Billy Costacurta, una vita in maglia rossonera, da diciotto anni talent di Sky, commenta le coppe europee, i big match del campionato e la Nations League, acquisita dalla tv satellitare con l’Europeo 2028 e le qualificazioni (anche in streaming su Now). È curioso, tecnico, ironico. «Mi piace parlare di calcio mantenendo la mia attitudine al dubbio, non cerco scontri duri, preferisco l’approfondimento, colleghi come Capello e Di Canio sono più sicuri e mi stimolano, questione di carattere, se da calciatore ero un duro oggi sono più morbido». Che cosa ne pensa di questo Milan? «Contro il Benfica mi ero preoccupato perché non capiva come mettere in difficoltà gli avversari e non cercava la profondità. Avrei potuto giocare anch’io a sessant’anni visto che i difensori non sono mai stati costretti a scattare, i portoghesi hanno giocato con la pipa in bocca. Contro il Lecce ho visto un Milan diverso da quello degli ultimi anni, propositivo, promette bene. Credo che sia un po’ presto per giudicare, ma la squadra ha inviato messaggi nella direzione giusta, penso che voglia riconquistare San Siro: la verticalità nel gioco, il tentativo di aiuto reciproco e di essere squadra, cioè tutti o nessuno. Messaggi che ho notato a sprazzi, ma in fondo vedo la luce». Qualche consiglio ai singoli? «Estupinan se fa quegli errori lì, tipo sul gol di Cancellieri contro la Lazio, non può partire titolare, prima dovrebbe fare un corso per marcare in area; Loftus-Cheek ha potenzialità enormi, ma può fare meglio. Naturalmente mi riferisco al presente, finché non si riprendono è meglio che rimangano in panchina». Amorim? «I primi due mesi sono difficili, ricordo che anche Sacchi all’inizio rischiò l’esonero, è giusto dargli tempo». E ora è tornato il tempo delle Nazionali, speriamo che l’Italia si riprenda dopo questo inizio da incubo… «Abbiamo tanti giovani interessanti, l’importante è la strategia, io in questo senso non sono difensivista, penso che più volte entri in area e più facile è vincere, sogno un equilibrio sorretto più dall’ambizione che dalla pazienza». Qualche nome, in generale, tra i giovani? «Doumbia è forte, Kayode è migliorato, penso che diversi giovani possano stuzzicare i titolari. Interessante anche Cisse nell’Under 21». Che cosa ne pensa dei ragazzi italiani che scelgono di giocare all’estero? «Una volta erano gli stranieri che venivano da noi e miglioravano, oggi condivido se uno come Palestra va al Chelsea perché può alzare il suo livello; chi invece non gioca titolare, come Chiesa al Liverpool, è meglio che torni in Italia». Non solo flop, Nazionale vuol dire anche ripensare al magnifico Europeo 2021, a quell’abbraccio commovente tra Vialli e Mancini… «È una pagina che non si può dimenticare, anche se quelle immagini mi turbano perché non riesco ancora a pensare di non vedere più Gianluca, persona meravigliosa: se sono venuto a Sky, dove si respira sempre una gran bella atmosfera, è stato anche perché c’era lui». E Franco Baresi chi è stato per lei? «Era silenzioso verso l’esterno, ma aveva una gran voglia di condividere le sue conoscenze con tutti noi, ci ha lasciato un’immensa eredità: l’etica del lavoro, la disciplina per diventare squadra, l’eleganza verso l’avversario, l’attitudine a non protestare sfacciatamente, un grande». Che cosa ne pensa di Donnarumma, che prima dell’avvio della Nations League aveva annunciato “vogliamo riscrivere la storia”? «Non condivido, non devono riuscire a riscrivere la storia, devono tornare ad essere una squadra vera che non perda contro Macedonia e Bosnia. Donnarumma è il capitano, dovrebbe dare l’esempio e smettere di fare queste dichiarazioni, parlare e protestare di meno, la Nazionale deve tornare a rendere orgogliosi i tifosi italiani». Milano che cosa significa per lei? «Vivo in zona Repubblica, la città è più accogliente e bella di come si dipinge, mi piace tutto. Capisco che a qualcuno piaccia di meno per il problema dell’affitto, un mio parente si è dovuto trasferire a Pavia per studiare, in questo senso sono critico con Sala. Ed è subentrato il problema della sicurezza, quando rientro tardi faccio attenzione». A Milano ha incontrato la donna della sua vita, Martina Colombari, dove vi siete conosciuti? «In via Sottocorno, al ristorante “Bbq”, dopo una sfilata di Armani». La sua prima volta a Milano … «Avevo più o meno 14 anni, arrivai in treno con mia madre: Porta Garibaldi, metropolitana per Piola e qualche bus: per la prima volta lei mi lasciò la mano. Un istante che non dimentico, capii che avrei dovuto continuare la mia strada da solo».