«Prima di morire vorrei sapere perché Marco Accetti ha ucciso mio figlio, io non voglio quest'uomo in carcere, ma vorrei sapere il perché, mio marito è morto senza saperlo». Maria Laura Bulanti , la madre di Josè Garramon, il ragazzino uruguyano di 12 anni investito mortalmente dal reo confesso e attuale indagato del caso Orlandi-Gregori nella pineta di Castel Fusano nel 1983, davanti alla Commissione bicamerale ha raccontato importanti retroscena. La mamma di Josè nell'audizione di martedì 15 settembre ha riferito per la prima volta di un suo colloquio con la magistrata Simona Maisto , titolare della seconda inchiesta 2008-2015 assieme al collega Giancarlo Capaldo, la quale in un incontro avvenuto circa 12 anni fa le avrebbe detto: « Non possiamo processare due volte Accetti (per il principio invalicabile del ne bis in idem , essendo il fotografo romano già stato condannato in via definitiva, ndr), ma lui ci porterà alle due ragazze ». La novità ha un certo rilievo, in quanto cade nella fase in cui la Procura di Roma, nella persona del pm Stefano D'Arma , ha nuovamente posto il controverso personaggio sotto indagine per duplice sequestro di persona . Nei giorni scorsi il Ris dei carabinieri ha preso in consegna il flauto che lo stesso Accetti consegnò alla Procura nel 2013, per svolgere nuovi rilievi in cerca . Segno che i precedenti accertamenti, conclusi dall'archiviazione del 2015, non vengono considerati esaustivi. Si confida forse in una novità clamorosa , il ritrovamento nello strumento musicale del dna di Emanuela, che incastrerebbe definitivamente l'indagato? In ogni caso, la posizione di Accetti non è mai stata così in bilico. Nei mesi scorsi sono circolate anche voci di un possibile arresto. Dopo essere stato considerato da molti, per anni, «un mitomane», ora è il sospettato n. 1. Lo stesso Pietro Orlandi, modificando suoi precedenti giudizi, lo ritiene coinvolto «perlomeno come manovalanza» e si augura che le indagini non si fermino a lui ma procedano a salire, verso complici e mandanti. E adesso, a supporto di questo scenario, arriva la sibillina frase riferita dalla signora Garramon. Cosa intendeva dire la pm Simona Maisto, nel frattempo deceduta, nel 2022, in circostanze anomale (il crollo dell'ascensore in cui si trovava a Piazzale Clodio)? «Lui ci porterà alle ragazze», fanno presente fonti qualificate in Procura, è una frase che va intesa come ragionevole certezza da parte della magistrata del coinvolgimento di Accetti nel doppio rapimento delle quindicenni , avvenuto alcuni mesi prima dell'omicidio Garramon, e come consapevolezza di aver già acquisito indizi robusti. Analogamente la pensava il collega Giancarlo Capaldo , che in una lettera inviato al suo capo Pignatone nel 2015 espresse la netta contrarietà all'archiviazione, elencando i numerosi elementi investigativi raccolti e giungendo a non escludere che Accetti fosse «un serial killer». Un'altra novità dell'audizione dell'altra sera riguarda la presenza dell'attuale indagato sulla soglia di casa della sua vittima , qualche tempo prima che il piccolo Josè vensse travolto in pineta, il 21 dicembre 1983. «Ho visto Marco Accetti a Chi l'ha visto e ho detto, ma è questo il prete! Lo posso giurare», ha dichiarato Maria Laura Bulanti davanti alla Commissione. La donna ha ricostruito come abbia riconosciuto in Accetti l'uomo che si presentò vestito da prete alla porta di casa sua all'Eur , prima di Natale, per una presunta benedizione natalizia. A suo giudizio, si trattava di un finto sacerdote. Circostanza verosimile, in quanto Marco Accetti, come dimostrano le foto qui sopra, era solito travestirsi, possedeva tonache ed era già stato fotografato in abiti da sacerdote in una manifestazione contro il riarmo, a Roma. E infine, a proposito di rivelazioni, eccone un'altra. In commissione è stato confermato che la famiglia Garramon (trasferita a Roma per il lavoro del padre, ma residente in Centro America) a Montevideo, in Uruguay, era vicina di casa di Licio Gelli, il capo della P2. «Come non aver sentito il nome del padrone del Paese? Aveva la casa accanto a mia suocera» , ha specificato Maria Laura Bulanti, salvo aggiungere: «Non l'ho mai incontrato, per fortuna». A rivolgerle la domanda su Gelli era stato il deputato pd Gianni Cuperlo , evidentemente incuriosito dagli infiniti e inquietanti rimandi del triplice giallo Orlandi-Gregori-Garramon. Fu il lavoro del papà di Josè, Carlos Garramon, alto funzionario dell’ Ifad , l’agenzia delle Nazioni Unite specializzata in progetti agricoli , a porre sul figlio in pericolo? Di certo non si trattò di un incidente stradale privo di retroscena: non è mai stato spiegato, ad esempio, come Josè, uscito dal barbiere all'Eur attorno alle 18:30, finì poco dopo, nel buio dell'inverno, nella pineta distante circa venti chilometri in cui fu investito dal furgone di Accetti. Carlos Garramon è morto da qualche anno . In passato è stata sua moglie, più che lui, a farsi carico della battaglia per la verità. La signora Bulanti, oltre a chiedere che Accetti e gli eventuali suoi complici venissero messi alle strette, ha delineato un possibile movente: Josè assassinato volontariamente (e non vittima di un incidente) nell'ambito di un sorta di vendetta trasversale , per colpire il padre, fermo oppositore delle dittature in America Latina. «Mio figlio vittima del Piano Condor», disse la donna in un'intervista al Corriere . Un tema di cui però i 40 deputati e senatori della commissione bicamerale non sarebbero orientati a occuparsi, anche perché, secondo indiscrezioni, la maggioranza di centrodestra (presidente Fabio Roscani, Fd'I ) intende interrompere i lavori in anticipo, entro il mese di ottobre, e non alla scadenza della legislatura. (fperonaci@rcs.it)
Caso Orlandi-Gregori, la madre del 12enne investito da Accetti rivela: «La pm mi disse: "Lui ci porterà alle due ragazze"»
«Prima di morire vorrei sapere perché Marco Accetti ha ucciso mio figlio, io non voglio quest'uomo in carcere, ma vorrei sapere il perché, mio marito è morto senza saperlo». Maria Laura Bulanti , la madre di Josè Garramon, il ragazzino uruguyano di 12 anni investito mortalmente dal reo confesso e attuale indagato del caso Orlandi-Gregori nella pineta di Castel Fusano nel 1983, davanti alla Commissione bicamerale ha raccontato importanti retroscena. La mamma di Josè nell'audizione di martedì 15 settembre ha riferito per la prima volta di un suo colloquio con la magistrata Simona Maisto , titolare della seconda inchiesta 2008-2015 assieme al collega Giancarlo Capaldo, la quale in un incontro avvenuto circa 12 anni fa le avrebbe detto: « Non possiamo processare due volte Accetti (per il principio invalicabile del ne bis in idem , essendo il fotografo romano già stato condannato in via definitiva, ndr), ma lui ci porterà alle due ragazze ». La novità ha un certo rilievo, in quanto cade nella fase in cui la Procura di Roma, nella persona del pm Stefano D'Arma , ha nuovamente posto il controverso personaggio sotto indagine per duplice sequestro di persona . Nei giorni scorsi il Ris dei carabinieri ha preso in consegna il flauto che lo stesso Accetti consegnò alla Procura nel 2013, per svolgere nuovi rilievi in cerca . Segno che i precedenti accertamenti, conclusi dall'archiviazione del 2015, non vengono considerati esaustivi. Si confida forse in una novità clamorosa , il ritrovamento nello strumento musicale del dna di Emanuela, che incastrerebbe definitivamente l'indagato? In ogni caso, la posizione di Accetti non è mai stata così in bilico. Nei mesi scorsi sono circolate anche voci di un possibile arresto. Dopo essere stato considerato da molti, per anni, «un mitomane», ora è il sospettato n. 1. Lo stesso Pietro Orlandi, modificando suoi precedenti giudizi, lo ritiene coinvolto «perlomeno come manovalanza» e si augura che le indagini non si fermino a lui ma procedano a salire, verso complici e mandanti. E adesso, a supporto di questo scenario, arriva la sibillina frase riferita dalla signora Garramon. Cosa intendeva dire la pm Simona Maisto, nel frattempo deceduta, nel 2022, in circostanze anomale (il crollo dell'ascensore in cui si trovava a Piazzale Clodio)? «Lui ci porterà alle ragazze», fanno presente fonti qualificate in Procura, è una frase che va intesa come ragionevole certezza da parte della magistrata del coinvolgimento di Accetti nel doppio rapimento delle quindicenni , avvenuto alcuni mesi prima dell'omicidio Garramon, e come consapevolezza di aver già acquisito indizi robusti. Analogamente la pensava il collega Giancarlo Capaldo , che in una lettera inviato al suo capo Pignatone nel 2015 espresse la netta contrarietà all'archiviazione, elencando i numerosi elementi investigativi raccolti e giungendo a non escludere che Accetti fosse «un serial killer». Un'altra novità dell'audizione dell'altra sera riguarda la presenza dell'attuale indagato sulla soglia di casa della sua vittima , qualche tempo prima che il piccolo Josè vensse travolto in pineta, il 21 dicembre 1983. «Ho visto Marco Accetti a Chi l'ha visto e ho detto, ma è questo il prete! Lo posso giurare», ha dichiarato Maria Laura Bulanti davanti alla Commissione. La donna ha ricostruito come abbia riconosciuto in Accetti l'uomo che si presentò vestito da prete alla porta di casa sua all'Eur , prima di Natale, per una presunta benedizione natalizia. A suo giudizio, si trattava di un finto sacerdote. Circostanza verosimile, in quanto Marco Accetti, come dimostrano le foto qui sopra, era solito travestirsi, possedeva tonache ed era già stato fotografato in abiti da sacerdote in una manifestazione contro il riarmo, a Roma. E infine, a proposito di rivelazioni, eccone un'altra. In commissione è stato confermato che la famiglia Garramon (trasferita a Roma per il lavoro del padre, ma residente in Centro America) a Montevideo, in Uruguay, era vicina di casa di Licio Gelli, il capo della P2. «Come non aver sentito il nome del padrone del Paese? Aveva la casa accanto a mia suocera» , ha specificato Maria Laura Bulanti, salvo aggiungere: «Non l'ho mai incontrato, per fortuna». A rivolgerle la domanda su Gelli era stato il deputato pd Gianni Cuperlo , evidentemente incuriosito dagli infiniti e inquietanti rimandi del triplice giallo Orlandi-Gregori-Garramon. Fu il lavoro del papà di Josè, Carlos Garramon, alto funzionario dell’ Ifad , l’agenzia delle Nazioni Unite specializzata in progetti agricoli , a porre sul figlio in pericolo? Di certo non si trattò di un incidente stradale privo di retroscena: non è mai stato spiegato, ad esempio, come Josè, uscito dal barbiere all'Eur attorno alle 18:30, finì poco dopo, nel buio dell'inverno, nella pineta distante circa venti chilometri in cui fu investito dal furgone di Accetti. Carlos Garramon è morto da qualche anno . In passato è stata sua moglie, più che lui, a farsi carico della battaglia per la verità. La signora Bulanti, oltre a chiedere che Accetti e gli eventuali suoi complici venissero messi alle strette, ha delineato un possibile movente: Josè assassinato volontariamente (e non vittima di un incidente) nell'ambito di un sorta di vendetta trasversale , per colpire il padre, fermo oppositore delle dittature in America Latina. «Mio figlio vittima del Piano Condor», disse la donna in un'intervista al Corriere . Un tema di cui però i 40 deputati e senatori della commissione bicamerale non sarebbero orientati a occuparsi, anche perché, secondo indiscrezioni, la maggioranza di centrodestra (presidente Fabio Roscani, Fd'I ) intende interrompere i lavori in anticipo, entro il mese di ottobre, e non alla scadenza della legislatura. (fperonaci@rcs.it)

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