che rappresenta la famiglia di Sofia Donadio, una delle ragazzine ferite. E Giovanna ci tiene a dire che in questa storia «le mancanze di sicurezza sono così lampanti che io smetterei di parlare di tragedia. Vorrei che si usasse la parola giusta: strage».