È la seconda persona individuata in 43 anni presente sulla scena del caso Orlandi-Gregori . Una donna, oggi oltre i 60 anni, che nel 1983 si prestò, quasi certamente senza essere consapevole della gravità dell'azione, a registrare un messaggio audio di rivendicazione del sequestro delle due quindicenni, spedito dagli Stati Uniti. Gabriella Boggiani, apprezzata insegnante di pilates a Roma, all'epoca era amica di Marco Accetti , il fotografo-regista romano  reo confesso e di recente indagato (per la seconda volta) dalla Procura, date le molte evidenze della sua partecipazione ai fatti, in primis l'essere stato uno dei telefonisti. La commissione parlamentare d'inchiesta sulle scomparse di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori (1983), dopo avere messo sotto torchio lo stesso Accetti (per sette ore) e l'ex fidanzata Patrizia De Benedetti, ha convocato Gabriella Boggiani per giovedì 24 settembre alle 13:30 a Palazzo San Macuto. Segno che l'organismo d'indagine, dotato degli stessi poteri della magistratura, ritiene necessario approfondire le relazioni del sospettato n. 1 (qui il cosiddetto « cerchio magico » di Accetti), a partire proprio dal coinvolgimento della donna nella registrazione di quel vocale.  La chiamata in correità della vecchia amica da parte dell'«uomo nero» dell' affaire Orlandi-Gregori è recente. Nel primo memoriale , quello del 2013, consegnato assieme al flauto oggi sottoposto a ulteriori rilievi dal Ris dei carabinieri, Accetti non fece cenno a Gabriella. Ha iniziato a tirarla in ballo negli interrogatori a cui è stato sottoposto nell'ambito di un' inchiesta collegata , quella sul delitto di Katy Skerl (gennaio 1984), fino a che nel 2023 il pm titolare, Erminio Amelio,  ha convocato direttamente Gabriella Boggiani e ottenuto la sofferta confessione. La testimone sentita in qualità di persona informata sui fatti (tale è ancora, non essendo mai stata indagata) ha ammesso di essere stata lei a registrare nell'autunno 1983 uno degli audio inviati da Boston  per chiedere lo scambio di Emanuela e Mirella con Ali Agca, l’attentatore di Giovanni Paolo II, e di averlo fatto su richiesta di Accetti. Ma ha anche precisato di non essere stata minimamente consapevole di ciò che stava facendo e della sua gravità. «La voce di quel messaggio è mia, ma pensai a un gioco, uno  scherzo . Non sapevo che il messaggio che mi fu fatto recitare era realmente legato alla vicenda Orlandi» Si trova dunque in una condizione delicata e paradossale , la signora Boggiani. Dopo aver seguito da sempre le sue passioni legate alla ricerca di un sano equilibrio di vita, è stata catapultata nel giallo più inquietante e torbido del secondo Novecento , che coinvolge le istituzioni italiane e vaticane da quasi mezzo secolo, addirittura nel ruolo di complice del «grande regista» del depistaggio, nonché possibili adescatore di Emanuela e Mirella. Il tutto per una registrazione a lei chiesta da Marco Accetti pochi mesi dopo la doppia scomparsa : è vero che nel prestare la sua voce Gabriella non sospettò neppure per un momento che il suo amico avesse a che fare con il giallo della ragazzine sparite? È su questo che i parlamentari della Bicamerale si aspettano risposte definitive. Boggiani tuttora insegna pilates a Roma , sulla base di un ricco curriculum con varie specializzazioni ottenute dopo il diploma Isef, come quelle in tecniche di chinesiologia pre e post parto , aerobica, ergonometria posturale e pilates per la scoliosi. La comunicazione per la quale la testimone è finita nei guai è una delle quattro  rivendicazioni  inviate da Boston a partire dall'ottobre 1983 dagli stessi rapitori, come dimostrato da una perizia, che avevano già dato prova del possesso di Emanuela e Mirella.  Il nastro audio era nel plico arrivato a Roma il 6 dicembre di quell'anno . Una voce femminile - oggi individuata in quella di Gabriella Boggiani - legge un comunicato fingendo un'inflessione straniera, anglofona. Il testo , sconclusionato e in più parti incomprensibile, rimanda ai precedenti messaggi (scritti) del Fronte Turkesh e (scritti e telefonici) dell'«Americano»-Marco Accetti , con i quali si chiedeva lo scambio tra l'attentatore del Papa e le  quindicenni.  Ecco le parole esatte: «Imminente scarcerazione e consegna di un detenuto associato questo carcere statunitense… Trattative con funzionari statunitensi… Ci troviamo a sospingere la programmazione per il 1/5/84 (qui si allude forse a uno spostamento in avanti dell'ultimatum, ndr ), riservandoci la possibilità di restaurare una nuova data di inizio e trasferimento in territorio statunitense della nostra volontà di scarcerazione e consegna dei detenuti Mehmet Ali Agca, Celebi e Bagci Omar (altri due imputati per l'attentato, ndr )». E ancora, in chiusura, una fumosa accusa all'Occidente: «Coscienti degli interessi e volontà del governo statunitense e… Vaticano dell’uso propagandistico nei confronti di determinati Stati europei (qui si fa forse riferimento alla Polonia sostenuta da Karol Wojtyla, ndr )… Trasferimento del detenuto Mehmet Ali Agca...»  L'apparente illogicità dei testi inviati da Boston, ha spiegato Accetti nel memoriale del 2013, era voluta, per fare sì che il gruppo nel quale fu ingaggiato non venisse preso sul serio, e le trattative con ambienti vaticani sotto ricatto potessero proseguire con tranquillità. Le rivendicazioni inviate dal Massachusetts, oltre al vocale, furono quattro scritte, tutte scritte a penna, in corsivo.  Il destinatario fu sempre il giornalista statunitense dell'emittente Cbs, Richard Roth. Una perizia grafologica disposta ad hoc dimostrò che a scrivere i testi era stata la stessa mano (presumibilmente femminile, Accetti si avvaleva per lo più di amiche giovanissime), che aveva vergato i messaggi precedenti , dell'estate 1983, il cui ritrovamento era stato annunciato da telefonate dell'«Americano».  Oggi, con una dozzina di anni di ritardo rispetto alla prima inchiesta 2013-2015 archiviata su impulso dell'allora procuratore Giuseppe Pignatone, si torna a parlarne. Ma stavolta il cerchio sembra chiudersi,  e l'intrigo si fa finalmente più nitido, assumendo i contorni di un iniziale «gioco tra ragazzi» poi deragliato in un doppio crimine atroce, grazie all'audizione di Gabriella Boggiani.  PS. Giovedì 24 settembre, a seguire, la commissione parlamentare d'inchiesta ha in programma anche l'audizione dell'ex gendarme vaticano Raoul Bonarelli , inizialmente convocato ai primi di settembre. Una testimonianza pure questa fondamentale, che lega tra loro i casi Orlandi e Gregori.  (fperonaci@rcs.it)