«Il paziente sta male, sta sempre peggio. Ma non è ancora in pericolo di vita . Possiamo salvarlo. Possiamo salvarci». Quando parla Johan Rockstrom il «pianeta Terra» diventa il «paziente Terra». Un grande malato da curare prima che gli organi collassino e la vita sparisca. La metafora del paziente l’ha creata recentemente quando si è accorto che il suo messaggio nel passava. Nel 2009 infatti aveva coniato l’espressione dei «confini planetari»: si tratta di nove processi biofisici fondamentali per la vita sul pianeta. Per dire, il cambiamento climatico è uno dei nove . Il superamento dei confini comporta degli squilibri gravi, che possono diventare irreversibili. Ora la metafora l’ha trasformata nel Planetary Health Check: lo stato della salute del pianeta paragonato quindi ad un essere umano . Così forse lo capiamo meglio di cosa stiamo parlando: «Per noi l’aumento di un grado di temperatura è un problema, non andiamo a lavorare, magari prendiamo una aspirina; se i gradi diventano due stiamo molto male; se diventano tre rischiamo la vita». L’ultimo rapporto lo ha appena pubblicato, il 21 settembre, e lo ha presentato alla New York Climate Week. Rockstrom nel suo campo è una autorità assoluta: svedese, 60 anni portati con una magrezza che fa immaginare una vita lontana dalle tentazioni; ha fondato e diretto a lungo lo Stockholm Resilience Center; e dal 2018 e condirettore del PIK, il Potsdam Institute for Climate Impact Research, in Germania. «È il più grande scienziato della Terra vivente» dice la presentatrice della New York Climate Week chiamandolo sul palco, e quel «vivente» in questo momento assume una connotazione sinistra . Forse perché a un paio di chilometri di distanza il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha appena finito il suo discorso all’Assemblea Generale dell’ONU , dove tra le altre cose ha deriso gli ambientalisti e le loro paure («con l’intelligenza artificiale stiamo assistendo alla stessa isteria infondata», è il suo punto). O forse perchè fino allo scorso anno il grande vertice delle Nazioni Unite era segnato da cortei ambientalisti che provavano invano a farci prendere contezza della situazione; e invece stavolta fin qui solo il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, nel suo ultimo discorso prima di lasciare, ne ha parlato diffusamente («gli inquinatori devono pagare!» ha ripetuto riferendosi ai produttori di combustibili fossili. Una tenacia inutile ma commovente). Ma qualcosa quest’anno è cambiato. Se la politica appare distratta da altri allarmi e altre priorità (evidentemente sappiamo gestire una apocalisse alla volta); l’estate peggiore della nostra vita ha fatto entrare il cambiamento climatico nella vita di ciascuno di noi: i quarantacinquemila morti di caldo in Europa stimati fin qui sono solo uno dei tanti indicatori che l’allarme degli scienziati è reale ed è necessario intervenire . La diagnosi di Rockstrom parte da lontano, anzi da lontanissimo e questo la rende ancora più affascinante. Presenta una slide intitolata «Il viaggio dell’umanità sulla Terra» in cui si vedono tre fasce orizzontali colorate: quella blu e quella rossa rappresentano rispettivamente il grande freddo e il grande caldo; in mezzo c’è una fascia verde sottile che Rockstrom chiama «il corridoio della vita» . Corrisponde alla temperatura che ha consentito e che ancora consente la vita sul pianeta Terra: 14 gradi di temperatura media . «Facciamo che corrisponde ai 37 gradi del corpo umano», dice. Così capiamo. Quella temperatura sulla Terra compare all’inizio dell’Olocene, circa diecimila anni fa. Quando si sono sviluppate le prime civiltà. È rimasta più o meno stabile fino al secolo scorso, poi ha iniziato a salire e da quattro anni è entrata nella zona rossa. Siamo in pericolo . Dice Rockstrom: «Con le politiche attuali per la fine del secolo la temperatura sarà aumentata di tre gradi portando l’orologio del clima indietro di tre milioni di anni , ovvero l’ultima volta che la temperatura media sul pianeta è stata così alta». Perchè sta succedendo? Perché questa accelerazione? Per le emissioni di anidride carbonica certo che non diminuiscono come dovrebbero. Ma Rockstrom aggiunge un elemento importante: «Perché il pianeta sta perdendo la sua capacità di resilienza . Il suolo sta assorbendo meno anidride carbonica che in passato; e la superficie terrestre - per lo scioglimento dei ghiacciai - è diventata più scura e questo aumenta l’assorbimento del calore». Ma il dato davvero sconvolgente, secondo gli scienziati, è la temperatura del mare: «È cresciuta così tanto che è andata fuori dalle nostre mappe e nessun modello è ancora riuscito a spiegare perché ». È un «supercharged enigma», dice Rockstrom, un enigma gigantesco. Le conseguenze le vedremo subito purtroppo: « È molto probabile che nei prossimi tre-sei mesi, ce la farà pagare cara . Ci saranno alluvioni e siccità di una scala mai vista prima. È già successo. È scientificamente provato che il collasso del ghiacciaio in Nepal e Tibet non si sarebbe verificato se il paziente Terra fosse stato in buone condizioni. E invece lo stress che sta subendo amplifica i rischi di eventi catastrofici». Il team di Rockstrom ha mappato i principali nove sconvolgimenti («tipping points») che corriamo nel breve periodo: «Sono come gli organi del paziente Terra che potrebbero collassare se la temperatura media resta così elevata». In cima all’elenco ci sono lo scioglimento dei ghiacciai in Groenlandia e in Antartide e del permafrost delle regioni polari e delle catene montuose più importanti, e la fine delle barriere coralline. Ma anche il rovesciamento delle correnti atlantiche che determina il clima delle nostre regioni. Morale: «Sette dei nove confini planetari si trovano fuori dalla zona di sicurezza. Il paziente Terra vive uno stress tremendo». Ma Rockstrom non è venuto ad annunciare la fine del mondo (o della vita sul pianeta), bensì a dirci che ci sono ancora delle cure possibili: «La Terra non è ancora un paziente incurabile. Siamo in pericolo ma non siamo spacciati . Quindi c’è ancora una finestra aperta per fare qualcosa. La diagnosi è chiara, sappiamo tutti quello che c’è da fare (nota: avere un piano per eliminare i combustibili fossili il prima possibile), ma purtroppo la scienza in questo momento non va di moda. Per questo credo che sia arrivata l’ora di cambiare il modo in cui comunichiamo questi argomenti». Lavorando con giornalisti, comunicatori, creativi e scienziati, Rockstrom ha realizzato un manuale per comunicare con gli scettici e i negazionisti «che in questo momento, anche utilizzando l’intelligenza artificiale, stanno inquinando la comunicazione diffondendo falsi miti e un senso di impotenza fra la gente». Il manuale prende le mosse da un principio di Albert Einstein quando diceva che è necessario semplificare sena diventare semplicistici. Seguono altre otto regole: portare dei fatti, cercare di mostrare i dati attraverso visualizzazioni facili; spiegare perché questo tema riguarda ciascuno di noi; gestire le emozioni; evidenziare le soluzioni; ispirare una azione collettiva; legare questa battaglia agli altri problemi che la società ha; pianificare ogni cosa con il tempismo necessario . «Il bravo comunicatore deve essere come un deejay che dosa queste nove manopole per arrivare al suo obiettivo. Abbiamo bisogno di contrastare la disinformazione che vediamo in tutto il mondo. Dobbiamo imparare ad adattare la comunicazione a diversi gruppi di riferimento. Non esiste una soluzione unica per tutti. Dobbiamo investire nella comunicazione come parte dell'impegno scientifico. La comunicazione riguarda davvero la costruzione della resilienza. Disporre delle informazioni giuste è una via verso un futuro più sano e sicuro ».