«Si vuole fare un Garlasco 2, faremo il possibile per evitarlo». Finita l’udienza durata tutta la mattinata, lunedì 5 ottobre, gli avvocati Andrea Pezzotta ed Enrico Pelillo mettono le mani avanti e anticipano le intenzioni. Assistono Fulvio Gambirasio e Maura Panarese, i genitori di Yara, uccisa a 13 anni, 16 anni fa (26 novembre 2020), a Brembate Sopra. Davanti alla Corte d’Assise della presidente Patrizia Ingrascì, con il pm Letizia Ruggeri, hanno appena discusso, opponendosi, la richiesta dei difensori di Massimo Bossetti, Claudio Salvagni e Paolo Camporini , di effettuare nuove analisi sui reperti dell’indagine. Bossetti, che il 28 ottobre compirà 56 anni nel carcere di Bollate da dove è in videocollegamento, è stato condannato all’ergastolo in via definitiva nel 2018. Passano quattro ore e il presagio dei legali dei Gambirasio viene superato, almeno per ora, dalla decisione della Corte: no a nuove analisi e all’accesso a ulteriore documentazione  relativa agli accertamenti del Ris. Cosa accadrà era prevedibile: « Abbiamo fatto otto ricorsi, faremo assolutamente il nono », anticipa Salvagni a stretto giro, dopo la decisione della Corte. La richiesta sua e di Camporini era articolata. Ma da sempre è evidente un nodo centrale, se puntano a chiedere la revisione del processo. Non è possibile, e nemmeno l’hanno mai fatto i difensori, contestare la corrispondenza tra il Dna di Ignoto 1 e quello di Bossetti. Si tratta di confrontare due tabelle di coppie di numeri, che corrispondono.  Gli avvocati lo sanno ed è per questo motivo che puntano all’origine, al Dna di Ignoto 1 estratto dagli slip e dai leggings di Yara. Fu fatto senza la loro partecipazione alle analisi perché all’epoca nemmeno si sapeva dell’esistenza di Bossetti; si risalì a lui quattro anni dopo, a ritroso. Si arriva così ai dubbi sollevati dai difensori sulla traccia 31G20 sugli slip, la principale ma non la sola. Si tratta di uno dei quadratini di tessuto ispezionati a mo’ di griglia. Con il loro consulente genetista Marzio Capra, i legali di Bossetti sostengono che il Dna non possa essere stato estratto da quel tessuto perché la prima (di 18) analisi del 3 maggio 2011 è alle 9.17, mentre alle 10.59 nelle carte c’è una foto del tassello su cui è stata effettuata l’estrazione del Dna. Non può essere, sostengono loro, perché con l’analisi la stoffa viene distrutta. Gli orari possono essere un problema di taratura della macchina fotografica, ha ipotizzato il pm in aula. « È una traccia su 22 diverse da cui emerge sempre Bossetti», è l’obiezione di Pelillo e Pezzotta. Un argomento che la Corte ha fatto proprio, ritenendo inutile la documentazione chiesta sul campione 31G20 perché Ignoto 1, alias Bossetti, « è emerso in più punti degli indumenti di Yara». Il sospetto degli avvocati del muratore non ha «nessun valore», né esiste «nessun dubbio» sulla presenza del Dna di Bossetti.  Alla luce delle nuove tecniche, i difensori hanno sostenuto si possano effettuare altre analisi, anche alla ricerca di tracce latenti o del liquido seminale sulla felpa e sul giubbino (per il Ris i test erano negativi, per il consulente Capra 5 sono positivi) di Yara. Nella sua relazione, Capra ha citato il caso Garlasco. Per la Corte se anche, in ipotesi, emergessero ulteriori tracce o profili genetici diversi da quello di Bossetti, non sarebbero «decisivi» perché non modificherebbero la sostanza del quadro complessivo che ha portato alla condanna. A margine dell'udienza, alla domanda dei giornalisti su «che cosa dice la famiglia di Yara?», gli avvocati che assistono Maura e Fulvio hanno risposto: «Come sempre, silenzio assoluto». I genitori della tredicenne, che oggi sarebbe una giovane donna, sono sempre rimasti discreti, continuando a dare un sogno nello sport o nella musica a ragazzini e ragazzine con l'associazione La passione di Yara.