Alessandro Ballan non voleva che la figlia Azzurra andasse in bici. «È vero, non la immaginavo ciclista ma più dentro un palasport... Da padre poi pensavo alla marea di pericoli che si corrono per strada. Però lei ha sempre voluto salire in sella, a 8 anni ci ha convinti e io ho dovuto mollare». Di padre in figlia, Azzurra ha appena riportato una medaglia internazionale nella bacheca di casa. Oro juniores nella prova in linea agli Europei di ciclismo. Il traguardo a Sencur, in Slovenia, a quasi 600 km da quella Varese in cui 18 anni fa papà Alessandro, con una straordinaria «sparata» da finisseur, diventava campione del mondo su strada, tuttora l’ultimo re italiano iridato.  «Azzurra è più forte di me: è completa, va forte a cronometro , in volata e in salita». C’è una scena, dal film della gara di due giorni fa, che vale una cartolina: Azzurra sulla salita di Mozjanka e papà Alessandro, piazzatosi in quel punto lì, a gridarle consigli in diretta. «Cosa le ho detto? Di stare attenta alla curva a 300 metri dall’arrivo, abbastanza insidiosa, e di prenderla bene, meglio se in seconda posizione. È stata brava, perché stando un paio di metri davanti alle altre ha evitato ingorghi pericolosi e sfruttato la sua esplosività, che le permette di fare volate abbastanza lunghe». Nata a Castelfranco Veneto, studi all’istituto alberghiero e Van Aert e Mohoric a farle da ispirazione, Azzurra è stata protagonista di un’ottima annata con la Breganze Millenium. La ciliegina sull’oro in Slovenia è la firma fresca con l’Ag Insurance-Soudal, squadra belga attiva a livello Uci dal 2020, il cui vivaio l’attende a partire dalla prossima stagione. «Realizzo un sogno — le sue parole a tal proposito — dopo una vittoria europea cui quasi non non credevo…».  Segni particolari: Azzurra è nata nell’agosto 2008, un mese e mezzo prima che Ballan trionfasse a Varese. Lui, al telefono dalla Slovenia , dove oggi Azzurra cercherà un’altra medaglia nella Mixed relay, racconta: «Molto più bella la vittoria di Azzurra, a livello personale, perché al Mondiale di Varese ero in trance agonistica. Non mi godetti il momento». Dietro l’oro della figlia in Slovenia c’è anche tanta intelligenza tattica. «È stata furba — fa Alessandro — perché sapeva di non essere forte come le favorite in salita, per evitare di trovarsi staccata nel finale ha voluto anticipare e inserirsi nel gruppetto in fuga. Non è mai facile interpretare le gare, lei si è presa un rischio e ha avuto ragione». Lei, Azzurra, che ricorda a Ballan i tempi dei Giochi di Pechino: «È nata nei giorni dell’Olimpiade. Io ero nella lista per andarci, rischiavo di non poter assistere al parto, poi non sono partito per la Cina ma il nome ci piaceva lo stesso e a Varese portò bene…». Professionista fra 2004 e 2016, un Fiandre vinto nel 2007, Ballan si è preso una giornata di «libertà», dopo l’impresa di Azzurra, e confida che «mi sta colpendo non solo Lubiana ma tutta la Slovenia. Asfalti bellissimi, bike-line che accompagnano i ciclisti nei loro spostamenti, tutto molto più curato rispetto a noi. Respiro anche un’atmosfera più tranquilla e meno stressata».  Sposato con Daniela, Ballan ha anche un’altra figlia, Stella, 20 anni, che pratica beach-volley. Azzurra, identica al padre anche nel sorriso, incarna il verbo dei pedali trasmesso alla nuova generazione. «Fin da quando ero piccolina — ha raccontato lei — chiedevo a papà di poter correre in bici. Mi ha sempre indirizzata verso altri sport come la ginnastica artistica, il pattinaggio, l’equitazione. Ma alla fine ha ceduto ». Dice Alessandro: «Anche in questo ha avuto ragione lei…».