È il voto finale: Galeazzo Bignami, capogruppo di FdI alla Camera, è sicuro che stavolta non ci saranno sorprese sulla legge elettorale ? «Sono convinto che nella maggioranza ci sia piena condivisione su una legge giusta, che consentirà di votare la coalizione, il programma, la proposta di presidente del Consiglio e — dopo oltre 30 anni — di scegliere anche i parlamentari». E quindi? «Chi riteneva fosse fatta ad uso e consumo di qualcuno è stato smentito. Penso che se ne sia accorta anche la sinistra perché le pregiudiziali sono state respinte con numeri più ampi d i quelli della nostra coalizione». Neppure un brivido per i malumori nella maggioranza ? «Non ne riscontro. Il clima è sereno. È un problema più della sinistra che infonde dubbi e sospetti. Ma se si legge, si vede che è una legge giusta, fatta per la nazione, apprezzata anche da esponenti di sinistra e di cui FdI può andare orgogliosa». Non avverte nemmeno l’ansia di chi teme minori occasioni di riconferma? «Da capogruppo posso dire che tutti i deputati di FdI hanno lavorato nella maniera più utile e preziosa. Non ci sono dubbi che verranno ricandidati tutti». Allora stavolta non controllerete dall’alto chi vota? « Nessun controllo , l’unico è quello che ciascuno farà votando». Riccardo Magi è ancora in sciopero della fame . La soglia di firme richieste per le nuove formazioni non è troppo alta? «Noi riteniamo di no. Fa sorridere poi che chi lo eccepisce per le candidature, al proprio interno esiga una soglia maggiore». A chi si riferisce? «Il Pd ai sindaci che si vogliono candidare per le primarie chiede il 15% delle firme dell’intero corpo elettorale». L’opposizione lamenta che non avete accolto modifiche. «In realtà siamo alla terza versione del testo, che ha accolto obiezioni formulate durante le audizioni dei costituzionalisti: ad esempio è stata rivista la soglia di maggioranza». Il premio di maggioranza è rimasto 70 deputati e 35 senatori . Non è «abnorme»? «Ho sentito il capogruppo del Pd Francesco Boccia definirlo così. Ma era lui che ha votato l’Italicum che alla Camera ne prevedeva 93 o il fratello gemello? Se questo è abnorme, quello cos’era, abnormissimo?» Escludete modifiche successive sulle firme o altro? «Vedremo. La Corte Costituzionale c’è per questo. Noi siamo convinti che l’impianto sia solido. E le eccezioni, se ci saranno, potrebbero limitarsi ad aspetti non centrali». Il premio di maggioranza però sarebbe centrale... «La sentenza della Consulta sull’Italicum già stabilì che il rispetto della soglia del 40% oltre il quale far scattare il premio non era illogica. Noi l’abbiamo alzata al 42%». Pensa che la Consulta riesca a fare in tempo a pronunciarsi prima del voto? «I tempi tecnici sono stretti, ma credo non sia impossibile». Non temete un intervento? «No. Siamo sicuri di aver fatto una legge che coniuga governabilità e rappresentatività». L’opposizione denuncia che non c’è equilibrio di genere. I capilista potrebbero essere tutti uomini. «Oppure tutte donne. Noi abbiamo un premier donna. Non cogliamo la distinzione a monte, che comunque trova un temperamento nel fatto che la lista rispetta l’alternanza nella composizione e nella posizione in lista». Si vota a maggio, come ha detto il suo collega Malan? «Si vota a scadenza, la maggioranza è solida. Meloni ha sovvertito i pronostici con il record di longevità del governo. Non vedo motivi per chiudere prima». Perché poi Malan ha smentito? È stato redarguito? «Quella risposta era frutto di una considerazione articolata, ha reso esplicito quello che da tempo diciamo: si va a scadenza naturale ». In caso di approvazione, cosa farete subito dopo? «Votiamo lo scostamento di bilancio e poi c’è il ddl sull’antisemitismo . Spiace che per questioni logistiche non si sia riusciti ad approvarlo il 7 ottobre, sarebbe stato un bel segnale. È un testo solido e giusto: rispettiamo i dibattiti interni ai partiti, ma non capisco le eccezioni di chi — come Elly Schlein — ha votato l’Ihra al Parlamento europeo e ora critica quel riferimento nella legge».