TORINO Passano gli anni, cambiano gli allenatori, ma fra Juventus e Milan finisce sempre pari . Stavolta però è un’altra storia rispetto ai due narcolettici 0-0 della stagione scorsa , almeno nella ripresa, perché dopo un primo tempo deludente, concluso senza reti, la partita s’incendia. Il 19enne Cisse , ancora lui, illude il Diavolo con un destro nell’angolino otto minuti dopo essere entrato in campo. Torino gli porta bene: due settimane fa la prima rete , contro i granata. Il Diavolo non segnava a Madama dal maggio 2023 con Giroud : sono passati tre anni e mezzo. I bianconeri hanno creato di più e non meritavano di perdere. Il pareggio bianconero, meritato, arriva nel recupero con un colpo di testa di un altro neo entrato, Gatti , stopper travestito da centravanti, che s’infila fra Loftus-Cheek e De Winter. Risultato giusto. Juventus e Milan sono due cantieri , col cartello «lavori in corso» bene in vista. Le rivoluzioni non sono mai semplici. I rossoneri hanno fatto un passo indietro sulla produzione offensiva. « Abbiamo giocato male, non meritavamo di vincere , mi aspetto molto di più dai giocatori» ammette Amorim . «Abbiamo fatto noi la partita» spiega Spalletti , che dovrà però lavorare sulla scarsa concretezza rispetto alla mole di gioco. Il progetto bianconero sembra tuttavia più avanti. La prima doppia sorpresa dell’afosa serata torinese era stata la scelta di schierare fin dall’inizio Alajbegovic e Moreira , i due colpi dell’estate che fin qui non avevano trovato spazio. Si sfidano sulla stessa fascia, un faccia a faccia dal quale nessuno uscirà vincitore. Per il resto, tutto come previsto: da una parte il centravanti è Kolo Muani, dall’altra Goncalo Ramos. Il peso dell’attacco è sulle loro spalle, l’esame è di quelli che contano: lo falliranno entrambi. Madama ha sette assenti fra cui Yildiz, McKennie, Thuram . Il gigante Woltemade, l’ultimo arrivato, scalpita della panchina. Lì accanto ecco i riccioli rossi di Sinner, tifoso milanista, che prima del match parla fitto con Cardinale. Il patron americano è stato di parola: tre presenze dal vivo su tre. Il suo ruolo è cambiato, dopo quattro anni a delegare. Ora agisce in prima persona. In autunno è però sempre più probabile l’arrivo di un capo dell’area sportiva. Serve. Dopo il sentito applauso per ricordare Franco Baresi da parte dei tifosi di casa, che non hanno mai dimenticato quando il 7 marzo 1990 il capitano rossonero sfidò i divieti delle autorità belghe e depose 39 rose rosse sotto la Curva Z dell’Heysel, l’avvio è a ritmi alti. La linea Orsato è chiara e piace : l’arbitro Mariani fischia poco o niente. Maignan para due volte. Meglio la Juve, che a inizio ripresa centra un palo con Conceiçao . Amorim è una furia, male anche Rabiot. Al posto dei deludenti Moreira e Saelemaekers entrano Chukwueze e Cissé, che cambiano la partita: lancio illuminante del nigeriano a tagliare il campo, stop e destro nell’angolino del ragazzino di Treviso. Energia pura. Decisiva la palla persa da Kolo Muani a metà campo. Woltemade è la prima carta della disperazione . La seconda, calata negli ultimi istanti, quando lo Stadium inizia a fischiare, è Gatti centravanti. Funziona. Juventus e Milan salgono a 7 punti. Dopo tre partite, non è male. Ma c’è molto da fare.